mercoledì 2 aprile 2008

Notizie riguardanti i sentieri della Conca d’Ampezzo (marzo 2008)

Pubblichiamo alcune informazioni del CAI Cortina relative a sentieri del territorio riportati a migliore percorribilità, a raccordi rinnovati per usufruire al meglio di collegamenti importanti, ad una più completa numerazione degli stessi ed a tratti cancellati. Gli appassionati potranno correggere le carte topografiche e le guide in loro possesso, in attesa degli aggiornamenti delle case editrici specializzate.

VERSANTE FALORIA
Sentiero n. 214: non parte più da Fraina, ma dall'ex “Cà dei Nani” (sent. 220). Lungo una strada forestale passa sopra l’Hotel Cristallo e arriva a Fraina, proseguendo per Mondeserto e Val Orita.
ZONA CRISTALLO
Sentiero n. 209, fra Passo Tre Croci e Valbona: è stato segnalato e sistemato il tratto ad E del Passo Tre Croci, che dall'innesto con il 215 percorre un pascolo e, attraversato il fosso anticarro, scende collegandosi con la strada forestale che porta a Valbona ed evitando completamente di camminare lungo la strada asfaltata;
Sentiero n. 206: dall’attraversamento della strada provinciale il sentiero devia a sinistra e passa per il Brite de Larieto, per poi riprendere la salita verso Po Pontió;
Sentiero n. 222: nel tratto a S della Forcella di Popena (ruderi dell’ex Rifugio Popena), la salita è stata facilitata, deviando il sentiero sulle rocce con posa di passerelle di legno; con lo stesso numero 222 é stata segnalata la strada forestale che dai pressi del Ponte Rudavoi, passando per Pousa Comuna, scende a Valbona lungo il tracciato che collegava Valbona a Misurina in destra orografica dell’Ansiei;
Sentiero n. 224: da Ruvieta - Cason dei Cazadore in Pousa Marza all'innesto con il 222, la numerazione è piuttosto recente;
Sentiero n. 221: dal Passo Tre Croci per Col da Varda verso il Passo del Cristallo, si stacca dal 203 a circa 250 m. dal Passo Tre Croci. E’ stata eliminata la scorciatoia che saliva direttamente dal Passo Tre Croci, e il sentiero è segnalato fino a Col da Varda;
Sentiero n. 218, che dal Casello di Fiames dell’ex Ferrovia traversa sotto il Campanile Dimai ed il Pomagagnon, e s’innesta col 211: conviene seguirlo dall'Hotel Fiames, imboccare il sentiero per la Via ferrata Strobel fino all’ex Ferrovia e proseguire verso Cortina fino al Casello di Fiames, ove inizia il 218. Variante: dal deposito del gas di La Vera (vecchio sentiero d’attacco per la Via Dimai sulla “Paré”) si sale verso il Campanile Dimai fino ad immettersi nel sentiero che proviene dal Casello di Fiames; il 218 è generalmente percorso in discesa, come rientro dalla Punta Fiames;
Forcella Verde: non devono essere considerati percorribili i sentieri che permettevano in passato di scendere ad O di Forcella Verde verso Ospitale, ancora segnati nelle vecchie carte topografiche. Le tracce, molto evidenti al centro del ghiaione, portano, infatti, a perdersi molto in basso in un canale franato. Anche la traccia più recente che si prendeva scendendo a destra del ghiaione, presso il primo evidente cirmolo che faceva da punto di riferimento, è stata abbandonata. Si raccomanda di scendere per Val Prà del Vecia verso Cimabanche, sul sentiero rinnovato di recente, più sicuro;
ZONA CRODA ROSSA
Sentiero s.n.: dal 28 a Forcella Cocodain, una scorciatoia scende in direzione SO collegandosi al 26, a monte del Lago Gran de Foses. Non segnalato, ma evidente e senza problemi;
Sentiero n, 418: dal parcheggio di Sant’Uberto (vicino al deposito rifiuti), una strada forestale scende diagonalmente fino alla strettoia del Boite, dove un nuovo ponte permette l’attraversamento per raggiungere l’inizio della salita verso Costa dei Sié. Raggiunta Antruiles, si prosegue verso Ra Ruoibes, si sale a N del Taé fino alla cengia del Col Bechei, che si percorre in quota oltrepassando il confine con Marebbe e scendendo poi al Lago di Limo.
ZONA TOFANA
Sentiero n, 405: sale da Pié Tofana al Rif. Duca d’Aosta, poi scende lungo la strada fino a Pocol de ra Crosc e Fedarola, passando per Maiorera. Nel tratto finale segue la strada del tracciato dell’acquedotto, che porta alla sommità delle Pale di Rumerlo e a Pié Tofana;
Sentiero n, 408: sale da Pian de ra Spines per Val Fiorenza al Passo Posporcora. Scende poi verso il Ponte dei Cadoris fino al ponte sul Ru de Ra Vales; appena prima, a destra, inizia la scorciatoia che termina nei pressi del Ponte Outo;
Sentiero n, 429: da Volpera (distacco dal 428) per Sote Crepa raggiunge il Belvedere di Crepa. Passa nei pressi dell’Ossario, prosegue lungo il crinale N, scende in una spaccatura con alcuni scalini di legno alla base delle rocce, e da qui alla Crosc de Ester sulla strada “d’Inpocrepa”.
ZONA TOFANA – CRODA DA LAGO
Sentiero n, 406: dai pressi di Pié Tofana (Costaza) passa per Col Taron, Vervei e appena dopo il lago artificiale scende a sin., traversando la Strada Provinciale, ed imbocca la strada militare che scende a Sote i Redonesc (Pezié de Parù). Da qui traversa la strada del Passo Giau e il Rio Costeana, a sin. per strada forestale porta al Cason de Crosc del Macaron, prosegue sempre su strada forestale e circa in quota raggiunge la strada da Campo a Croda da Lago (432).
ZONA LAGAZUOI
Sentiero 1020 (ex 20b): è stata cancellata la bretella che, a breve distanza dall'ex Biv. Della Chiesa (versante O), si staccava dal sentiero che porta a Forc. Lagazuoi e scende più direttamente verso il Lago di Lagazuoi; il susseguirsi di frane lo ha reso impercorribile, e si è deciso di abbandonarlo, vista l'esistenza di comoda alternativa innestandosi sul 20.
ZONA FALZAREGO
Sentiero n. 424, dal Rifugio Valparola - Forte intrà i Sasc - Passo Falzarego - Ristorante da Strobel - Pian dei Menis - Bai de Dones - Cianzopè - Peziè de Parù – Ra Sapada - Ciou del Conte. E’ stato ripristinato e numerato questo tragitto, che permette di scendere dal Rifugio Valparola a Cortina percorrendo unicamente sentieri. Giunti a Cianzopè, si segue brevemente la strada asfaltata che porta al Rifugio Cinque Torri, per poi scendere a Peziè de Parù.
ZONA FALZAREGO – CASTELLO DI ANDRAZ
Sentiero s.n.: dal 424, 150 m. ca. a NO del Passo Falzarego, scende ai Piani di Falzarego e raggiunge il Castello d'Andraz, con un percorso riscoperto, ripristinato e segnalato con tabelle e segnavia.
ZONA CINQUE TORRI
Sentiero n. 425: dal 424, 300 m. ca. ad E del Lago de Bai de Dones, sale per il Valon Scuro – Landries - strada asfaltata per Cinque Torri - trincee - Rifugio Scoiattoli. E’ segnalato, mancano i numeri;
Sentiero s.n.: dal Rifugio 5 Torri, una comoda scorciatoia ben segnalata sale sotto la Torre Grande e porta al Rifugio Scoiattoli. Alla base della spaccatura a SO della Torre Grande, presso un rudere di guerra, si stacca a sin. il nuovo tratto iniziale del 443, che porta al Passo Giau, inizialmente sfrutta una vecchia strada militare e attraverso i prati, sul sentiero precedente, raggiunge loc. I Ronde. Può essere un'occasione per una breve passeggiata ad anello: Rifugio 5 Torri - Rifugio Scoiattoli - loc. i Ronde - Rifugio 5 Torri;
ZONA FALZAREGO - COL DEI BOS
Sentiero n. 423: dal Passo Falzarego o dal Ristorante Da Strobel, passa per gli Ospedalete sotto la Torre Falzarego, e s’innesta con il 402, che sale dal Cason de Rozes. La numerazione è recente e non riportata su molte carte;
Sentiero n. 402: un breve raccordo di circa 250 m. è stato segnato fra il piazzale di Rozes e il sottostante Ponte di Rozes, ove passa il 424. Sono state applicate le relative tabelle. Il tratto è utile per scendere a Cianzopè e Cortina, risalire verso Bai de Dones o alle Cinque Torri o raggiungere la partenza della Seggiovia;
ZONA GIAU NUVOLAU
Sentiero n. 438: già denominato "ferrata del Nuvolau". Sale staccandosi dal 443, che porta dal Passo Giau alle 5 Torri. La partenza del 438 è stata spostata di circa 300 m., in direzione 5 Torri, in località Forame (presso l'enorme, caratteristico masso quadrato) ed è debitamente segnalata con tabelle e segnavia. La necessità di avere carte e informazioni recenti è dimostrata dal fatto che escursionisti si avventurano ancora sul canalone della Gusela, dove esisteva un sentiero cancellato oltre 25 anni fa e sostituito da quello in oggetto.

Al CAI Cortina sono giunte molte segnalazioni di sentieri interrotti da schianti di piante dell'inverno 2007/2008. La Sezione, che gradisce sempre le segnalazioni di situazioni precarie dei sentieri e della segnaletica, farà il possibile per ripristinare la corretta percorribilità.
Per contatti: 348 8832895, cassetta postale c/o Sede - Via Marconi n. 18/a - 32043 Cortina, CAI Cortina - C.P. 239 - 32043 Cortina, Ufficio Guide Alpine.

Luciano Bernardi (grazie della collaborazione!)

martedì 25 marzo 2008

Buon 70°, Fessura Mazzorana!

A chi segue le date storiche dell’alpinismo, ricordo che all'inizio di settembre, ricorrerà il 70° compleanno di un itinerario di scalata molto conosciuto ed apprezzato dagli estimatori delle arrampicate di difficoltà classica, panoramiche e comode, su roccia solida e ben protetta, con una discesa veloce e un punto d’appoggio non distante.
La via in questione segue l’evidente fessura che solca la parete sud-est della Torre Wundt, perla dei Cadini di Misurina che s’innalza di fronte al Rifugio F.lli Fonda Savio, conquistata nel 1893 da Theodor von Wundt con le guide di Cortina Mansueto Barbaria e Giovanni Siorpaes . Scopritori del tracciato, svelato agli alpinisti il 7 settembre 1938, furono due personaggi che potevano essere padre e figlio. Capocordata era Piero Mazzorana (1910-1980), trasferitosi in giovane età da Longarone ad Auronzo e promosso guida nel 1936, all’epoca già noto per alcune belle realizzazioni. Secondo di cordata, invece, era il conte Sandro Del Torso di Udine (1883-1967), che – dopo avere scoperto la montagna in età matura - nel decennio fra il 1932 e il 1942 realizzò, in compagnia dei migliori alpinisti e guide dell’epoca (Comici, Maraini, Piaz), trentaquattro nuovi itinerari nelle Dolomiti, fino al sesto grado di difficoltà.
Nel 1938, Del Torso iscrisse nel suo carnet cinque nuove vie, e Mazzorana ne scoprì tre, fra le quali un’altra sulla parete della Wundt - parallela, più difficile ma non altrettanto nota della precedente -, aperta il 20 settembre con la cliente veneziana Ilde Scarpa. A distanza di settant’anni, la fessura sud-est della Torre Wundt è una scalata alla moda fra le più frequentate delle Dolomiti. Ciononostante merita una visita, perché offre una salita divertente su roccia molto salda, dove non servono chiodi perché il tracciato è ben attrezzato. La via segue una linea di fessure e camini che solca il settore centrale della parete, piegando in ultimo a sinistra per cenge e gradoni che escono in vetta da sud-ovest. Prima che qualcuno ripetesse la fessura, passarono quattro anni: la seconda salita, infatti, fu compiuta da Mario Pavesi e Cesare Carreri, di Mantova, - in licenza nelle Dolomiti prima di iniziare il corso ufficiali - il 14 agosto 1942. Altri quattordici anni passarono prima che qualcuno si aggiudicasse la prima invernale della via, compiuta da Bruno Baldi di Trieste con Sergio Scarpa, l’11 marzo 1956.
Chi scrive, che in gioventù si era molto affezionato a quella via, la salì per la prima volta nell’agosto 1981 e vi è poi ritornato in quasi venti occasioni, nell’arco di una dozzina d’anni. Il 7 settembre 1988, era pronto per salire al Rifugio, e festeggiare degnamente con una salita, il cinquantesimo dell’itinerario. Sarebbe stata un’occasione di rilievo dal punto di vista storico, ma all’ultimo momento il compagno di corda diede forfait, e la giornata seguì un’altra direzione. Potrebbe essere per il settantesimo …

lunedì 17 marzo 2008

Letteratura e montagna: Dante e Virgilio per sempre insieme

Anche le Dolomiti Orientali, a modo loro, rendono un perenne omaggio a due sommi esponenti della letteratura mondiale! Un omaggio perenne, o quasi, visto e considerato che per loro natura le rocce si modificano continuamente e crollano, soprattutto se si tratta di guglie sottili. E le due di cui scrivo sono proprio guglie piuttosto piccole e sottili, ma oggi sono ancora là, immobili al loro posto a sorvegliare i non molti alpinisti che fanno loro visita. Si tratta di “Dante e Virgilio”, due caratteristici torrioni che sovrastano l’alpinistica Forcella della Croda Bianca (m. 2680), nel gruppo delle Marmarole. I due pinnacoli si toccano obbligatoriamente in discesa dalla Croda Bianca, una delle maggiori montagne delle Dolomiti Orientali, “Imperioso pilastro sul fondo della Val Baion. Pala fastosa, dal profilo affilatissimo, sul versante meridionale …” (Luca Visentini). Ho avuto fortunatamente l’occasione di transitare ai piedi dei due grandissimi poeti di pietra il 17 agosto 1993, dopo aver ripetuto con mio fratello la Via Fanton lungo lo spigolo sud-est della Croda Bianca, una delle migliori avventure di croda di cui abbia memoria. Al confine fra una difficile escursione ed una facile arrampicata, lo spigolo, salito il 31 luglio 1910 dai giovani fratelli calaltini Umberto e Arturo Fanton, è “… una cresta che sale a fil di cielo e armoniosamente va ad esaurirsi nella rotondità della vetta” (ancora Visentini). Sono seicento metri di secondo e terzo grado, con una discesa lunga e non semplice, che proprio poco lontano dai due torrioni oppone il passaggio forse più impegnativo dell’intera giornata. Dopo la ripida cengia di discesa, che presenta verso la fine un’interruzione friabile ed esposta, quindici metri di buon secondo grado su roccia solida depositano l’alpinista proprio ai piedi dei due poeti immobili, che da lassù sorvegliano il mondo. Dante e Virgilio si scorgono fin dal Ponte Cadore: essendo passato ai loro piedi, ogni qualvolta li rivedo, mi scatta subito un bellissimo ricordo!

venerdì 7 marzo 2008

Camminare OK, ma anche mangiar bene ...

Durante l’estate, di solito non amiamo troppo fernarci nei rifugi, e rispetto all’inverno è molto meno frequente che, nelle nostre escursioni, facciamo tappa per pranzare da qualche parete. Con la neve e i rigori invernali, logicamente, come ogni escursionista ci piace finalizzare la nostra camminata alla sosta in malghe o rifugii, per trangugiare qualche cosa di caldo e mettere un piatto gustoso sotto i denti. Dopo tanti anni di frequentazione delle strutture ricettive alpestri nel circondario ampezzano e pusterese con qualche incursione in Cadore e Comelico, non è mia intenzione stilare una graduatoria in base all’accoglienza, simpatia, buona cucina, tariffe favorevoli di un posto o dell'altro; sarebbe antipatico e anche poco corretto politicamente. Intendo solo comunicare che il metro di paragone che utilizziamo nelle nostre trasferte, più che altro pusteresi perché "in Italia"quella purtroppo è una pietanza introvabile, è lo “smorm” ampezzano, ossia il “Kaiserschmarren”, frittata dolce e spezzata, servita con marmellata di mirtilli rossi o, qualche volta, con frutta sciroppata, un’autentica delizia che non è troppo pesante né ipercalorica. E’ un piatto che, insieme alla minestra d’orzo o ai canederli, compare spesso sulle nostre tavole, quando giungiamo in una malga o in un rifugio del Sudtirolo, e in conformità a quello, di solito misuriamo il nostro ricordo e la nostra predilezione per un determinato luogo. La classifica ha un valore solo interno, ma siccome in questo campo la memoria non ci manca, sono ormai diversi i luoghi nei quali ci rifacciamo vivi volentieri per vari fattori, non ultimo quello gastronomico; siamo certi che lì, se non cambia il cuoco, dovremmo sempre trovare lo “smorm” caldo, abbondante, appetitoso e dolcificato da un’ottima marmellata. Che volete, credo che il camminare d’inverno sia piacevole anche e soprattutto, per questo!

lunedì 3 marzo 2008

Non c'entra con l'alpinismo, ma Cortina è anche questo!

Da tre anni circa, in alta stagione il nostro Corso Italia viene animato, tra tante altre divagazioni, da un mimo. Non sappiamo il suo nome né da dove viene a guadagnarsi la giornata. Lo incontriamo tutti i giorni, con il sole e sotto la neve, e sappiamo soltanto che non disturba nessuno con le sue simpatiche esibizioni, in cui suona canzoni struggenti con l’armonica, stupisce i bambini ed intenerisce gli adulti con il suo viso pallido e melanconico. Il mimo non chiede nulla, non sporca, non fa rumori e non molesta i passanti: eppure in questo paese c’è qualcuno al quale anche un pacifico artista di strada dà fastidio. L’ultimo giorno di febbraio, l’ennesimo intollerante esibizionista ha tracciato in vernice rossa la scritta “NO MIMO” sulla panchina davanti ai bagni pubblici di Via Varentin, dove il mimo arriva ogni giorno con il suo trolley per indossare al mattino e togliersi alla sera il costume di scena. Ebbene, l’artista al quale il mimo dà fastidio, imbratta la panchina oltraggiandolo, ma a lui e a tanti altri non disturbano gli uomini che orinano negli angoli più appartati delle case vicine, i cani e gatti che lordano in ogni luogo e la discarica a cielo aperto di fronte alla panchina, proprio in faccia al Municipio restaurato di fresco, nel cuore della Cortina vacanziera e modaiola! Povero mimo, che subisca anche lui la scarsa libertà d’espressione che noi abbiamo riscontrato nel nostro paese?

Poker d’assi sulla Torre Grande: breve storia di quattro grandi vie sulle Cinque Torri

L’accurato spoglio dei tre libri di vetta posti fra il 1927 ed il 1948 sulla Torre Grande d’Averau (la maggiore delle Cinque Torri, m. 2366), oggi conservati nell’archivio della Sezione del CAI di Cortina d’Ampezzo, ci permette di desumere i dati delle prime salite delle quattro vie più conosciute e frequentate della Torre: 216 ascensioni della Miriam, 65 della Fessura Dimai, 40 della Diretta Dimai, 12 della Franceschi-Costantini.
1) Via Miriam
La Miriam è un ottimo esempio di ricerca di un tracciato logico e accessibile sull’articolata parete che la Torre rivolge al sottostante Rifugio Cinque Torri. Valutata di quinto grado, si svolge su roccia solida, e diviene popolare fin dall’apertura, facendo conoscere ed apprezzare le Torri agli alpinisti d’ogni nazione.
Autori della prima ascensione della parete, avvenuta il 29.6.1927, sono due giovani guide: i fratelli Angelo e Giuseppe Dimai. Con loro c’é il compagno e amico Arturo Gaspari, arruolato di malavoglia, soltanto perché si era lasciato scappare che - pur non avendo quasi nessuna pratica di roccia - sulla Torre Grande sarebbe riuscito a salire anche lui.
1927
Nell’estate, sono portate a termine le prime quattro ripetizioni della via. Il 7 luglio, la prima salita per turisti e prima femminile spetta a Margaret Helburn di Cambridge e Miriam E. O’ Brien di Boston, con Angelo Dimai e altri due grandi alpinisti: Antonio Dimai, padre di Angelo e Giuseppe, e Angelo Dibona, icona delle guide ampezzane. I tre dedicano il percorso alla cliente americana, battezzandolo “Miriam”, un nome che farà presto il giro del mondo.
Il 28 luglio, Angelo Dimai ed Enrico Gaspari compiono la terza salita della via con Henry D. Stebbins, e il 7 settembre Angelo Dibona torna con la guida Luigi Apollonio ed Edward G. de Trafford. Il 19 settembre, Enrico Gaspari, Angelo Verzi ed E. C. Arnold Pillington compiono l’ultima salita dell’anno.
1928
La Miriam registra solo tre salite: la sesta, il 24 giugno, spetta ai Dimai, con gli Accademici del CAI Giuseppe Degregorio e Federico Terschak, più Riccardo Apollonio. Il 12 luglio, Angelo e Giuseppe portano sulla via Miss Elizabeth Kiramilton e il 18 agosto si ha la prima salita senza guide, per merito di tre soci del D.Oe.A.V. di Innsbruck e Lipsia.
1929
La Miriam diviene celebre. Il 7 giugno, la nona salita spetta alla guida gardenese Ferdinand Glűck con l’americana Jane Tutino Steel. La decima, il 15 luglio, è appannaggio di Angelo Dibona, con il figlio Ignazio, Angelo Verzi ed Emmy Mendl di Karlsbad. Il 19 luglio due cordate ripetono la salita, ancora con i Dimai: i belgi Louis Van Hege e Paul Philippson con Angelo; Una Cameron e J. de Loriol con Giuseppe e la guida elvetica Heinrich Gentinetta.
Il 7 agosto compare Luigi Micheluzzi di Canazei, guida non elegante ma forte e coraggiosa, che accompagna Piero Slocovich e Leo Kraus. Tre settimane dopo, Giuseppe Dimai guida in vetta J. Geraldine Fitz Gerald, e il 30 agosto ripete ancora la via con Mary Varale. Continua il dominio dei Dimai: il 9 settembre, Angelo sale con Lea Scheibler ed il 20 – ancora col padre Antonio – guida un alpinista illustre, Re Alberto dei Belgi. Il 22, chiudono la stagione quattro bellunesi: Francesco Zanetti e Guido De Diana, Attilio Zancristoforo e Aldo Parizzi.
1930
La prima salita dell’anno, il 6 giugno, è opera di Paul Leroy Edwards (che il 3 settembre aprirà una bella via sulla Tofana de Rozes), con Luigi Apollonio e Angelo Dibona.
Il 10 luglio tocca agli agordini Attilio Tissi e Giovanni Andrich, protagonisti dell’arrampicata dolomitica negli anni ’30. Il 20 luglio, troviamo le cordate Ernani Faé- Bruno Zancristoforo e Piero Dallamano - Renato Ghirardini. Il 25 agosto è la volta di una cordata interamente targata Fois: Paolo, Maria ed un terzo familiare.
Il 28 agosto, torna sulla Miriam Giuseppe Dimai, con Mario Giuriati: il giorno seguente compaiono altri bellunesi (Zanetti, Fabbro e Terribile), il 31 salgono Roberto e Angelo Gandini con Mimmo Angelini e un compagno.
Dimai ripete ancora una volta la via il 18 settembre con Elfriede Dieterle: l’ultima salita della stagione, il 5 ottobre, è opera di Edi Hermann e Rudi Melchiori di Bolzano.
1931
Il 27 giugno, riappare sulle Cinque Torri Luigi Micheluzzi, con Nino Curti e Delio Burchiani: il giorno seguente Giuseppe Dimai porta sulla Miriam Giovanni Gaspari Moroto e Paola Demenego.
Il 29, torna Angelo Dimai con Xavier de Grunne: dopo due settimane di silenzio, il 12 luglio Giovanni Andrich ripete ancora la via con Attilio Zancristoforo e Attilio Bortoli.
Il 24 luglio compare un altro protagonista dell’alpinismo italiano, il pordenonese Raffaele Carlesso, che supera la Miriam con Vittorio Cesa De Marchi e Renzo Granzotto,.
Il 26 luglio appare una cordata valligiana: Angelo Siorpaes, Giusto Menardi e Ignazio Dibona, che poco tempo dopo diventerà guida.
Lo stesso giorno, torna Rudi Melchiori con Paul Knapp, Harm Schorsch e Hannes Leitgeb. L’indomani, la guida Simone Lacedelli porta sulla Grande una cordata belga con due donne: Françoise e Suzanne Vitte, Henri Decron e Jean Morel.
I ripetitori della Miriam si fanno attendere fino al 16 agosto, quando salgono Piero Dallamano e Leo De Luca, seguiti dai bellunesi Ghelli, Armani, Rossi e Roberti.
Il 6 settembre è la volta degli udinesi Feruglio, Scala, Alboretti e Comessatti, e della cordata composta di Gabriele D’Annunzio junior e Arcangelo Dandrea di Cortina.
La settimana seguente, appare un’altra cordata ampezzana (Angelo Menardi e Sisto Ghedina) e il 20 Giuseppe Dimai e Angelo Verzi salgono la Miriam con Riccardo e Giulio Apollonio, l’ingegnere che progettò i primi bivacchi nelle Dolomiti.
Il 21, il ventenne Silvano Poli supera la Miriam con Simone Lacedelli: il 4 ottobre ancora Poli, con Angelo Dimai e Simone Lacedelli, chiude l’annata.
1932
La stagione inizia il 3 giugno, con un binomio famoso: il monacense Hans Steger e Paula Wiesinger, autori di belle imprese fra gli anni ’20 e ’30. Lo stesso giorno, salgono Martin Meier e Paul Leroy Edwards, mentre il 12 tocca ai bellunesi Faé, Ghelli e Parizzi.
La cinquantesima salita della Miriam spetta il 19 giugno ad altri bellunesi, autori di numerose imprese: Bruno Zancristoforo, Furio Bianchet e Luigi Forgiarini.
Per la centesima salita dell’itinerario, palestra d’ardimento e d’allenamento per migliaia d’alpinisti, ci vorranno ancora otto anni: la numero 100, infatti, sarà quella degli Scoiattoli Ettore Costantini e Mario Zardini, il 18 agosto 1940.

2) Fessura Dimai (Riss)
Mercoledì 31 agosto 1932, in una giornata piovosa, i fratelli Angelo e Giuseppe Dimai e Celso Degasper, tre fra le guide più attive del tempo, superano in due ore la fessura verticale che incide la parete est della cima più alta della Torre Grande.
La via, battezzata Fessura Dimai, sarà identificata anche con il vocabolo tedesco Riss. Lungo il tracciato, un appiglio decisivo, la cui forma evoca l’acquasantiera, riceve il nome di secèl.
Il Riss si sviluppa per cento metri di dislivello su roccia compatta ed in grande esposizione, con difficoltà valutate di V superiore, e – grazie anche al comodo accesso - è subito apprezzato dai rocciatori più ardimentosi.
1932
La seconda salita dell’atletica fessura, il 18 settembre, spetta ad Emilio Comici, all’epoca guida alpina a Misurina, con Ernani Faé di Belluno e Fosco Maraini di Firenze.
Nell’ambiente, la notizia della nuova impresa si diffonde in fretta. Il giorno dopo, infatti, superano brillantemente il Riss altri tre valenti scalatori: l’agordino Attilio Tissi, Domenico Rudatis di Alleghe e il Barone Carlo Franchetti.
La quarta salita, il 25 settembre, spetta a tre valligiani: la guida Ignazio Dibona, Arcangelo Dandrea e Renato Zardini. Due giorni dopo, torna Comici con Jane Tutino Steel (prima donna a superare la via) e Lucien Devies, autore della Diretta sulla parete est del Monte Rosa.
Le ripetizioni della fessura si susseguono rapide: il 28 settembre, il primo salitore Giuseppe Dimai guida nella sesta salita Mario Dell’Oro e Mary Varale ed il 30 Angelo Dimai torna sul Riss con il collega Angelo Verzi.
Il 2 ottobre, i Dimai ripetono la fessura per la terza volta, con Silvano Poli e Paola Viganò. Il giorno dopo, sale Ignazio Dibona con Alfonso Tanner, e il 13 ottobre le guide Enrico Lacedelli e Giovanni Barbaria si aggiudicano la nona ripetizione.
1933
La serie delle ripetizioni della Fessura Dimai inizia il 18 agosto, con la salita di Mario Dell’Oro e Giuseppe Comi. Il giorno dopo tocca a Riccardo Cassin ed Antonio Piloni, che vivranno una pericolosa avventura, rievocata nel libro “Cinquant’anni di alpinismo”.
Il 5 settembre, salgono Furio Bianchet ed Ernani Faé con Mario Giuriati, mentre undici giorni dopo torna Comici, reduce dallo Spigolo Giallo sulla Piccola di Lavaredo, in cordata con Sandro Del Torso. La stagione termina l’8 ottobre con Luigi Franceschi e Guido Pompanin.
1935
L’unica ripetizione del Riss risale al 24 agosto, per opera di Attilio Tissi, Carlo Aschieri e Attilio Bortoli.
1938
In base al libro di vetta (così com’era accaduto nel 1934), non si contano salite della Fessura fino al 1° ottobre. Quel giorno Carletto Alverà, uno dei fondatori degli Scoiattoli, sale con Gino De Lorenzi e Roberto Lacedelli.
1939
Durante l’anno si ha un’unica ripetizione della Fessura Dimai, per merito di Carletto Alverà, che sale il 9 luglio con Piero De Toni e Marino Bianchi.
1940
Due delle salite della Fessura compiute quell’anno avvengono il 25 agosto. Salgono per primi Giuseppe Dimai e Camillo Crico di Venezia: li seguono tre Scoiattoli diciannovenni, Silvio Alverà, Ettore Costantini e Mario Zardini.
Due giorni dopo, Alverà fa conoscere la via a Romano Apollonio, e il 1° settembre torna con Bortolo Pompanin, Luigi Franceschi Zonte e Luigi Ghedina.
Il 16 settembre, Carletto Alverà e Orazio Zardini chiudono le salite dell’estate: per altri due anni pare che nessuno abbia salito l’impegnativo itinerario.
1943
L’11 agosto, superano il Riss due guide con clienti: nella prima cordata troviamo Giuseppe Dimai e Jacopo Linussio, nella seconda Pietro Apollonio e Enrico Giuriati.
Due giorni dopo, Apollonio supera la fessura con Ada Marchelli Samengo, ed il 24 torna in vetta per la terza volta con Linussio. Il 31 ottobre, lo Scoiattolo Ettore Costantini sale il Riss con Marino Zardini, concludendo così la stagione 1943.
1944
Diciassette sono le ripetizioni della via durante la stagione, e tutte portate a termine da valligiani. Iniziano il 23 aprile Ugo Pompanin e Sisto Zardini. Li seguono Attilio Menardi, Leo Zardini e Maurizio de Zanna, e la cordata composta di Lino Lacedelli, Mario e Duilio Alberti.
Il 1° maggio torna Bianchi, con Marino Zardini e Giuseppe Liviero: tredici giorni dopo, Bianchi sale con Dino Menardi, seguito da Bona de Zanna, Luigi Ghedina e Ugo Pompanin. Il 28 maggio troviamo Roberto Da Pozzo e Maurizio de Zanna, il giorno dopo ricompaiono Marino Bianchi con Duilio Alberti ed Attilio Menardi con Lino Lacedelli.
Il 25 giugno è ancora la volta di Attilio Menardi e Maurizio de Zanna, seguiti da Lino Lacedelli, Faustino Constantini e Duilio Alberti.
Il 30 luglio, Marino Bianchi sale la Fessura con Ada Marchelli Samengo: il 6 agosto è la volta di Ettore Costantini e Luigi Menardi, e due giorni dopo troviamo Michele Alverà con Giuseppe Liviero e Renzo Pompanin: quarantacinque anni in tre!
Il 21 agosto, Otto Menardi supera la via con Mario Giuriati, ed una settimana dopo Albino Alverà vi accompagna i fratelli Anna ed Eugenio Monti, il celebre “Rosso Volante”.
Il 10 settembre, tocca a Luigi Ghedina con Antonio Zanettin: il 13 chiudono l’annata Albino Alverà e Anna Gaspari.
1945
Il Riss viene salito quattro volte. Il 1° luglio, inaugurano la stagione Lino Lacedelli e Michele Alverà, il 28 torna Marino Bianchi con Antonio Menardi, il 22 agosto salgono Ettore Costantini e un compagno, e il 4 settembre Costantini e Otto Menardi.
1946
Il 10 giugno Marino Bianchi compie la settima salita personale del Riss con Antonio Menardi e Lino Lacedelli: dopo d’allora non si registrano altre salite fino al 31 agosto 1948, quando termina il terzo e ultimo libro di vetta della Torre Grande.

3) Diretta Dimai
Il 16 luglio 1934 (non dunque nell’agosto 1933, come riporta la guida delle Dolomiti Orientali), a sinistra della fessura superata due anni prima, Giuseppe Dimai realizza la Diretta, la sua quarta via sulla Torre Grande dopo la Miriam, la Fessura Dimai e la parete nord della Cima Nord (1933).
Con lui c’è Celso Degasper: la cordata che segue è composta di Angelo Verzi e del fotografo Giuseppe Ghedina. Il primo sesto grado delle Cinque Torri richiederà otto ore di scalata.
Il 23 settembre salgono la via per secondi l’aspirante guida Luigi Franceschi ed Emilio Siorpaes, che una settimana prima hanno aperto la Direttissima Italiana sulla Tofana di Mezzo.
1943
Secondo le fonti, dove però mancano diverse annotazioni, la Diretta non sarebbe stata ripetuta per nove anni: la terza salita sarebbe quella degli Scoiattoli Ettore Costantini, Luigi Ghedina, Albino Alverà e Luigi Menardi, il 3 ottobre 1943.
1944
Le salite sono tutte di locali. Il 18 maggio, salgono Albino Alverà, Ugo e Bortolo Pompanin, il 29 tocca a Marino Bianchi, Duilio Alberti, Attilio Menardi e Lino Lacedelli.
Il 9 giugno, Albino Alverà risale con Romano Apollonio e il 25 la superano Luigi Ghedina e Mario Zardini. Il 6 agosto tornano le cordate della seconda ripetizione, mentre una settimana dopo tocca a Lino Lacedelli con Sisto Zardini.
Zardini ripete la Diretta il 23 e 31 agosto, con Otto Menardi: il 10 settembre salgono Marino Bianchi e Dino Menardi, primo solitario è Ettore Costantini, salito il 1° ottobre.
Seguono Costantini, Luigi Menardi e Armando Apollonio, e una settimana dopo, lo Scoiattolo chiude l’annata ripetendo la via con Luigi Menardi, Albino Alverà e Desiderio Bez.
1945
Il 3 giugno, Costantini effettua la seconda solitaria della via: il 21 la sale nuovamente con Ada Marchelli Samengo (che se ne aggiudica la prima femminile), e il 1° luglio è nuovamente lassù con Bortolo Pompanin, con cui il 24 giugno ha scalato la parete est della Tofana di Mezzo.
Il 15 luglio troviamo Marino Bianchi, fresco di nomina a guida, e Antonio Menardi: dieci giorni dopo, Ettore Costantini ripete ancora la via con Ugo Pompanin.
Quattro delle cinque salite di agosto sono opera di Costantini, affezionato all’itinerario. Il 15, con Armando Apollonio e Luigi Menardi, raccorda la via con la Miriam (VI, tre ore): il 19, la ripete con Luigi Menardi, il 24 con Armando Apollonio e Mario Astaldi, e il 25 con Orazio Zardini.
Lo stesso 25, scalano la Diretta Gino Soldà e Ivo Pozza: l’8 settembre troviamo Luigi Menardi e Lino Lacedelli, mentre il 12 Costantini compie la tredicesima salita personale, chiudendo la stagione con Gianfranco Astaldi e Ugo Samaja.
1946
Il 10 giugno, Silvio e Michele Alverà e Bortolo Pompanin inaugurano le salite della Diretta, che continuano il 16 con Ettore Costantini e Luigi Menardi, il 29 con Marino Bianchi e Antonio Menardi e il 30 con Albino Alverà, Ugo Pompanin e Renzo Menardi.
Una sola salita si registra in luglio (il 20), per merito di Ettore Costantini e Carlo Avanzo; una in agosto (il 18), di Lino Lacedelli e Franco Mandelli. Il 1° settembre salgono Lino e Bruno Lacedelli e Ugo Zardini, e l’ultima salita dell’anno, il 6 ottobre, è opera di Ugo Pompanin, ancora con Zardini.
1947
La Diretta Dimai è ripetuta il 1° luglio da Michele Alverà e Franco Mandelli, l’8 da Vittorio Penzo, Nello Vanin e Mario Rizzi; il 29 da Marino Bianchi e Roberto Da Pozzo.
1948
Il 28 giugno sale Albino Alverà con Augusto Menardi e Bortolo Pompanin, il giorno dopo Silvio Alverà e Marino Zardini e a Ferragosto Nereo Cusinato e Gianni Dall’Asta.
Dal 15 agosto cessano le annotazioni delle salite, e il 31 termina l’ultimo libro di vetta della Torre Grande. Non è quindi più possibile seguire l’evoluzione della Diretta Dimai, che rimarrà una via amata dai rocciatori sino ai giorni nostri.

4) Via Franceschi-Costantini
Negli anni ‘30, le Cinque Torri andavano acquisendo una meritata e crescente notorietà. Il 13 settembre 1936, la guida Luigi Franceschi e Luigi Costantini aprono una nuova ed atletica via sulla parete sud della Cima Sud della Grande, a sinistra della già celeberrima Miriam.
Il percorso, che si sviluppa per cento metri con difficoltà valutate di VI, richiese ai primi salitori sei ore d’impegno e numerosi chiodi, dei quali quindici rimasero infissi in parete.
Ben presto la via emerse nell’offerta alpinistica ampezzana, soprattutto per l'eleganza della prima lunghezza di corda, caratterizzata da due marcati tetti e protagonista di numerose immagini e riprese cinematografiche.
1938
Il 24 ottobre, Carletto Alverà compie la prima ripetizione della Franceschi, con l’amico Orazio Zardini.
1941
La terza salita del difficile itinerario è portata a termine il 21 settembre, dagli Scoiattoli Ettore Costantini e Albino Alverà.
1944
Pare che la quarta salita della Franceschi, nel contempo anche la prima solitaria e invernale, sia stata realizzata il 23 gennaio dal diciottenne Mario Alberti,.
Gli ampezzani portano a termine anche la 5^, 6^ e 7^ salita: il 9 giugno Albino Alverà e Romano Apollonio, il 6 agosto Alverà e Luigi Ghedina, il 27 agosto troviamo Marino Bianchi e Dino Menardi.
1945
Il 15 giugno, Ettore Costantini realizza l’8^ salita e seconda solitaria della via. Un mese dopo, torna Marino Bianchi con Antonio Menardi: il 19 agosto Costantini e Luigi Menardi – che nello stesso giorno ripetono la Diretta Dimai - compiono la 10^ ascensione. Secondo le cronache, però, il 19 agosto Costantini era anche capocordata sulla Via del Foro, aperta con Ivo Pozza, Ugo Illing, Gino Soldà e Bortolo Pompanin, sul Campanile Federa ?!?
1946
Il 1° settembre, Lino Lacedelli compie – con il cugino Bruno – l’11^ salita della via Franceschi, unica della stagione 1946.
1947
Il 12 ottobre, la 12^ ascensione è opera di Ugo Pompanin, Franco Mandelli, Giuseppe Liviero, Lino Lacedelli e Maurizio de Zanna. Poi cessano le annotazioni.
Fino al termine del libro di vetta della Torre Grande, la via Franceschi-Costantini è stata salita dodici volte, da 23 rocciatori, dei quali due soli: non appaiono ancora presenze femminili.
La via completa il poker d’assi delle Cinque Torri ed ancora oggi, insieme con altre meno impegnative ma ugualmente belle, costituisce un banco di prova per rocciatori d’ogni nazione.

Alpinisti cortinesi sull'Everest

Un gagliardetto del Comune di Cortina sta per partire verso l'Himalaia, destinato alla vetta dell'Everest. Lo ha consegnato il vicesindaco Paola Valle agli alpinisti Marco Sala, Renato Sottsass, Cristian Corazza e Marco Garbin, che hanno presentato la loro spedizione, durante la seconda delle serate che la sezione di Cortina del Club alpino italiano ha dedicato alle montagne del mondo. C'è stato un ottimo consenso di pubblico, nelle due serate, organizzate dal Cai in collaborazione con l'amministrazione comunale. Il secondo incontro, coordinato da Ernesto Majoni e condotto da Mario Lacedelli e Giuseppe Ghedina, ha offerto ai numerosi intervenuti due audiovisivi di Ghedina. Il primo ha documentato la spedizione che, il 31 maggio 2006, ha raggiunto per una nuova via l'Huascaran in Perù, dedicando l'impresa agli Scoiattoli Carlo Demenego e Raniero Valleferro, scomparsi sulla stessa cima nel 1976. La seconda proiezione ha illustrato, con immagini di grande forza evocativa una crociera scialpinistica alle Isole Svalbard, nel Mare Artico. Nell'intermezzo fra le proiezioni, i quattro alpinisti hanno presentato, con un breve trailer e il saluto personale, la loro spedizione leggera, in partenza il 1° aprile per la salita della parete nord dell'Everest.
(articolo di Marco Dibona, Il Gazzettino - cronaca di Belluno, 5.03.2008; grazie!)

Quante volte ho salito la parete sud della Punta Fiames? (non per vanto, solo per curiosità ...)

27 maggio 1976, con Ivo Zardini

12 settembre 1976, con Carlo Menardi - II cordata Alessandro Menardi, Federico Majoni

7 aprile 1980, con Enrico Lacedelli

8 marzo 1981, con Enrico Majoni - II cordata Andrea Marzemin, Mario Samaja, prima d'inverno

19 agosto 1981, con Mario Sanvito, prima da capocordata

22 agosto 1982, con Michele Da Pozzo

23 gennaio 1983, con Enrico Majoni - II cordata Federico Majoni, Mauro Polato, seconda d'inverno

3 agosto 1984, con Carlo Filosa

29 agosto 1984, con Andrea Bergonzoni - II cordata Alessandro Trevisan, Mauro Polato

9 luglio 1985, con Federico Majoni

25 maggio 1986, con Federico Majoni - II cordata Stefano Alverà, Paolo Verocai

14 settembre 1986, con Andrea Bergonzoni

2 novembre 1986, con Mauro Casanova

6 dicembre 1986, con Enrico Majoni (slegati in 3h 50' da Cortina a Cortina)

20 aprile 1987, con Nicola Alverà

24 maggio 1987, con Mauro Casanova

14 agosto 1987, con Franca Rodaro

7 maggio 1988, con Fausto Menardi

4 gennaio 1992, con Alessandro Trevisan, terza d'inverno

agosto 1996, con Alessandro Trevisan, Tomaso Prini, fino a metà (ritiro per mancanza di tempo)

mercoledì 27 febbraio 2008

Punta Fiames: storia e memoria

E’ una bella giornata dei primi di luglio del 1901. Dopo alcune ricognizioni e la minuziosa preparazione del percorso, Antonio Dimai, trentacinquenne, e Agostino Verzi, di tre anni più giovane, affiatate guide alpine, sono pronti. Con il cliente J. L. Heath di Londra, scalano una parete che, oltre un secolo dopo, figurerà ancora a buon diritto fra le più amate delle Dolomiti: la parete sud della Punta Fiames, nota in Ampezzo soltanto come ra paré (de ra Fiames). Il comodo accesso, l’elevato valore dell’ascensione che – pur rientrando nemmeno all’epoca fra le più difficili – per quei tempi fu un traguardo di notevole interesse, e, non ultima, la possibilità di scrutare col binocolo le cordate da Cortina, innalzano di colpo la Fiames al primo posto fra le crode della valle ampezzana. Poco tempo dopo la prima salita, alcune guide di cui non ci sono giunti i nomi rettificano il tratto più difficile della Via Dimai (quarto grado superiore), con la nota “Variante”. Quest’ultima serpeggia per una settantina di metri di dislivello lungo una serie di camini di media difficoltà, e sarà utilizzata spesso per scendere all’attacco, restando sempre sul versante soleggiato della parete. Ci mancano purtroppo i dati sulla prima ripetizione e sulla prima senza guide della Via Dimai, della quale ben presto si perde il conto delle ascensioni. Il 3 gennaio 1913 Angelo Dibona e l’ungherese Anton von Csaky si aggiudicano una delle prime invernali documentate, mentre il 26 luglio 1945 la maestra Anna Caldart supera la parete da sola, compiendone forse la prima salita solitaria femminile. Venerdì 27 maggio 1976, chi scrive marina la scuola e, legato alla corda del coetaneo Ivo Zardini, supera timidamente ra paré de ra Fiames. Ci ritornerà quasi una ventina di volte, tre delle quali d’inverno, ed oggi ne mantiene ancora un ricordo incancellabile.

Cento anni fa moriva Paul Grohmann (in ampezzano)

Anche del 2008, conpain de ogni an de chesto secolo e de chi che vienarà, ciaton un grun de dis natalizie de ra nostra storia. Pede i 125 ane da canche i à daerto l prin refujo in Anpezo, el Sachsendankhütte su in son de Noolou, l é anche 125 ane che l é morto ra prima guida inze na desgrazia: Bepe Ghedina Tomasc, tomà ‘sò propio in chel dì (ai undesc de agosto) dal piazal daante l refujo, negun sà polito parcé. Dis natalizie, dapò, in é anche trope outre, ma fosc in on un che l passa daante dute. Ai 29 de luio l é zento ane iuste da canche l é morto a Viena, de setanta ane, Paul Grohmann, avocato che dal 1862 e par tredesc ane l à zapegà incainlà par duta ra Dolomites e, co ra nostra guides, l à darsonto par prin un grun de ra zima pi outes: sun chel de Anpezo, ra pontes de Tofana, l Cristalo, l Sorapisc, e nossicuanta outres ca daejin. Me sà che see un di natalizio che sarae bon recordà, na ocajion no solo par chi poche che conosce e s interessa de ra storia de ra nostra crodes. Grohmann l é stà un gran pionier anche par chel che na ota l aea gnon el concorso dei forestiere. Dijon che, da canche l é passà da sta bandes e co ra sò ranpinades, i scrite e i libre che i à fato conosce ra Dolomites e Anpezo in duto l mondo, ca l à scomenzà a ruà ra ‘sente! Del ‘63, l Comun el s aea dà da fei par recordà i 100 ane da canche Grohmann, con Checo da Meleres, l aea darsonto par prin Tofana de Meso, ra nostra ponta pi outa. Inalora i aea betù aduna un libreto e soralduto i aea intestà al pionier chel toco de strada intrà ra pistoria del Tinele e ra ex Cassa Malati. Ben, spero che via par st istade, i no se desmentee de chesto gran on. Paul Grohmann el merita de seguro de esse recordà dai anpezane e da ci che passa da chesta, asache chel 29 de agosto del 1863 el e l vecio Checo da Meleres, fosc zenza gnanche s inacorse, i à daerto ra porta del doman de sto paes.