martedì 30 marzo 2010

Una Piccola, grande cima

Nell’agosto 1981, salii per la prima volta una via normale dolomitica, quella della Cima Piccola di Lavaredo. All’amico Mario, che quell’anno mi seguì in diverse piacevoli scoperte, l'itinerario non parve granché: a me invece piacque molto, tanto che vi tornai alcune altre volte con gli amici. La via, tracciata dai fratelli Michel e Hans Innerkofler il 25 luglio 1881 e rettificata pochi anni dopo dai fratelli Zsigmondy, è un gioiello, se non sotto l'aspetto ”arrampicatorio”, almeno sotto quello storico. Alcuni passaggi sulla parete si attestano sul terzo grado, mentre il camino finale, ormai consunto da migliaia di passaggi, rasenta il quarto. La via quindi, pur essendo una “normale”, non è una soluzione proprio banale per salire la Piccola, che comunque accessi più facili non ne offre. Al tempo, si saliva e si scendeva slegati lungo il primo tratto della via, l’“avancorpo” che si vede dalla strada fra il Rifugio Auronzo e il Lavaredo, per non perdere tempo con le laboriose corde doppie che depositano poco lontano. Il resto della salita, oggi penso battuta perlopiù da chi scende da altre vie, presenta numerosi passaggi interessanti (la “traversata” immortalata nella fotografia di Wundt con Jeanne Immink in guanti e tenuta da cavallerizza, il diedro seguente, l’unto camino finale, che non è quello originale degli Innerkofler). Poi, l’arrivo sull’esile vetta: tre blocchi orizzontali appaiati, che sembrano quasi piallati a mano ... La sensazione che provai appollaiandomi lassù su quel terrazzo, la ricordo sempre con emozione. Sommando la salita e la lunga discesa a corda doppia, la Piccola non era certamente una gita da sottovalutare. Anch'essa mi diede ogni volta una grande soddisfazione, facendomi sentire pienamente partecipe del magico universo dolomitico.

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