lunedì 26 luglio 2010

Sentiero Federico Terschak, un progetto lasciato cadere

Qualche anno fa proposi a chi di competenza l'eventualità d'intestare (senza spese, né interventi manutentori, se non almeno un paio di cartelli segnaletici) un tratto di sentiero nel circondario montuoso d'Ampezzo ad un alpinista, organizzatore sportivo e scrittore che a mio parere poteva meritare un piccolo cenno di riconoscenza dal paese, Federico Terschak detto Fritz (1890-1977). Mi furono prospettate delle perplessità, poiché Terschak non era ampezzano, e così abbandonai l'idea. È indubbio che Fritz, di padre boemo e madre germanica, era nato a Monaco di Baviera ed aveva vissuto l'infanzia in Val Gardena, ma venne a Cortina già all'inizio del ventesimo secolo, a Cortina sposò l'ampezzana Alda Dandrea e visse sino alla morte. Per la nostra comunità fece tante di quelle cose, da distinguersi senz'altro nell'ambito della popolazione ed essere nominato cittadino benemerito, anche se “non era ampezzano”. Il sentiero che avevo individuato è un viottolo senza nome che dalle Cojinates sale lambendo la parete S del ramo centrale del Pomagagnon, fino a incrociare il numero 202 che sale alla Forcella Pomagagnon. Non ci passano proprio tutti, perché si transita più spesso sulla sottostante stradina di guerra che proviene da Fiames; quel viottolo poteva avere un aggancio storico e alpinistico con Terschak, che sulle pareti incombenti tracciò tre prime salite nel 1910, 1913 e 1926, una delle quali di notevole difficoltà per l'epoca. E poi, non è vero che altri sentieri e ferrate di Cortina, magari per motivi meno sentimentali del mio, portano il nome illustre di uomini non nativi della valle?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai ragione, il fatto di essere o non essere autoctono centra poco; Terschak ha molti meriti, se non altro quello di avere scritto tanto di Cortina, dell'alpinismo, dello sport.

saverio ha detto...

Ho avuto il piacere di incontrare Federico Terschak, durante uno dei miei primi soggiorni a Cortina, direi all'inizio degli anni '60. Ero un bambino, ma per me Terschak rappresentava i monti d'Ampezzo per via della "Guida di Cortina" che avevo fatto comprare a mia madre gia` dal secondo anno di estate ampezzana (1956) e che mi aveva permesso di conoscere i nomi delle cime che contornano Cortina grazie ai due schizzi panoramici che chiudevano la guida. Nella mia biblioteca dolomitica, accanto a tanti libri, con vesti editoriali assai piu` importanti, le due edizioni della guida in mio possesso (1955 e 1957) occupano ancora un posto di rilievo (se non altro sentimentale). In particolare avevo acquistato la seconda copia perche` vi erano molte nuove fotografie e, in particolare, ero rimasto affascinato dall'immagine della pattinatrice, a pag.9. Come segno d'amore (avevo 9 anni!) avevo posto a seccare un fiore di "papaver rhaeticum": del fiore non e` rimasto nulla, ma si vede ancora chiaramente la traccia giallo-arancio dei 4 petali. E` facile immaginare quale piacere mi avrebbe fatto sapere che un sentiero, seppure secondario, gli era stato dedicato. Forse sarebbe opportuno essere un po' meno arroccati su posizioni assurdamente campanilistiche e accettare che qualche "foresto" possa essere considerato degno del titolo di "ampezzano ad honorem".

Saverio