mercoledì 5 maggio 2010

A settant'anni dalla morte di Comici, l'artista della goccia cadente

Nel settantesimo anniversario della morte, avvenuta a Selva di Val Gardena il 19 ottobre 1940, anticipo il mio doveroso omaggio a Emilio Comici, “l’artista della goccia cadente”, uno dei maggiori scalatori italiani del ‘900.
Uomo di mare, nato a Trieste il 21 febbraio 1901, Comici si forma come speleologo nelle grotte carsiche. Conosce le montagne intorno al 1925 e se innamora, aprendovi in una dozzina d'anni un gran numero di vie, solo in parte note e frequentate. Nei primi anni '30 sale a Cortina con l’intenzione, osteggiata dalle guide locali, di esercitarvi il mestiere di guida. Si trasferisce a Misurina, dove alterna l’insegnamento in roccia a quello dello sci, e in seguito si stabilisce in Val Gardena, dove viene accolto e nominato Podestà di Selva e Santa Cristina. Muore nemmeno quarantenne, cadendo durante la discesa in doppia da una parete in Vallunga. La sua figura, sovente idealizzata dai biografi, costituisce una pietra miliare della storia dell’alpinismo, e decine di tracciati, tra cui il più noto rimane la parete N della Cima Grande di Lavaredo, aperta con Angelo e Giuseppe Dimai il 12-14/8/1933, ricordano il suo nome.
Senza voler gareggiare con altri biografi, e tralasciando gli aspetti psicologici della sua vita, m’interessa qui commentare le tappe del percorso alpinistico di Comici nelle Dolomiti, che lo videro all’opera tra il 1928 e il 1939. Dopo aver svolto l'apprendistato nelle Alpi Giulie ed aver aperto due itinerari sulle cime degli Aghi e del Bancon nel Civetta nel 1928, con Domenico Rudatis, alleghese divenuto poi scrittore e pensatore, Comici inizia la sua carriera di “dolomitista” il 9/6/1929.
Quel giorno, infatti, supera col conterraneo Giorgio Brunner, poi spesso legato con lui, il canalone N del Sorapis, una delle rare vie ancora praticabili con piccozza e ramponi nelle Dolomiti Orientali. Dopo aver raggiunto il 16/8 il circo alla base della guglia per una via nuova, il 24 Comici, con il triestino Giordano Bruno Fabjan, conquista per un itinerario di V grado l’inviolato Dito di Dio, che si specchia nel lago del Sorapis. Il giorno seguente, con Fabjan, Casara, Salvadori ed Emmy Hartwich, sale la Croda del Valico, anticima della Punta Nera che guarda i Tondi di Sorapis. Il 26 e 27/8, ancora con Fabjan, compie quella che la storia ricorda come la prima via italiana di VI, da cui si lancia la sua meteora: la parete NO della Sorella di Mezzo, sempre nel Sorapis. Comici e Fabjan chiudono la stagione dolomitica il 31/8 con una prima nel gruppo del Cristallo, salendo il Piz Popena per la parete O dal Passo del Cristallo.
Nel giugno 1930 Comici, che non rimane inerte durante la cattiva stagione, realizzando numerose salite invernali, apre l’annata salendo con Fabjan e Brunner un altro canalone ghiacciato, quello O della Punta dei Tre Scarperi in Pusteria. Due settimane dopo, cercando una prima nel gruppo del Rinaldo in Comelico, con Brunner e Opiglia sale il Campanile Innominato, oggi Campanile Brunner. Il 20/7 Comici torna in zona con Fabjan, Brunner e Opiglia, vincendo il Monte Siera per la parete NE, e il 2/8, ancora con Fabjan e Slocovich, sale la parete O della Cima di Mezzo della Croda dei Toni, poi intitolata ad Antonio Berti. Poco mancò che la salita avesse un epilogo tragico, a causa di un volo di Slocovich poco prima dell’uscita in vetta.
Nel 1931 Comici e Brunner vincono, nelle Pale di San Martino, la Torre Armena da N (giugno), la Torre Nord dell’Alberghetto e la Cima della Beta da O (luglio). Il 4 e 5/8 il triestino si sposta nel Civetta dove con Giulio Benedetti sale la parete NO della vetta più alta per una via di VI, la “risposta italiana” alla diretta Solleder-Lettenbauer sulla stessa parete.
Il 1932, anno in cui Comici lascia la città, dov’era impiegato ai Magazzini Generali, per vivere in montagna, si apre con tre invernali compiute c on Brunner: la Cima Cadin di San Lucano (28/1), il Piz Popena (30/1) e il Cristallino di Misurina (primi di febbraio), forse già salito dagli italiani durante la Grande Guerra. Di queste imprese, che rivestono un certo valore storico e alpinistico, Comici non fece mai menzione nei suoi scritti.
Dopo essere salito in giugno sullo Spiz Piccolo nelle Pale con Brunner, e aver traversato la Torre di Lagunaz e salito l'omonimo Spiz con Brunner e Massimina Cernuschi, il 27/7 Comici vince con Salvadori la parete O della Torre del Diavolo, e il 12 agosto, con Salvadori, Arnaldi e Masotti, supera dal versante NO la Torre Siorpaes, ancora nei Cadini.
La stagione 1933 è la più importante per Comici: per la N della Cima Grande di Lavaredo, salita con i fratelli Dimai, dopo molti tentativi degli ampezzani, tra il 12 e il 14/8, e per lo “Spigolo Giallo” della Cima Piccola di Lavaredo, vinto l’8/9 con Mary Varale e Zanutti.
In quest’anno c’è anche un’altra bella salita: lo spigolo S del Corno d’Angolo nel Cristallo, salito con Sandro del Torso il 20/9 e ripetuto poche volte, a causa della qualità della roccia.
Nel giugno 1934 Comici compie una campagna esplorativa sui monti dell’Olimpo in Grecia, dove apre alcune vie. Rientrato a Misurina, sale la piccola, dura Guglia G.U.F. (poi dedicata a Giuliana Massaro) che guarda il Lago di Misurina. Sono con lui Fabjan, Cavallini, Pompei e e Cottafavi, che diventerà un apprezzato regista televisivo.
Una settimana dopo scende a Cortina, dove con del Torso e Jane Tutino Steel sale la parete S della Torre Grande di Falzarego: due settimane dopo, la cordata Comici-Varale-del Torso vince lo spigolo S della Torre Piccola di Falzarego, tracciando una delle vie più frequentate della valle d’Ampezzo.
Il 2 agosto, con Pompei e Fabjan, arricchisce le Tre Cime di un’altra via, verticale ed esposta, che negli anni avrà successo: la parete SE della Punta di Frida, sempre ispirata al concetto della “goccia cadente” che caratterizza la maggior parte delle vie del triestino. L'1/9, con del Torso, che aveva già più di cinquant’anni, Comici realizza un’altro itinerario che oggi è molto frequentato: la parete S della Punta Col de Varda, comoda perché una seggiovia porta fin quasi all’attacco.
Nel 1935 Comici continua ad arrampicare, ma non apre vie sulle “sue” montagne. Unico episodio rilevante è il tentativo di salire la parete N della Cima Ovest di Lavaredo, soffiatagli, a fine agosto, da Cassin e Ratti.
L’anno seguente, dopo una campagna alpinistica in Egitto con Anna Escher e altri, Comici sale il 13/7 con del Torso e Zanutti, il Torrione Val di Guerra, nelle Alpi Carniche, da E. Oggi quel Torrione, con altre due cime e due rifugi delle Dolomiti, è dedicato alla sua memoria. Il 17 e 18/8, con la guida Piero Mazzorana, bellunese trapiantato in Auronzo e gestore per un quarto di secolo del Rifugio Auronzo alle Tre Cime, Comici supera lo spigolo NO della Cima Piccola di Lavaredo, un VI+ che mise a dura prova molti ripetitori. L’8 e 9/9, con un imprevisto e gelido bivacco, Comici, Mazzorana e il cinquantatreenne del Torso tornano sul Dito di Dio per la parete N, di VI.
Le nuove salite di Comici nel 1937 sono tre, e ad esse va aggiunta un’impresa ritenuta, per l’epoca, strabiliante: la prima solitaria della parete N della Cima Grande di Lavaredo, seguendo la via da lui stesso aperta nel 1933, realizzata il 2/9 in tre ore e tre quarti. Il 28/6, con Casara, supera la parete S della Cima d’Auronzo, nel Gruppo della Croda dei Toni: quattrocento metri di VI grado saliti in giornata. Il 14/8, con Cottafavi e Pompei, il triestino scova un’altra via in Tre Cime, superando lo spigolo SE del Mulo, a O delle Cime: il 4/9 infine, ancora con Pompei, Comici si rilasa con una breve e difficile prima sulla parete N della Guglia G.U.F., di fronte al Lago e all’abitato di Misurina.
Nel 1938 risalta il tentativo, interrotto per il maltempo, di salire con Casara la strapiombante parete E del Campanile di Val Montanaia, nelle Carniche, risolta diciassette anni dopo da Dalla Porta Xydias e Cetin.
L’anno seguente, quasi presago del destino che l’attende, Comici porta a termine solo la prima salita della parete NE del Campanile II di Popera, con Dalmartello, Nel 1940, quaranta giorni prima della morte, conclude il ciclo alpinistico con la prima della parete N del “Salame” del Sassolungo, oggi Campanile Comici, realizzata ancora con Casara.
Fiumi di parole sono stati spesi per illustrare la malinconica figura dell’uomo e dell’alpinista Emilio Comici, e rimando alla bibliografia in materia chi volesse saperne di più. Mi interessa concludere rimarcando che dal 1928 al 1940 il triestino ha compiuto, soprattutto nelle Dolomiti ma anche nelle “sue” Giulie, una vasta serie di scalate che risaltano ancora oggi per la concezione moderna e l’invidiabile purezza di stile.
Il suo modo di arrampicare, documentato nelle immagini che corredano le opere di Casara, rimane insuperato: importandole dalle palestre di roccia, Comici introdusse le scarpe da pallacanestro, che anticiparono le odierne scarpette; ma oggi, nonostante il progresso, chi salirebbe la Cima d’Auronzo o il Corno d’Angolo con le attrezzature di allora?
Purtroppo, poche vie di Comici sono state avvicinabili per gli alpinisti di livello amatoriale come chi scrive, che comunque ha avuto l’onore di calcare le orme del triestino almeno sulla Punta Col de Varda e sulla Torre Piccola di Falzarego. Non sarà gran cosa, ma l’idea di “calpestare la storia” è un vezzo che, per chi s’interessa di storia dell’alpinismo, è stimolante e difficilmente rimovibile.
Comici fu un innovatore nella tecnica e nella mentalità alpinistica: negli itinerari che riuscì ad aprire, cercò sempre un tracciato logico, esteticamente attraente, e sostenne sempre lo studio della linea di salita più diretta. La sua filosofia alpinistica si riassume nella frase: “Vorrei tracciare una via che corrisponda a quella che percorrerebbe una goccia d’acqua lasciata cadere dalla cima”. Questo concetto, e l’idea dell’arrampicata come bellezza del gesto e ricerca della perfezione, sono sicuramente idee inimitate che servono a ricordare la figura di Emilio Comici, grande alpinista triste.

2 commenti:

Becquerel ha detto...

Scusa al baanlità, ma se è morto nel 1940, come fa ad essere già il centenario della sua scomparsa? Per il resto, molto interessante e condivido tutto sulla sua grandezza di alpinista (spesso non compresa dai suoi contemporanei, come capita a quasi tutti "i grandi").
Ciao.
Renzo

gitano66 ha detto...

Che Comici sia un Mito non v'è dubbio come non v'è dubbio che la sua figura sia stata talmente mitizzata da essere plasmata a piacimento dai suoi estimatori...primo fra tutti Spiro Dalla Porta che ne ha disegnato un uomo triste e malinconico.D'altro parere è Severino Casara suo compagno in molte avventure che lo disegna invece come persona riservata ma allo stesso tempo socievole ed incline alla risata ed alla battuta che scambia volentieri con gli amici e nelle situazioni di socialità. Stesso parere si può ricavare dai suoi scritti su "Alpinismo Eroico" il suo libro e dagli scritti di chi lo conobbe e ne condivise le avventure, inseriti sempre nello stesso libro. Dalla Porta ne fa un eroe romantico e triste forse perchè così lo immaginava colui che ai tempi era solo un ragazzino e non ha mai potuto conoscere Comici.
In quanto all'incomprensione dell'alpinista, io sarei più propenso a definirla avversione ed invidia, sentimento abbastanza frequente purtroppo in questo ambiente...
Prova ne siano gli ostacoli che si trova a dover abbattere per poter esercitare la professione di Guida Alpina e le calunnie che da ogni parte sbucano sulle sue ascensioni.
Sono queste purtroppo ancora oggi situazioni che si trova ad affrontare chi arriva dalla città e viene considerato "foresto", dovendo quasi giustificarsi di non voler portare via niente a nessuno, sempre che qualcosa ci sia da portare via...

stefano