giovedì 22 aprile 2010

Luigi Nichelo, guida alpina di una volta

Tra le guide e i portatori che un secolo fa animavano l’ambiente ampezzano, uno solo “veniva da fuori” ed era quindi escluso dal Catasto Regoliero, pur essendosi accasato in paese e amalgamato così bene nella comunità, da essere identificato con lo schietto soprannome di "Nichelo". Si tratta di Luigi Piccolruaz, originario dell’alta Val Badia, dov’era nato nel 1862. Di mestiere faceva il guardacaccia alle dipendenze delle nobili Emily Howard Bury e Anna Power Potts, che alla fine del secolo XIX avevano fatto costruire al Torniché, tra Fiames e Ospitale, una palazzina detta “Villa Sant’Hubertus”. Giovandosi della sua conoscenza delle montagne, Luigi svolse anche l'attività di guida dal 1884 al 1909, quando dovette cessare dal ruolo. Il suo nome si trova nei documenti solo per la seconda salita della Torre Grande d'Averau, che portò a termine con alcuni paesani nell'estate del 1883: la sua figura si vede spesso in fotografie di caccia accanto a nobili stranieri, che amavano venire a Cortina per le loro battute. Piccolruaz, che nel primo dopoguerra ebbe un’amara questione con la Sezione ampezzana del Deutsch-Ősterreichischer Alpenverein, in via di rinomina in Sezione del CAI di Cortina, per aver portato abusivamente un cliente sul Cristallo, si spense a sessantadue anni nel 1924. Nel 1919 la famiglia, che viveva in una casetta a La Vera sulla strada d’Alemagna, era stata duramente colpita dalla morte del figlio Emilio, deceduto dopo essere tornato ammalato dal fronte. Essa si è estinta in linea diretta con Maurizio, classe 1904, ultimo discendente di Luigi ed estremo custode delle memorie avite. Il nome del Nichelo oggi non compare neppure sulle due grandi lapidi del cimitero che ricordano le nostre guide e portatori.

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