mercoledì 12 dicembre 2007

Montagna è fatica

Dall’inizio del nuovo secolo ho salito altre tre volte il Taé, cospicua elevazione della dorsale del Col Bechei, nel cantone più a sud della Croda Rossa d’Ampezzo. La sua figura tondeggiante sembra starsene quasi in bilico sulla sottostante Val di Fanes, e la parete meridionale si slancia impetuosa sopra le cascate del rio omonimo. Caratteristico per le stratificazioni, che si diramano a ventaglio da sinistra verso l’alto formando cenge e tetti strapiombanti, affrontati per la prima volta soltanto nel 1953, il Taé è una delle più belle cime del Parco Naturale d’Ampezzo. Raggiunto con intenti esplorativi da Domenigg, Geith e Thiel nel 1906 lungo il facile catino settentrionale, è più noto per le scalate estreme, che si raggruppano sugli strapiombi incombenti sulla Val di Fanes, che non per l’accesso comune. A questo, noto ai locali fin da tempi remoti, si accede da Antruiles attraverso le Ruoibes de Fora, salendo alla conca più sassosa che erbosa, chiusa tra la cima e l’antistante Col Bechei. Il luogo merita una pausa, rinfrancata da un rivolo d’acqua che ha qui le sorgenti e s’inabissa subito, per rispuntare a valle. Volgendo lo sguardo alla vetta, vi si può salire in due modi: o sul lato est della conca, superando una fascia di terreno friabile fino in cresta e poi per la dorsale, con un giro comodo ma non breve. Più veloce, ma meno agevole, è traversare la congerie di blocchi che si estende verso il Taburlo, superare una caratteristica trincea di roccia chiara, e raggiungere una rampa-diedro inclinata, al limite di una placconata liscia. Superata la rampa, si doppia un’anticima e per un canale franoso si esce sulla via normale poco sotto la cima. Questa soluzione non è di facile d’orientamento, mancando le indicazioni, ed è meglio servirsi di qualcuno pratico dell’itinerario, intuitivo ma non scontato. Nel ritorno, oltre alla via di salita, c’è una variante. Tornati sulla dorsale verde toccata in salita, si prosegue sulla cresta degli Spalti di Col Bechei, per prati cosparsi di rocce. Dopo un breve diedro in salita e una parete esposta, ma non difficile, in discesa, si tocca il ghiaione che scende dal Col Bechei e il sentiero che si dirige verso Antruiles. Il Taé, che conserva in vetta i resti di postazioni, apre la visuale sul Col Bechei, Lavinores, Fanes, Valon Bianco, Taburlo, Col Rosà, Tofane, Pomagagnon, per un arco di 360 gradi. Finora in vetta non abbiamo mai trovato alcuno, e ben poche persone abbiamo incontrato nella zona, solcata da un unico sentiero. Oltre le tracce che salgono sul più noto Col Bechei, spariscono le indicazioni: inizia qui la montagna a noi più gradita, non scevra da qualche insidia e che richiede impegno e fatica.

2 commenti:

saverio ha detto...

Pur non essendo ampezzano frequento da oltre 50 anni le crode attorno a Cortina. Sono salito alcune volte sul Tae`. L'ultima l'11 settembre 2001 (!!!) percorrendo il canalone che in versante Val di Fanes separa Tae` e Taburlo. Per raggiungerlo in modo "elementare" ho percorso un lunghissimo (anche se interessante) giro in mezzo ai baranci, partendo dal lago di Fanes. Esiste una via piu` diretta? Grazie per questo blog sulle montagne che amo da una vita

Ernesto Majoni Coleto ha detto...

Non so se Saverio si sarà stancato di aspettare una risposta al suo graditissimo commento, e mi scuso. Posso dire che la via più diretta per il Taé dal versante di fanes dovrebbe salire dalla cascata inferiore (Sbarco de Fanes), seguendo il percorso di Domenigg e amici del 1906, seguito negli anni '90 da due alpinisti di Treviso e dato da loro come via nuova. Il fatto è che al tracciato sono state date difficoltà intorno al 3° grado!