<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219</id><updated>2012-01-29T17:54:13.697Z</updated><category term='che'/><category term='S.E.'/><title type='text'>ramecrodes</title><subtitle type='html'>Cronache, curiosità, racconti, recensioni, ricordi, segnalazioni e altro sulla Montagna, in primo luogo le Dolomiti d'Ampezzo, ma non soltanto quelle</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>466</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4265969503466516458</id><published>2010-11-18T20:38:00.003Z</published><updated>2010-11-19T08:11:43.180Z</updated><title type='text'>Un giorno di febbraio d’alcuni anni fa ...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: orange; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Nel febbraio d’alcuni anni fa, con un paio d’amici salii in vetta al &lt;i&gt;Beco de ra Marogna&lt;/i&gt;, piccolo cono roccioso del gruppo del Nuvolau, che balza evidente dalla strada del Passo Giau. Più che per l’arrampicata, il Beco ha lasciato un segno nella storia d'Ampezzo,&amp;nbsp;poiché per circa 400 anni&amp;nbsp;segnò un confine nazionale, e oggi marca il limite fra la sanvitese &lt;em&gt;Monte de Giou&lt;/em&gt; e il territorio regoliero ampezzano. Fino alla Grande Guerra il cono, la cui somità è quotata 2271 m, non aveva un nome. L'oronimo Becco Muraglia (&lt;em&gt;Beco de ra Marogna), &lt;/em&gt;quindi,&amp;nbsp;gli fu assegnato meno di un secolo fa, traendolo dalla &lt;em&gt;Marogna&lt;/em&gt;, la Muraglia di Giau che alla sua base&amp;nbsp;trova uno dei due capisaldi. Non è noto chi abbia salito per primo quella punta, dove nel '72 Franz Dallago tracciò una breve via di III e IV, ed un quarto di secolo dopo è tornato&amp;nbsp;ad apportarvi una variante. L'accesso usuale al &lt;em&gt;Beco&lt;/em&gt; si sostanzia in una parete inclinata di roccia ghiaiosa, con difficoltà di I per una cinquantina di metri di lunghezza. Un amico che vi è salito nel settembre 2009, mi ha riferito che sulla parete sommitale si è depositato ulteriore detrito, per cui sono più che mai necessarie prudenza e piede fermo, soprattutto per la discesa. Qualche mezzo di sicurezza forse tornerebbe utile, ma il terreno non ne favorisce certamente l´utilizzo. Sul Beco sono salito quattro o cinque volte, sempre per coronare un breve vagabondaggio nel sottostante, accidentato bosco del Forame, uno dei più suggestivi della nostra zona. Una delle mie salite è stata una vera e propria invernale: non sarò stato certamente il primo, ma l’inverno asciutto di quell’anno e la voglia di respirare aria sottile ci aveva spinto ad avventurarci su&amp;nbsp;quella cima anche in una breve giornata d'inverno. Sono tornato ancora lassù, sempre volentieri: il silenzio ovattato del luogo e l'ampia visuale che si gode dagli sconnessi blocchi della cima li conservo dentro di me come un bene prezioso.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4265969503466516458?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4265969503466516458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4265969503466516458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4265969503466516458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4265969503466516458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/un-giorno-di-febbraio-dalcuni-anni-fa.html' title='Un giorno di febbraio d’alcuni anni fa ...'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6389312677405180183</id><published>2010-11-18T11:49:00.006Z</published><updated>2010-11-18T14:14:50.605Z</updated><title type='text'>Una chiesetta ad alta quota, che merita più attenzione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #783f04; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Sul Passo Tre Croci (localmente Son Śuogo, 1805 m), valico che collega la valle del Boite con quella dell’Ansiei, all’inizio dell’ex strada militare diretta&amp;nbsp;verso Forcella del Ciadìn sorge una chiesetta, che non è dedicata ad alcun santo particolare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #783f04; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Vicino ad essa, tre croci di legno allineate ricordano la storia della povera madre morta assiderata lassù oltre due secoli fa con i due figlioletti, mentre tentava di scendere da Auronzo a Cortina in cerca di cibo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #783f04; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;La chiesa ha poco più di cent'anni: volle costruirla, infatti,&amp;nbsp;nel 1906&amp;nbsp;Giuseppe Menardi “Tre Crójes” (1854-1938), proprietario del grande albergo sul valico. Il millesimo MCMV, collocato sopra la porta d’entrata, la farebbe però retrodatare al 1905.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #783f04; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;L’edificio è&amp;nbsp;chiaro, semplice e disadorno, e si articola in un vano unico con il presbiterio rialzato. Non offre particolari degni di nota, né sotto l'aspetto costruttivo né delle opere d'arte. L’altare ligneo, prodotto&amp;nbsp;di buona fattura risalente al XIX secolo, fu tolto dalla chiesa della B.V. della Salute di Cadin per essere posto lassù in occasione dell’Anno Santo 1950.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #783f04; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Seconda in Ampezzo per quota dopo quella sul Passo&amp;nbsp;Falzarego,&amp;nbsp;la chiesetta di Tre Croci rientra nel perimetro del vicino Hotel, prima multiproprietà di Cortina e in ristrutturazione da lunghi anni: è aperta e non è granché curata. Di sicuro meriterebbe qualche attenzione, magari arricchendola col&amp;nbsp;ricordo degli alpinisti ed escursionisti caduti dalle prospicienti&amp;nbsp;vette del Cristallo fin dalla nascita dell'alpinismo, da Michl Innerkofler (+ 1888) ad oggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6389312677405180183?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6389312677405180183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6389312677405180183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6389312677405180183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6389312677405180183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/una-chiesetta-alpina-che-meriterebbe.html' title='Una chiesetta ad alta quota, che merita più attenzione'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-311214352027441258</id><published>2010-11-16T19:22:00.009Z</published><updated>2010-11-17T12:17:26.057Z</updated><title type='text'>Uno scampolo d'autunno</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;14/11/2010. Un po' di sole&amp;nbsp;c'invita a partire, e così alle dieci del mattino lasciamo la macchina poco oltre Dogana Vecchia, alla base della pista forestale che ci porterà all'&lt;em&gt;Albergo dei Peniés&lt;/em&gt;, meta di un'escursione alla quale siamo ormai affezionati.&amp;nbsp; In alto, sopra la rumorosa Statale d’Alemagna fra Cortina e San Vito,&amp;nbsp;in una radura imboschita ai piedi della Croda Marcora, sorge quello che un&amp;nbsp;tempo era un "cason" pastorale, al centro di un pascolo degli ovini sanvitesi. Arrivai lassù per la prima volta nel 1991: pur essendo citata sulle carte topografiche come "Baita Pinies", dell'antica costruzione&amp;nbsp;però trovammo solo tronchi accatastati. Nel 1994 i tronchi,&amp;nbsp;ormai marciti, furono sostituiti da una mangiatoia per gli ungulati, con annesso uno stanzino per una precaria sosta&amp;nbsp;d'emergenza. Dall’ex Ponte del Venco, oggi cancellato dalle rettifiche alla SS51,&amp;nbsp;la pista risale ripida il costone che fiancheggia un grande invaso detritico, inoltrandosi nella&amp;nbsp;magra pineta che caratterizza le balze meridionali del Sorapis. Dall'Albergo dei&amp;nbsp;Peniés, poi,&amp;nbsp;si può salire ancora un po' lungo una pala erbosa costellata di massi, probabile resto di una grande frana. Essa termina sessanta metri più in alto, a 1427 m di quota. In quel punto, dove usualmente ci fermiamo presso un grande masso piatto, uno dei colatoi che scendono dal Marcora si divide in due rami minori, convogliando altrove ghiaie e detriti e tenendo pulita la pala, luogo verde e solitario.&amp;nbsp;L'Albergo dei Peniés, dove siamo passati sette volte in cinque anni, &amp;nbsp;è un angolo rilassante che offre una visuale a 180°, dalla Ponta dei Ros al&amp;nbsp;Péna, Pelmo, Rochétes, Becolòngo, Beco de Mesodì, Cinque Torri e Tofana de Rozes. Luogo quasi sconosciuto, è il clou di una distensiva passeggiata, nella quale credo che molto raramente troveremo qualcuno a contenderci il passo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-311214352027441258?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/311214352027441258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=311214352027441258' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/311214352027441258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/311214352027441258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/14112010-uno-scampolo-dautunno.html' title='Uno scampolo d&apos;autunno'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2877761262177184117</id><published>2010-11-15T13:16:00.003Z</published><updated>2010-11-15T13:21:31.444Z</updated><title type='text'>Non sarà famosa, ma è una gran bella montagna davvero!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Diciannove anni fa, l’11 agosto, giunsi con un amico su una sommità del tutto “fuori del coro”: la Cima Scotèr, nella porzione sanvitese del&amp;nbsp;gruppo delle Marmarole, ben visibile dalla piazza centrale&amp;nbsp;di San Vito&amp;nbsp;ma incredibilmente ignorata. Buon pretesto per salirla fu la relazione pubblicata da Luca Visentini in “Antelao Sorapiss Marmarole” del 1986, dove comparivano queste allettanti note: “&lt;em&gt;È cima tra le più belle di questa regione. Irragionevolmente dimenticata e trascurata. Notata, indicata sulle carte, ma sprofondata nel segreto di quei pochi – 10 salite dal 1940 al 1985!- che hanno potuto ammirare, calcando la sua vetta, l’immagine più diretta ed ideale dell’Antelao …&lt;/em&gt;” Nell’anno in cui salii in vetta, consultando il libretto apprendemmo di essere i secondi: dopo di noi non so, ma penso che ben poche persone tocchino ogni estate la solitaria vetta di questa grande montagna, superando i circa 100 m di dislivello che la staccano dal temuto Passo del Camoscio, con difficoltà di I-I+ su roccette non troppo difficili, ma piuttosto friabili ed esposte. La prima ascensione della Cima Scoter si deve ad Ernestine e Otto Lecher e C. Reissig con quattro guide ampezzane della seconda generazione, Giovanni Barbaria, Arcangelo Dibona, Pietro Dimai e Arcangelo Siorpaes, il 25/8/1900. Una curiosità: qualche anno fa, nei libretti di Giovanni Battista Del Favero "Tita Valier" (1878-1952), guida alpina di San Vito in esercizio dal 1910 al 1937, trovai le note di quattro salite con clienti sulla prospiciente, e più impegnativa Cima Bel Pra, ma in 27 anni nessuna su quest’altra montagna, che pure impone sul paese cadorino una sagoma massiccia e altissima. Con alcuni altri amici, partimmo per rifare la Scotèr intorno al 1997. Un incidente ad una del gruppo interruppe la salita, e oggi mi piace sempre guardare la Cima da San Vito, specie nella luce del tramonto, dopo un temporale o d'inverno. Non sarà famosa né ambita, ma è una gran bella montagna, davvero!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2877761262177184117?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2877761262177184117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2877761262177184117' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2877761262177184117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2877761262177184117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/non-sara-famosa-ma-e-una-gran-bella.html' title='Non sarà famosa, ma è una gran bella montagna davvero!'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6511359942293607029</id><published>2010-11-13T11:16:00.001Z</published><updated>2010-11-13T11:25:11.833Z</updated><title type='text'>Ricordando la posa del nuovo libro di vetta sulla Punta Nera, luglio 2008</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Sono passati poco più di due anni da sabato 26/7/2008. Quel giorno partecipai, con gli amici Adriano, Mario, Mirco e Paola, alla sostituzione (proposta da Mario) del libro di vetta sulla Punta Nera, magnifica cima del Sorapis che si vede bene dal centro di Cortina, guardando verso S. Il nuovo libretto rimpiazzò il precedente, collocato lassù su mio suggerimento il 9/9/2000 da Giulio Lancedelli di Cortina (classe 1921), e distrutto dalle intemperie o -&amp;nbsp;più facilmente -dall'incuria di qualche firmatario dopo otto stagioni di onorato servizio. La nostra salita della Punta Nera (che forse fu la prima cima "minore"&amp;nbsp;in Ampezzo ad essere salita, per merito di Alessandro Lacedelli "da Meleres" nel 1876), seguendo le tracce che dalla Sella di Punta Nera risalgono una parete inclinata, purtroppo&amp;nbsp;friabile e sporca di detriti, fu frustrata dal maltempo. Durante la discesa, infatti, si scatenò uno dei tanti rovesci di quell’estate balorda, che comunque ci permise di raggiungere la funivia di Faloria senza problemi. La Punta Nera, sulla quale personalmente mettevo piede per la settima volta in una ventina d'anni, mi ha dato di nuovo una bella soddisfazione, e soprattutto il piacere di condividere l'itinerario con alcuni cari amici, che in gran parte non la conoscevano. Ed oggi la rievoco con un po' di mestizia, dato che Mario è “andato avanti”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #351c75; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6511359942293607029?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6511359942293607029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6511359942293607029' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6511359942293607029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6511359942293607029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/ricordando-la-posa-del-nuovo-libro-di.html' title='Ricordando la posa del nuovo libro di vetta sulla Punta Nera, luglio 2008'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5328822029738686578</id><published>2010-11-11T13:38:00.009Z</published><updated>2010-11-12T19:12:46.031Z</updated><title type='text'>Ciao, Mario</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Stamattina se n'é andato&amp;nbsp;Mario Crespan. Ci eravamo conosciuti&amp;nbsp;poco tempo fa, tramite Mirco e Adriano. Era l'estate 2007: da allora abbiamo passato molte ore insieme, conversando di montagna e non solo; abbiamo scritto a quattro mani un pezzo sull'enigmatica Croda del Valico per "Le Dolomiti Bellunesi", io ho scritto per la sua "creatura", "46° Parallelo". Ci siamo trovati al Rifugio Biella per ricordare i cent'anni del CAI Treviso; nel 2008 siamo saliti insieme sul Corno d'Angolo e sulla Punta Nera, collocando su quest'ultima un&amp;nbsp; nuovo libro di vetta; ci siamo incontrati a tavola a Braies e poi a Treviso, per la mostra con i suoi manifesti di montagna dello scorso autunno. Meno di un anno fa ...&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Penso di poter dire che io e mia moglie gli siamo diventati amici, di quell'amicizia che soltanto la Montagna e i suoi ideali sanno cementare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Ormai temevamo la notizia, ed essa&amp;nbsp;ci rattrista molto. Siamo vicini a tutti, dai familiari&amp;nbsp;ai conoscenti, certi che d'ora in avanti Mario salirà senza più fatica né dolore tutte le crode che ha amato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Credo che la Montagna abbia perso un grande amico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Un abbraccio forte a Paola,&amp;nbsp;con l'auspicio che possa farsi forza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Trebuchet MS; font-size: large;"&gt;Ciao, Mario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5328822029738686578?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5328822029738686578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5328822029738686578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5328822029738686578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5328822029738686578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/mario-crespan.html' title='Ciao, Mario'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5996285146120045450</id><published>2010-11-10T18:10:00.001Z</published><updated>2010-11-11T18:29:17.645Z</updated><title type='text'>Il mio eremo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #b4a7d6; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #3d85c6; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Nei momenti di maggior tensione che pervadono sempre di più la nostra epoca, ognuno di noi aspirerebbe a scovare un luogo nel quale rifugiarsi e isolarsi, sfuggendo alle storture e ai pericoli per la salute del corpo e dello spirito, che riempiono ormai la vita. Con un pizzico d'ironia, già qualche anno fa andavo dicendo che, qualsiasi cosa accadesse, se dovessi scegliere un luogo nella valle d’Ampezzo in cui rifugiarmi, l’avrei già individuato. Si tratta delle tre piccole caverne affiancate, distinguibili dalla Strada d’Alemagna nei pressi del ponte sul Ru de r’Ancona&amp;nbsp;ma al tempo stesso remote, che bucano l’accidentata e misteriosa dorsale alberata e baranciosa che scende dal crinale Croda de r'Ancona - Ra Ciadenes sulla strada, sul versante sinistro orografico del Ru de r’Ancona. Le caverne, allineate su una cengia e scavate dagli Austriaci nella Grande Guerra per alloggiarvi un presidio dal quale esercitare un controllo infallibile sulla prima linea italiana, si avvicinano con un sentiero sempre più evanescente, anche se segnato con radi bolli rossi, ripassati forse dal samaritano (pare che oggi si sia redento) il quale, qualche anno fa, si divertiva a spennellare gli angoli più segreti della Croda Rossa. La traccia parte dalla strada poco dopo il ponte, e s’inerpica per la costa baranciosa, fino ad incrociare le tracce che dai Zuoghe raggiungono il Busc e la Croda de r’Ancona. L’ho percorsa alcune volte, sempre fuori stagione perché il versante è abbastanza ben esposto al sole, e in primavera ed autunno fa meno caldo. L’isolamento del luogo è alto, l’atmosfera che lo pervade è quanto di più selvaggio si potrebbe sperare, e per questo - nella fantasia - penso che rifugiarsi là in alto vorrebbe dire uscire veramente dal mondo. Certo, ci vorrebbero acqua, magari qualcosa per difendersi (dall'orso ...), coperte, abiti, viveri e tutto quello che la vita moderna ci ha ormai abituato a possedere, ma le caverne di Ra Ciadenes potrebbero costituire il mio eremo ideale!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5996285146120045450?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5996285146120045450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5996285146120045450' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5996285146120045450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5996285146120045450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/il-mio-eremo.html' title='Il mio eremo'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2693062842401134267</id><published>2010-11-06T19:49:00.007Z</published><updated>2010-11-09T14:37:13.085Z</updated><title type='text'>Strudelkopf, forse l'ultima gita prima di un lungo inverno</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #073763; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Dopo&amp;nbsp;otto anni, l'altro giorno sono tornato con Isy su una bella cima, che conobbi per la prima volta nell'autunno 1989: lo Strudelkopf o Monte Specie. Rialzo quasi piatto della lunga cresta che dal Picco di Vallandro si protende verso la Val di Landro, lo Strudelkopf, fondamentalmente, è&amp;nbsp;una cima "per pigri". Per toccare la grande croce di vetta, dedicata ai reduci di tutte le guerre, infatti, dal Rifugio&amp;nbsp;Vallandro o dal Pratopiazza occorre rispettivamente da un’ora a un'ora e&amp;nbsp;mezzo di cammino, seguendo una carrareccia militare sassosa ma poco ripida, praticata anche in MTB, che risale a curve i vasti pascoli dell'Alpe di Specie.&amp;nbsp;Il 6 novembre scorso sulla vetta, che offre un panorama quasi ad angolo giro sui monti ampezzani, cadorini, pusteresi e su quelli della Valle Aurina, ci siamo ritrovati in dodici. Lungo la salita, coperta nella parte alta da 15 centimetri di neve dura e ben pistata, il sole scottava come in piena estate, tanto da ustionare il viso ad entrambi, e&amp;nbsp;il cielo era luminoso e terso: siamo incappati, insomma, in una breve estate di San Martino. Attorno alla croce c'erano i soliti gracchi affamati a farci compagnia, il silenzio s'imponeva sovrano, ed abbiamo sperato&amp;nbsp;che non fosse quella l'ultima camminata prima dell'arrivo del lungo inverno, ma ho qualche dubbio&amp;nbsp;...&amp;nbsp;Oltre che per il panorama, il Monte Specie è conosciuto per l'accesso facile e abbastanza breve. Ma c’è anche un modo molto più “alpinistico” di giungere in vetta: dal versante di Landro, lungo la Helltal (Val Chiara), percorrendo la via di arroccamento degli Austriaci. Dal Ristorante Tre Cime, il sentiero&amp;nbsp;segnalato risale la sfiancante costa alberata e baranciosa che sovrasta la strada, poi cambia versante ed entra nella valle vera e propria. Superato un tratto accidentato con&amp;nbsp;una scalinata di legno, una breve galleria e una cengia munita di corde fisse, il sentiero prosegue sulla destra orografica della valle sbucando su una sella del crinale, dove si trovano i ruderi di un fortino. In questo punto arriva anche la carrareccia da Pratopiazza, che in una ventina di minuti porta in cima. Mentre il dislivello da Pratopiazza è di 300 m, quello da Landro è il triplo: per la risalita della Val Chiara occorrono poco meno di tre ore, abbastanza faticose ma interessanti per l'ambiente silvestre e solitario e le numerose testimonianze belliche.&amp;nbsp;Mentre il percorso da Pratopiazza mi era totalmente nuovo, personalmente ho percorso la Val Chiara in salita e in discesa in cinque occasioni, e devo dire che tutto sommato non la rimpiango.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2693062842401134267?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2693062842401134267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2693062842401134267' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2693062842401134267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2693062842401134267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/lo-strudelkopf-ultima-gita-prima.html' title='Strudelkopf, forse l&apos;ultima gita prima di un lungo inverno'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1956849127040119490</id><published>2010-11-04T13:58:00.001Z</published><updated>2010-11-04T17:20:04.464Z</updated><title type='text'>Un ricordo al giorno: 4 novembre, Bepi Degregorio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Il 4/11/1978 moriva a 89 anni, nella sua casa di Cortina, Giuseppe Degregorio, noto come&amp;nbsp;"Bepi", alpinista e scrittore. Originario di Predazzo, si diplomò maestro elementare e&amp;nbsp;fu amico delle guide fassane Tita Piaz e Francesco Iori. Perseguitato politico dall'Austria per le idee irredentiste, nel 1920 giunse in Ampezzo per dirigere l'Ufficio Postale, dove rimase fino alle Olimpiadi Invernali del 1956, e per arrampicare. Presidente del CAI Cortina dal 1924 al 1970, presiedette anche il Corpo Guide Alpine Ampezzane, il Soccorso Alpino, i cronometristi, e fu un buon arrampicatore. Ebbe all'attivo diverse vie nuove, realizzate con Federico Terschak e Erwin Merlet,&amp;nbsp;sull'Averau (1925), Croda da Lago (1924, 1926, 1932), Pomagagnon (1927), Piz Popena (1925), Sorapis (1931) e sulle crode fassane. Sue anche la probabile prima invernale solitaria del Becco di Mezzodì (1925) e le prime sciistiche del Picco di Vallandro e della Cresta di Costabella (1934). Spesso in compagnia di noti alpinisti, ripeté le vie classiche della conca ampezzana, fino agli ultimi anni '40. Giornalista e scrittore dalla penna facile ed efficace, illustrò in numerosi articoli Cortina e le sue montagne, pubblicando nel 1952 da Cappelli un suggestivo volume con lo stesso titolo, rielaborato e ristampato con il titolo di "Andar per Dolomiti" poco prima della morte. S'interessò di impianti sciistici e di turismo, fu socio del Gruppo Italiano degli Scrittori di Montagna e fino a tarda età ricevette amici e alpinisti nella sua "Villa Soreghina" presso l'ex stazione ferroviaria di Cortina, dove la cornice del poggiolo d'ingresso era attrezzata con una corda di canapa e&amp;nbsp;un cartello, che avvertiva&amp;nbsp;"Solo per sestogradisti". &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1956849127040119490?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1956849127040119490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1956849127040119490' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1956849127040119490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1956849127040119490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/un-ricordo-al-giorno-4-novembre-bepi.html' title='Un ricordo al giorno: 4 novembre, Bepi Degregorio'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3822711912113435920</id><published>2010-11-03T07:08:00.004Z</published><updated>2010-11-03T15:15:32.680Z</updated><title type='text'>Ra Ciadenes: da aprile a novembre, e anche oltre</title><content type='html'>&lt;span style="color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify" style="margin-bottom: 0.5cm;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-weight: normal;"&gt;&lt;strong&gt;Ra Ciadenes (le catene)&amp;nbsp;è il nome della cresta che scende dalla Croda d’Ancona verso E terminando all´altezza del deposito militare di Rufiedo. Durante la Grande Guerra Ra Ciadenes, il cui punto culminante è noto come I Zuoghe (i gioghi),&amp;nbsp;fu un passaggio obbligato per l'assalto a Son Pouses, e contro la dorsale s’infransero i tentativi di sfondamento dell’Esercito Italiano. La quota più alta, dove sorge un punto trigonometrico, e quella poco più bassa dove il sentiero che sale da S, segnalato ma abbandonato, scollina per scendere in Val di Gotres, offrono un magnifico scenario e consentono di osservare molte opere belliche. Da Ospitale, per ripida forestale e superando una cabina elettrica, si sale a una radura. La si traversa sino a un sentiero che s'inoltra nel bosco. Per esso, rimontando a tornanti l'erto costone di alberi e mughi, si giunge ad un inconfondibile canale di terra e detriti. Lo si supera prima a destra e poi portandosi a sinistra, e si continua tra i mughi. Proseguendo si esce su terreno aperto, e per zolle erbose si giunge a due casematte di cemento: quella superiore, utilizzabile come precario riparo dal maltempo, costituisce il termine della salita. Verso E, tra alberi e mughi, si può salire anche sui Zuoghe, dove s´incontrano altri resti di guerra. Presentando quest'ascensione, non banale perché poco segnata e in ambiente inselvatichito, che ho ripetuto 25-30 volte in ogni stagione, sempre con il piacere del ragazzo guidato lassù dai genitori per la prima volta nel 1972, mi auguro una cosa. Di non incontrarvi mai i “valorizzatori” turistici - istituzionali o non -, quei samaritani che girano per crode muniti di roncola e spray multicolori. Con il&amp;nbsp;loro operato, spesso superfluo e pericoloso, infrangerebbero l’incanto di quei dirupi di scarso valore alpinistico, tanto strategici in guerra quanto disertati in pace. Ra Ciadenes sono belle così, e l'escursione appagherà soprattutto chi ama la Montagna minore, fuori dalle mode e dalla confusione.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3822711912113435920?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3822711912113435920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3822711912113435920' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3822711912113435920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3822711912113435920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/ra-ciadenes-da-aprile-novembre-e-anche.html' title='Ra Ciadenes: da aprile a novembre, e anche oltre'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4061658039532289460</id><published>2010-11-02T08:36:00.002Z</published><updated>2010-11-02T15:20:34.640Z</updated><title type='text'>Un ricordo al giorno: 2 novembre, Popena Basso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Riannodando il filo dei ricordi di montagna, ho notato che riesco ad associarne uno quasi a ogni giorno dell’anno. Il 2/11/79, ad esempio, sotto una precoce nevicata, ero presente alla salita della Via Scoiattoli sulla parete E del Popena Basso, la cupola coperta di mughi che cade verso Misurina con strapiombi grigi e giallastri, solcati da vie di ogni difficoltà. Leggo nel "Berti" che la via, realizzata da Albino Alverà e Romano Apollonio il 29/6/1942, presenta un dislivello di 90 m con difficoltà di VI, e per superarla occorsero 22 chiodi: l’itinerario, breve ma secco, fu la prima via di sesto grado aperta dagli Scoiattoli. La seconda ascensione spettò a Francesco Corte Colò e Valerio Quinz il 13/9/1949, mentre la prima solitaria, nel 1952, fu opera di un Molin (Alziro o Attilio). I protagonisti dell'ascensione a cui assistei erano Enrico e Stefano, quest'ultimo non ancora&amp;nbsp; sedicenne: per me la via era improponibile, e così mi accontentai di salire un pezzo dell’adiacente Mazzorana-Adler, tracciata dalla guida Piero Mazzorana con un cliente il 17/8/36 e divenuta poi una classica. Ritiratomi sotto la neve, tornai a completare la Adler con Carlo cinque anni dopo, esattamente il 3/11/84. Vista la piacevolezza dell’itinerario, lo salii ancora in alcune occasioni. Nel 2008 sono salito ancora una volta sul Popena Basso, per la facile via normale. Ho potuto così riguardare le rocce alle quali sono legate diverse giornate della mia carriera di scalatore, che si espresse bene fino ad un certo punto e oltre, saggiamente, si arrestò. Mi piace tornare su quella mansueta cupola che guarda il lago di Misurina, lungo il sentiero, non segnalato e per questo noto solo a chi arrampica, che s’inerpica fra alberi, sassi e baranci fino in vetta: intanto la valigia dei ricordi non si chiude mai.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4061658039532289460?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4061658039532289460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4061658039532289460' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4061658039532289460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4061658039532289460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/un-ricordo-al-giorno-2-novembre-popena.html' title='Un ricordo al giorno: 2 novembre, Popena Basso'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6658352264755007268</id><published>2010-11-01T08:38:00.001Z</published><updated>2010-11-01T08:40:09.494Z</updated><title type='text'>Le montagne e lo zodiaco</title><content type='html'>&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Volendo andare per il sottile, i toponimi legati alla montagna si potrebbero raggruppare nelle più diverse classificazioni: da quelli legati agli animali a quelli legati al lavoro, da quelli connessi alla religione a quelli derivanti da nomi di persone e compagnia cantando. Una raffinata operazione di questo genere l’ha già compiuta una quindicina di anni fa l’amica Lorenza, utilizzando i toponimi di Cortina e dintorni. Una piccola curiosità, che mi è venuta in mente maneggiando un sottopiatto ispirato al segno dello Scorpione, è che, almeno sui monti del Triveneto, ci sono anche toponimi legati allo zodiaco. Non li ho trovati tutti e 12, ma magari esistono, anche in zone un po’ più lontane da quelle che conosco meglio e frequento. In ogni modo, qui intorno ci sono toponimi che hanno nella loro radice i Gemelli, il Leone, il Toro, la Vergine; almeno un terzo dell’arco zodiacale l’abbiamo. Per non dire poi dei toponimi, a torto o a ragione, legati ai colori: le varie Cresta, Croda, Punta e&amp;nbsp;Sasso Bianco; Forcella e&amp;nbsp;Torre Gialla; Punta Grigia; Croda, Monte, Punta e&amp;nbsp;Sasso Nero; Monte Rosa (non quello della Val d'Aosta, quello del Popera); Croda, Forcella, Monte, Sasso e Valle Rossa; Cima, Colle, Forcella e&amp;nbsp;Promontorio Verde e chi più ne ha più ne metta. Quando non saprò più che cosa scrivere sulle montagne, potrei iniziare anche la raccolta di crode astrologiche, crode colorate, crode diaboliche, crode personificate, crode sante. Potrebbe essere il mio “alpinismo di carta” degli anni che verranno.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6658352264755007268?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6658352264755007268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6658352264755007268' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6658352264755007268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6658352264755007268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/11/le-montagne-e-lo-zodiaco.html' title='Le montagne e lo zodiaco'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7300540265628480584</id><published>2010-10-31T09:13:00.003Z</published><updated>2010-11-02T12:21:52.724Z</updated><title type='text'>Un ricordo al giorno: 31 ottobre, Punta della Croce</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La Punta della Croce, mediana delle tre cime che costituiscono il segmento W della catena del Pomagagnon, fino agli anni '80 del XIX secolo non si chiamava così. Il nome, infatti, le venne da una croce lignea, posta sulla sommità prima del 1883 da Giuseppe Ghedina Tomasc, la guida che sarebbe tragicamente caduta dal Nuvolau il giorno dell'inaugurazione del rifugio omonimo, 11/8/1883. Non è noto esattamente quando e per quale motivo il Ghedina abbia portato la croce su questo rialzo di cresta, poco rilevante a guardarlo da N, dove scivola con una pala detritica sparsa di zolle erbose sui magnifici Prati del Pomagagnon. Sul lato opposto però, verso Cortina, la Punta cade con una parete incisa a metà da una grande fessura, che – per quanto non tutta verticale&amp;nbsp;né strapiombante – raggiunge la considerevole altezza di 650 m. Pur contando su tre vie di roccia, di cui una classica (Pott, guide Siorpaes e Verzi, 1900), la Punta della Croce non ha la fama delle sue compagne, Punta Fiames a sinistra e Campanile Dimai a destra. Anche la via normale, un itinerario che richiede mezz'ora da Forcella Pomagagnon e non presenta grandi problemi, non riscuote eccessivo entusiasmo nella folla degli alpinisti.&amp;nbsp;L'ho salita tre o quattro volte, di cui ricordo quella con Claudia e Sandro di undici anni fa, il 31/10/1999, giornata clou di un autunno che sembrava non voler finire. Perché mi piace? Anche perché, una volta in cima, avvolti dal silenzio, basta guardare la prospiciente Punta Fiames, in genere popolata di ferratisti dalla primavera all'autunno, per rendersi conto del fatto che la Punta della Croce è una montagna abbandonata, ma tranquilla e ristoratrice.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7300540265628480584?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7300540265628480584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7300540265628480584' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7300540265628480584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7300540265628480584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/punta-della-croce-11-anni-fa.html' title='Un ricordo al giorno: 31 ottobre, Punta della Croce'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-21740732105394859</id><published>2010-10-30T11:18:00.003+01:00</published><updated>2010-10-30T18:32:17.881+01:00</updated><title type='text'>Autunno sul Col Rosà</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Domenica 23/10/83. L'altro ieri ho "passato" Diritto Amministrativo, e sono tornato subito a casa per onorare il successo come piace a me. Domenica scorsa, per fugare la tensione dell’esame ormai vicino, avevo salito da solo la ferrata “Strobel” della Fiames: oggi resto in zona e voglio&amp;nbsp;salire la “Bovero” sul Col Rosà. Sempre da solo, per necessità ma anche perché voglio essere libero. Zainetto e tuta, in autobus a La Vera, a Fiames a piedi: m'immergo subito nel bosco e in breve - per il comodo,&amp;nbsp;ombroso sentiero di Val Fiorenza – esco in Posporcora. L’aria è quella limpida e frizzante di un mattino d'autunno: non fa freddo, c'è un silenzio magico. Supero l’erto pendio che porta alla ferrata, e all'attacco trovo tre veneti, tra cui una bella ragazza. Scambio due parole con loro, ma ho quasi fretta, mi attende la cima. Un tratto in libera, e sulla traversata aggancio i moschettoni: assaporo la grande esposizione di quei 5 metri ben attrezzati, in breve sono fuori e rapidamente raggiungo la terrazza di mughi sotto la cima. Passo le ghiaie, salgo veloce il camino con gli scalini di guerra e sono in vetta: il campanile di Cortina batte il mezzodì. Non c’è nessuno: una fresca brezza, un pallido sole, un gracchio che pregusta la colazione ed io. Sto apprezzando l’isolamento di questa cima, così calpestata d'estate: metabolizzo più che posso il panorama, la soddisfazione di essere quassù, alto sulla valle,&amp;nbsp;e di stare bene, in equilibrio e in pace con me stesso e con la natura. Sul terrazzo di vetta, esposto sulla parete verticale, riesco persino a fare un sonnellino. Quasi mi dispiace dover scendere, e rifletto sull'utopia di restare quassù, vivendo di alberi, animali, sole e vento. D’improvviso, però, un refolo rabbioso mi desta dal torpore: mi è venuto in mente che a casa mi aspetta il “Liebman”, il manuale di Procedura Civile!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-21740732105394859?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/21740732105394859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=21740732105394859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/21740732105394859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/21740732105394859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/fine-ottobre-sul-col-rosa.html' title='Autunno sul Col Rosà'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5166603936777761107</id><published>2010-10-29T18:32:00.002+01:00</published><updated>2010-11-02T14:30:16.708Z</updated><title type='text'>Piero Mazzorana, a 100 anni dalla nascita</title><content type='html'>&lt;span style="color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="western" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0.04cm; margin-top: 0.04cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #741b47; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Il&amp;nbsp;4/9/1977 avevo finito da poco il liceo, quando con Enrico,&amp;nbsp;già lanciato verso l'arrampicata di alto livello,&amp;nbsp;salii la via aperta nel 1934 da Comici e del Torso sulla parete S della Punta Col de Varda, sopra&amp;nbsp;Misurina. La via è nota agli alpinisti classici per un mix di fattori, che ne fanno un percorso frequentato: infatti, anch'io l'ho salita altre tre volte.&amp;nbsp;In uno degli ultimi tiri di corda c'è un tratto aereo e impegnativo, che superai provando forse la prima grande emozione dolomitica. Usciti dalla via, fra i massi della vetta trovai un barattolo con un biglietto, e lo lessi con la passione, già in incubazione,&amp;nbsp;dello storico. Seppi così che il giorno prima era passato di là Piero Mazzorana (1910-80), guida alpina degli anni&amp;nbsp;Trenta-Quaranta, "patron" dal '49 al '75 del Rifugio Auronzo e&amp;nbsp;autore di una sessantina di vie nuove soprattutto nei Cadini di Misurina, qualcuna delle quali l'avrei apprezzata anch'io. Mazzorana era salito da solo per la “Via Obliqua” sulla parete S, continuando il percorso che per mezzo secolo lo aveva visto calpestare innumerevoli cime principalmente nei Brentoni, Cadini, Cristallo e Popena, Croda dei Toni, Popera, Sella, Tre Cime. Leggere quel piccolo biglietto sgualcito mi commosse, pensando che Mazzorana era già anziano, ma la passione della roccia non lo aveva ancora abbandonato. Quando, nella primavera dell'80, mio padre - che lo conosceva e me lo aveva presentato su in Rifugio - me ne comunicò la scomparsa, mi dispiacque di non avere fotografato quella firma tremolante nascosta in mezzo ai sassi di una piccola cima dolomitica. Forse era una delle ultime testimonianze della lunga vita di roccia della guida alpina Piero Mazzorana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5166603936777761107?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5166603936777761107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5166603936777761107' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5166603936777761107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5166603936777761107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/punta-col-de-varda-1977.html' title='Piero Mazzorana, a 100 anni dalla nascita'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5826427463088379804</id><published>2010-10-29T07:06:00.006+01:00</published><updated>2010-10-29T09:27:44.488+01:00</updated><title type='text'>Sulla Wundt, d'inverno</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La prima ripetizione invernale della rinomata fessura SE della Torre Wundt, nei Cadini di Misurina, salita per la prima volta l’8/9/1938 da Mazzorana e del Torso , fu compiuta diciotto anni dopo. Il 13/3/1956, infatti, Bruno Baldi e Fabio Pacherini, appartenenti a quel gruppo di triestini che gestiva la capanna al Passo dei Tocci intitolata a Dina Dordei,&amp;nbsp;e da alcune stagioni perlustrava il gruppo aprendo dovunque nuovi itinerari, superavano per primi la fessura nella cattiva stagione. All’amico Alessandro, appassionato della Torre e della via, che abbiamo percorso insieme diverse volte (ad una di queste si riferisce l'immagine che accompagna l'intestazione di questo blog, scattata nel 1984), è venuto in mente&amp;nbsp; in più occasioni di ripetere la Wundt d'inverno, e naturalmente ha tentato di coinvolgermi nell’operazione. Forse, in condizioni meteorologiche ottimali, la cosa non sarebbe drammatica, anche perché la fessura Mazzorana è posta a S e non dovrebbe essere mai troppo gelata. Ma l’idea di salire al Passo dei Tocci con neve più o meno alta (io non scio), magari dormire nel locale invernale del Rifugio Fonda Savio, che non è propriamente una reggia, e soprattutto il pensiero di dover magari scendere per la via normale a N, mi hanno sempre fatto desistere dal progetto. Neppure Alessandro ha più pensato (forse)&amp;nbsp;alla Wundt d’inverno, lasciando così a Baldi e Pacherini il primato della salita, di cui ho trovato di recente notizia in una Rivista del CAI di oltre mezzo secolo fa. Chi legge, se ne avesse intenzione, sappia che l’invernale della fessura, oggi piuttosto frequentata, non sarebbe più la prima: forse manca ancora l’invernale di un solitario, che potrebbe essere un'idea ...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5826427463088379804?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5826427463088379804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5826427463088379804' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5826427463088379804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5826427463088379804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/la-wundt-dinverno.html' title='Sulla Wundt, d&apos;inverno'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3115599035912389944</id><published>2010-10-28T07:06:00.003+01:00</published><updated>2010-10-29T07:02:24.461+01:00</updated><title type='text'>E il Corno d'Angolo sta a guardare ...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #351c75; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;L'Unesco ha elevato le Dolomiti a patrimonio dell’umanità, a bene da tutelare a livello mondiale. A parte le questioni nate per ospitare la sede della Fondazione, che la Provincia propone di localizzare a Sedico; considerato poi che tutelare le montagne vuol dire tutelarne gli abitanti, perché le Dolomiti non restino solo cumuli di pietre senza vita, chissà quanti (anche fra i più attenti) sanno spiegare compiutamente il significato di “patrimonio mondiale dell’umanità”. Se cioè sia solo un’etichetta cultural-naturalistica o abbia anche una portata economico-turistica; se produrrà l’ennesima fabbrica di sovrastrutture e carrozzoni o aiuterà invece la rinascita della nostra terra, suggestiva ma viziata da vari problemi: spopolamento, captazione delle acque, chiusura di fabbriche, declino culturale … In quest'ambito, sottolineo un mio dubbio. Pensavo che “Unesco” evocasse solo paesaggi da favola, ambiente sostenibile, colori dei Monti Pallidi, natura, cultura, architettura dolomitica da rispettare, ma di recente ho potuto ammirare il costruendo ponte sul Rudavoi, nel cuore del bene-Dolomiti. È vero che il Rudavoi soffre di un grave dissesto idrogeologico, che la sua esondazione ha causato una vittima, che la via di comunicazione che ci passa, necessaria a lavoratori e turisti, merita la massima sicurezza, ma in che modo? Con un serpentone di calcestruzzo a due campate, alto 14 m e lungo 240, che scavalca un “ruscellone” non certo tumultuoso e largo forse un quinto? Con un “ricciolo” spaziale di cemento e ferro, sul quale si correrà a 90 km/h, mentre sulla strada prima e dopo il ponte, dove ogni primavera si ripetono i dissesti,si riuscirà forse a mantenere i 50? Il progettista difende il suo lavoro dicendo che (le correzioni fra parentesi sono mie&lt;em&gt;)“… il ponte si concreta a livello percettivo, come una lama sottile, quasi invisibile nella luce della penombra; un uso efficiente dei materiali si traduce in trasparenza e snellezza della struttura, con armonia e unità delle parti determinate da una corretta proporzione. Il luogo acquista valore dal ponte, (con quello) antecedente il significato dell’ambiente è (era) nascosto; la costruzione del ponte lo ha messo in luce trasformando un sito in un luogo, scoprendo i significati potenziali presenti nell’ambiente …&lt;/em&gt;”. Nonostante tutto però, siamo di fronte a una bruttura di dimensioni … dolomitiche, e mi chiedo quanto verde servirà per attenuare almeno in parte l’impatto della struttura&amp;nbsp;sui boschi al cospetto del Cristallo e del Sorapis. Nel 2011 mi toglierò la soddisfazione di salire di nuovo sul Corno d’Angolo, che domina il ponte: da lassù vorrei rivolgere lo sguardo al Rudavoi, 800 m più in basso, e ammirare “l’effetto che fa”. E meno male che le Regole ampezzane, proprietarie e gestrici del territorio, riavranno in dono i “relitti”, il tratto di strada solcato da 13 anni da un Bailey "provvisorio"! I due tronconi del viadotto sono stati congiunti da poco, ma per la chiusura del megacantiere dovremo attendere il 2012. Da allora, in barba ai principi dell'Unesco, potremo apprezzare un cavalcavia stile Val Lapisina (ma in quella valle c’è un’autostrada a 4 corsie, che collega la nostra Provincia con la pianura). In basso, sul ciglio sconvolto del Rudavoi, resterà un piccolo, malinconico cartello di legno che indirizza gli alpinisti verso la perla ambientale della Val Popena Alta e le montagne che le fanno corona, “patrimonio mondiale dell’umanità”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #351c75; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #351c75;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;﻿&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3115599035912389944?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3115599035912389944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3115599035912389944' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3115599035912389944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3115599035912389944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/e-il-corno-dangolo-sta-guardare.html' title='E il Corno d&apos;Angolo sta a guardare ...'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4758966386332801893</id><published>2010-10-27T19:42:00.001+01:00</published><updated>2010-11-02T12:21:22.863Z</updated><title type='text'>Un ricordo al giorno: 27 ottobre, Cresta di Val d'inferno</title><content type='html'>&lt;div class="western" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;Cresta di Val d’Inferno: una serie di guglie e spuntoni dal nome poco gentile, che divide Carnia e Cadore e s’inserisce nell’isolata giogaia dei Brentoni-Castellati. Cime fuori mano, spesso friabili, angoli romiti dove c’è sempre qualcosa da scoprire: questo è la Cresta, un ambiente romantico. Dalla cresta emerge il&amp;nbsp;secondo Torrione, piccolo ma elegante, che guarda Forcella Camporosso e i boschi della Val Frison. Lungo lo spigolo S sale una via, fra le più consigliate del gruppo, che percorsi per la prima volta un quarto di secolo fa, il 27/10/1985. Era stata aperta nel 1938 da due fuoriclasse, Castiglioni e Detassis, che stavano girando le Alpi Carniche in vista dell’edizione dell’omonima guida. La via offre poco di succulento dal punto di vista dell’arrampicata, ma presenta alcuni pregi che la rendono&amp;nbsp;molto apprezzabile da chi ama un certo alpinismo. Mi piacque salire nel fresco del&lt;/span&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;mattino verso lo spigolo, dalla strada di Razzo per Forcella Losco, Camporosso e i pendii di erba e ghiaia sotto il Torrione. Il panorama che godevamo era insolito e originale: Carniche, Giulie e Dolomiti si proponevano in un avvicendarsi di piani diversi, che avrebbe colpito anche l’osservatore più distratto. Tutto era silenzio; in autunno, il periodo migliore per conoscere i Brentoni, nella zona regna indisturbata la quiete. Mi piacque salire la via godendo ogni passaggio, né duro né banale: una rampa, paretine sullo spigolo, un diedro liscio, una cresta finale esposta. Mi piacque riposare al sole in vetta, guardando le crode intorno a noi, nitidissime in una giornata di sogno. Scendemmo per la via normale soddisfatti, fra ripidi salti e cenge solcate dai camosci, avvicinandoci alla valle che si preparava al riposo e lasciando la solitudine dell’altopiano. Valeva una visita, il&amp;nbsp;secondo Torrione della Cresta di Val d’Inferno. Spero che chi ripete quella via lo faccia&amp;nbsp;quasi sottovoce, per mantenere l’incanto che resiste tra quelle montagne. Ne sarà ampiamente ricompensato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4758966386332801893?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4758966386332801893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4758966386332801893' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4758966386332801893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4758966386332801893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/un-quarto-di-secolo-fa.html' title='Un ricordo al giorno: 27 ottobre, Cresta di Val d&apos;inferno'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1544876650648812022</id><published>2010-10-26T20:09:00.001+01:00</published><updated>2010-10-27T19:43:34.604+01:00</updated><title type='text'>L'uomo di legno</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #351c75; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ricordo esattamente il giorno: era il 16/2/1981, e con Enrico stavamo completando&amp;nbsp;le corde doppie nella discesa verso la “terrazza” della Torre Grande d'Averau, dopo aver superato in invernale la Via delle Guide sulla Cima W, che all'epoca ripetevamo abbastanza spesso. Non pensavamo certamente che, in quella bella domenica d'inverno, sulle rocce della Torre Grande si aggirassero altri arrampicatori; e invece, poco prima di affrontare l'ultima parte della discesa, ci passarono accanto quasi furtivi due uomini, usciti dalla Via Miriam prima della lunghezza della “schena de musc”, che parlavano un idioma allora per me incomprensibile. Quello che scendeva davanti salutò, si fermò un attimo e, indicandomi il suo compagno, che non sembrava un rocciatore, indossava pantaloni grigi di lana e un berretto di lana blu alla Lucio Dalla calato sulla faccia barbuta, mi disse sottovoce: “Vedi quello lì? È giovane, e farà grandi cose.” L'uomo che si era fermato era Italo Filippin, poi responsabile del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, mentre l'altro era Mauro Corona, scultore, alpinista e oggi anche rinomato scrittore.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1544876650648812022?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1544876650648812022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1544876650648812022' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1544876650648812022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1544876650648812022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/luomo-di-legno-sulla-torre-grande.html' title='L&apos;uomo di legno'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3186310907888062713</id><published>2010-10-26T18:48:00.000+01:00</published><updated>2010-10-26T18:48:01.130+01:00</updated><title type='text'>Pala de ra Fedes</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #45818e; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: large;"&gt;Di che cosa posso scrivere, stavolta? Riprendo una delle più belle scoperte che ho realizzato negli anni Novanta, la salita e traversata della Pala de ra Fedes. Come cima a sè stante&amp;nbsp;la Pala non vale molto: è un fazzoletto di erba e detriti, individuato (penso ci siano ancora) da due ometti, sul culmine del primo risalto dello sperone W della Croda Rossa d’Ampezzo. Per la Pala, le carte riportano la quota altimetrica 2733: la guida Berti le riserva un inciso nella relazione della Via Nieberl alla Croda Rossa, secondo la quale si sale facilmente per erbe e ghiaie. Pur non essendo molto impegnativa, allora non mi parve proprio di aver toccato il vertice della Pala “facilmente”, né tantomeno di aver traversato sul lato opposto (peraltro non descritto in alcuna pubblicazione) passeggiando! La nostra ascensione iniziò sulla selletta caratteristica per i mughi bruciati, fra il Castel de ra Valbones e i Tremonti. Non fu banale: friabile soprattutto all’inizio, con qualche bel passo di I su paretine e canalini in un ambiente superbo. La discesa la intuimmo lungo un esposto e friabile pendio, sfruttando una serie di orme di camosci, che ci parve più sicura la seconda volta, trovando il terreno&amp;nbsp;innevato. Fu una bella e faticosa salita, e la via del ritorno ci si parò davanti, logica e lineare, soltanto grazie alle peste degli ungulati! Un conoscente, che dalla Pala aveva tentato di scendere quasi a perpendicolo verso la Montejèla, si trovò a mal partito, poiché la scarpata opposta a quella di salita scivola nella valle con placche lisce, difficilmente superabili "senza avere le ali"! Avendola percorsa due volte e ricavatane una buona impressione, affermo che la traversata da Ra&amp;nbsp;Valbones in Val Montejèla attraverso la Pala de ra Fedes è stata un’esperienza insolita e saporita, di quelle che restano impresse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3186310907888062713?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3186310907888062713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3186310907888062713' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3186310907888062713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3186310907888062713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/pala-de-ra-fedes.html' title='Pala de ra Fedes'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8514925162483351054</id><published>2010-10-19T13:41:00.003+01:00</published><updated>2010-10-19T13:44:37.383+01:00</updated><title type='text'>Cianpolòngo e/o Salvaniéra: una croce fra Cortina e San Vito (200° post pubblicato quest'anno!!!)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Sono passati già undici anni da quel sabato 16/10/1999, quando&amp;nbsp;Mara e Ivano, appassionati escursionisti di Cortina che escono spesso dalle piste battute, fecero una scoperta, tanto più interessante poiché totalmente casuale, in una remota plaga del territorio di Cortina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Salendo verso la Rochéta de Cianpolòngo, una cima posta sul crinale fra Cortina e San Vito, dopo aver visitato il cippo “numero 1” del confine fra le due comunità, a pochi passi dalla vetta gli escursionisti s’imbatterono in un altro cippo “numero 1”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Su un lastrone roccioso apparve, infatti, ai loro sguardi stupiti una croce incisa, con la data 1779 e il numero 1, che fa esattamente il paio con quella presente circa 250 m più in basso, ai piedi del Zìgar, piramide visibile anche da Cortina che ebbe un peso di rilievo per definire i confini del territorio, al tempo anche confini fra l’Impero d’Austria e la Repubblica Serenissima.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Di questa duplice pietra di confine è probabile che fino allora nessuno sapesse alcunché. Non fu citata nei suoi pregevoli studi da Giuseppe Richebuono, storico d’Ampezzo; non la trovò né ne fece menzione Illuminato de Zanna, il ricercatore che negli anni ’60 aveva scandagliato per primo i 75 km del perimetro confinario ampezzano; non lo conoscevano i cultori di storia e d’alpinismo che chi scrive volle interpellare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Il secondo confine “numero 1”, ripassato in vernice e copiosamente fotografato dagli “scopritori” (e poi visitato da chi scrive in più riprese, nel 2000, 2003 e 2004), è andato ad inserirsi come elemento prezioso dell’esplorazione del territorio d’Ampezzo, del quale sovente anche i residenti sanno poco o nulla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Pur essendo raggiungibile con fatica ma senza difficoltà di roccia, giacché si mimetizza bene sulla dolomia, evidentemente l’iscrizione sfuggì a coloro che toccarono la vetta dopo il 1779. Non lo notarono, o non ne fecero parola, i cacciatori, i contrabbandieri, i pastori, i rari rocciatori che salirono la cima, e gli alpinisti che trovano sulla Rochéta la meta di una gratificante escursione da quando, nel 1986, alcuni amici hanno segnato l’accesso a minio e collocato in cima una croce e un quaderno per le firme.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Resta ancora da decifrare, e non pare del tutto intuitivo, il motivo di una duplice confinazione. Ad onore del vero, in ogni modo, una citazione illuminante sull’argomento c’è.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Leggendo il “Protocollo” del 20/8/1779, che descriveva l’andamento dei confini, i cippi e le distanze intermedie fra di loro espresse in Pertiche viennesi (m 1,896), il primo termine del confine Ampezzo - San Vito, quindi Tirolo – Cadore, avrebbe dovuto trovarsi in vetta ad una montagna, la cosiddetta “Rocchetta di Selvaniera”. Il testo originale recita così: &lt;em&gt;“… la linea prosegue per la sommità delle più alte crode fino alla Rocchetta di Selvaniera rupe di grande estensione in continuazione delle crode di Ambrizzola.Ora a fianco detta cima, non potendo arrivare alla sommità, guardando verso Ampezzo fu scolpito il primo termine principale n. 1 ed una croce col millesimo 1779, in distanza dal Sasso di Mezzodì pertiche 1000&lt;/em&gt;.” Non è la stessa cosa, ma giacché nella fascia boschiva ai piedi delle Rochetes, sul lato di San Vito, oltre al toponimo “Ciampolongo” si rinviene anche un “Taulà Salvaniera”, il parallelo Salvaniéra – Cianpolòngo pare facile e remunerativo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Azzardo l’ipotesi che, in prima battuta, i topografi del 1779 avessero iniziato a demarcare i confini sul terreno dal visibile “Zìgar”, dopo aver giudicato la Rochéta inaccessibile. Analogo sistema fu poi seguito al termine dei lavori sulla sponda opposta della Valle del Boite. Non riuscendo a salire il fianco S della Croda Marcora (dove qualcuno si avventurerà solo nel 1927), gli agrimensori incisero, accanto al cippo numero 10, la celebre mano, che traccia una linea di confine immaginaria verso i 3154 m della soprastante Croda.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Verificata in seguito la facilità, in senso alpinistico, della cresta che dalla Rochéta scende verso il Boite, probabilmente già nel medesimo anno i mappatori ritornarono in vetta, dove incisero la “nuova” croce con il numero 1.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;L’ipotesi, più che logica, sembra probabile. La pietra di confine della vetta poi, a differenza di quella alla base del “Zìgar”, non fu fatta oggetto di ricognizione nel 1852, data della “seconda mappatura”, e nemmeno nel 1964, da parte di Illuminato de Zanna e amici. I topografi la dimenticarono, o non la conoscevano per niente?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Non essendo citato nel “Protocollo” né in altri documenti, il cippo “ritrovato” nel 1999 pare sia rimasto ignoto e invisibile per oltre 200 anni. Altra soluzione possibile non so fornire a questo piccolo dubbio storico, al quale sarebbe bello dare una risposta inequivocabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8514925162483351054?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8514925162483351054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8514925162483351054' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8514925162483351054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8514925162483351054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/cianpolongo-eo-salvaniera-una-croce-fra.html' title='Cianpolòngo e/o Salvaniéra: una croce fra Cortina e San Vito (200° post pubblicato quest&apos;anno!!!)'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1477389837149105361</id><published>2010-10-18T08:17:00.001+01:00</published><updated>2010-10-18T08:23:55.501+01:00</updated><title type='text'>Gironzolando intorno al Col Druscié</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Alpinisticamente parlando il Col Druscié (1778 m), ai piedi delle Tofane, non è un monte. E’ un vasto dosso boscoso, apprezzato da tempi remoti per il panorama che offre su Cortina, poi in guerra per la posizione strategica,&amp;nbsp;e sfruttato turisticamente da una settantina d’anni. Nel 1937, infatti, la sommità venne raggiunta da una delle prime slittovie. Nei primi anni '50 la slittovia fu demolita e al suo posto nacque una seggiovia in due tronchi, che partiva dalle case di Ronco e serviva le due celebri piste di sci “A” e&amp;nbsp;“B”. Poco sotto l’arrivo fu costruita anche una casetta per l’alloggio degli operai. In seguito l’impianto passò di mano, il primo tronco di seggiovia venne chiuso e il secondo cedette il posto ad un impianto più adeguato ai tempi. Sulla sommità del Col, unita a Pietofana da una ripida strada sterrata oggi trasformata anch'esso in pista di sci, negli anni '30 era sorto un grazioso rifugio, nel quale dal 1947 al 1982 imperò mio zio "Ijuco" Majoni Coléto e fino al 1993 continuarono i suoi familiari, divenuto pochi anni fa una nuova struttura moderna in legno e vetro. Nel 1971, vicino al rifugio, sorse la mastodontica stazione a monte del primo tratto della funivia “Freccia nel Cielo”. Nell'aprile 1975, infine, fu inaugurato l’osservatorio dell’Associazione Astronomica Cortina, poi ingrandito e oggi sempre attivo. Nel 21° secolo, sul Col Druscié non è facile poter godere di un ambiente primigenio, anche se frequentandolo in una giornata di calma assoluta, si riesce persino ad incontrarvi qualche camoscio e il gallo forcello. Il versante che guarda Cortina, sulla destra orografica della linea seggioviaria, infatti, è abbastanza intricato d’alberi, mughi e massi rimasti come secoli orsono, e costituisce un piccolo serbatoio di natura selvaggia. Alla base del Col, in località Colfiére, c’è anche il "Sasso", piccola storica falesia di roccia ancora frequentata. Che dire di più? Anche i luoghi dove gli interventi umani sono stati piuttosto pesanti, potrebbero riservare qualche sorpresa!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1477389837149105361?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1477389837149105361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1477389837149105361' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1477389837149105361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1477389837149105361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/gironzolando-intorno-al-col-druscie.html' title='Gironzolando intorno al Col Druscié'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4465946458849086831</id><published>2010-10-17T11:17:00.006+01:00</published><updated>2010-11-04T17:21:11.498Z</updated><title type='text'>Un ricordo al giorno: 17 ottobre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: magenta; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;17/10/1910, un secolo fa. Le guide alpine Angelo Dibona Pilato e Celestino de Zanna de Bepe de Poulo scalano per prime&amp;nbsp;con i clienti Amedeo Girardi e Leopoldo Paolazzi il Campanile Rosà, robusto pinnacolo che si appoggia alla parete E del Col Rosà. la via, 100 m circa di buon IV, avrà un certo favore negli anni '20 e '30 del secolo scorso, per subire via via il destino degli itinerari troppo lontani dal fondovalle, con roccia spesso incerta, pochi chiodi di assicurazione e&amp;nbsp;il biglietto da visita di alcuni incidenti, anche&amp;nbsp;mortali.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: magenta; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;17/10/1965: gli Scoiattoli Ivano Dibona Pilato e&amp;nbsp;Diego Valleferro Sfero salgono con Renato De Pol la breve parete S della Torre Romana delle Cinque Torri d'Averau, inerpicandosi più o meno dove si scende in doppia sia dalla Torre Romana sia da quella del Barancio. La via, 50 m circa di VI superati in tre ore con diversi chiodi,&amp;nbsp;non è passata alla storia, se non come ricordo di Ivano e René, entrambi scomparsi in montagna.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: magenta; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;17/10/1999: siamo in sei, e quel giorno saliamo un'interessante e poco nota&amp;nbsp;sommità delle Dolomiti di Sesto in Pusteria: il Morgenkofel - Monte Mattina (2493 m), che fa da classico sfondo alla&amp;nbsp; testata della Innerfeldtal - Val Campodidentro. Qua e là dove non batte il sole è già comparsa la neve: la salita della cima e la traversata al Passo Grande dei Rondoi si svolge in condizioni tardo-estive e si rivela più lunga del previsto, ma molto interessante. Purtroppo da allora&amp;nbsp;non abbiamo più avuto occasione di rifarla.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: magenta; font-family: Arial; font-size: large;"&gt;17/10/2010: un annunciato peggioramento del tempo dopo una serie di belle giornate tardo-estive, porta il primo assaggio d'inverno. Nel pomeriggio,&amp;nbsp;i prati sono coperti di bianco da Alverà (1300 m) in su, e da Rio Gere (1690 m) anche la strada è tutta bianca. A Misurina si sono già accumulati 5-10 cm di neve, e nessuno ha ancora messo le gomme invernali ...&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4465946458849086831?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4465946458849086831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4465946458849086831' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4465946458849086831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4465946458849086831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/17-ottobre-in-montagna.html' title='Un ricordo al giorno: 17 ottobre'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5965223383555585916</id><published>2010-10-17T10:58:00.001+01:00</published><updated>2010-10-17T11:02:39.748+01:00</updated><title type='text'>Confidando in uno scampolo d'autunno ...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Quando sopra una certa quota ormai c'è ben poco da fare, una meta adatta&amp;nbsp;per un'escursione può essere&amp;nbsp;il Rifugio Casera Ditta, costruito negli anni '800 unificando due antichi fabbricati costruiti a servizio della povera pastorizia della zona sull'unico slargo prativo dell'impervia Val Mesath, a 966 m d'altezza e a poca distanza dalla diga del&amp;nbsp;Vajont. Da alcune stagioni il rustico rifugio è gestito, in maniera simpatica e anticonvenzionale, da Guido e Adriano; quest'ultimo vive lassù praticamente tutto l'anno e sulla valle e i suoi "orsi" ha scritto anche un libro, edito un paio di anni fa a Pordenone. Per salire a Casera Ditta, dove si possono trascorrere alcune ore in un ambiente dolomitico/prealpino selvaggio ed estraneo alle solite rotte, mangiando abbastanza bene e perdendosi con lo sguardo&amp;nbsp;fra i boschi, i dirupi e le cime dell'incontaminato gruppo del Col Nudo, bisogna portarsi a Pineda. Sono quattro case fuori dal mondo, a cui si giunge per una comoda strada asfaltata che parte dal culmine della frana del Vajont. Da Pineda alla Casera Ditta&amp;nbsp;occorre circa un'ora e un quarto di cammino: il sentiero segnalato, in parte rovinato dal penultimo duro inverno, nella primavera 2009 è stato ridisegnato lungo un erto canalone boscoso. Per chi non lo conosce, il Rifugio Casera Ditta, i suoi abitanti e frequentatori, le cime che gli fanno corona, potranno essere una piacevole scoperta. Noi l'abbiamo già fatta quattro volte, indirizzandovi anche alcuni amici.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5965223383555585916?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5965223383555585916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5965223383555585916' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5965223383555585916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5965223383555585916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/confidando-in-uno-scampolo-dautunno.html' title='Confidando in uno scampolo d&apos;autunno ...'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6264414110532207559</id><published>2010-10-16T20:31:00.002+01:00</published><updated>2010-10-19T10:41:02.879+01:00</updated><title type='text'>Ipotesi storico-toponomastiche sulla Punta Fraio della Croda da Lago</title><content type='html'>&lt;div class="western" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #bf9000; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Tra le arcinote Dolomiti ampezzane svetta una cima con una certa possanza, che la guida Berti indica con un oronimo proprio e una quota altimetrica, 2611 m. Salvo smentite, non mi pare però che la cima possieda vie di salita: potrebbe essere ancora inviolata o non meritare rilevanza alpinistica. E' la Punta Fraio, appuntito pinnacolo sulla cresta che dalla Croda da Lago si allunga verso NW. Il toponimo è di origine ampezzana e allude al "soragnon de ciasa" di un ramo dei Ghedina, oggi rimasto in valle soltanto nel nome di un'azienda commerciale. “Fraio” dovrebbe riferirsi a due fratelli, guide del periodo pionieristico, di cui non circolano moltissime notizie: Eugenio (1857-1885), che svolse la professione per poco, scomparendo appena ventottenne, e Simone "Scimonuco"&amp;nbsp;(1859-1931), guida dal 1882 al 1903. Propongo un'ipotesi personale ramificata in tre possibilità: che Eugenio e/o Simone abbiano individuato (magari anche salito) la punta durante un'ascensione alla Croda da Lago, dedicandola al loro casato? Che l'abbia individuata (e magari anche salita) Simone, dedicandola con un pensiero degno di onore, al fratello scomparso giovanissimo? Che l'abbia individuata o magari anche salita qualcun altro, dedicandola ad Eugenio Ghedina? Non saprei rispondere a questo quiz: non ho testimonianze documentali o verbali, i testi che ho verificato (esclusa la guida delle Dolomiti Orientali, la quale non cita la Punta, limitandosi ad segnarla sulla cartina topografica del gruppo della Croda da Lago) non ne parlano, e sarei lieto di poter asseverare una delle mie proposte, aggiungendo ancora un'altra tessera al mosaico della storia dell'alpinismo ampezzano. La Punta Fraio, campanile della cresta turriforme che fa da cornice a tante immagini e cartoline di Cortina, costituisce un piccolo mistero storico, vecchio di un secolo e più e ancora insoluto.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6264414110532207559?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6264414110532207559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6264414110532207559' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6264414110532207559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6264414110532207559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/ipotesi-storico-toponomastiche-sulla.html' title='Ipotesi storico-toponomastiche sulla Punta Fraio della Croda da Lago'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1350301255699015995</id><published>2010-10-15T14:27:00.000+01:00</published><updated>2010-10-15T14:27:48.435+01:00</updated><title type='text'>Lo Zoo di pietra: i nomi delle Alpi, di Lorenza Russo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: red; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In ricordo di una bellissima salita sulla Croda de r'Ancona, 15/10/2006.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È la notte dei tempi quando l'uomo incontra le Alpi: il termine esatto è Paleolitico, l'antica età della pietra. Si tratta solo di primi contatti, di escursioni occasionali, sulle tracce degli animali, alla ricerca di piante e erbe salutari. Per una vera umanizzazione dell'immensa regione montuosa bisogna attendere altre decine di migliaia di anni ma, a ben vedere, ne vale la pena. Nel Mesolitico dunque, 10.000 anni fa, i ghiacciai, inquieti, dopo essersi estesi e poi arrestati a ondate alterne, si ritirano, sciogliendosi verso valle e alluvionando la pianura. Allora l'uomo si addentra nel territorio alpino, pressoché sconosciuto, lui nomade, affamato e curioso. Comincia a familiarizzare con l'ambiente, con i secoli lo abita, poi fa suoi i cicli della montagna, alleva capre e mucche, fila la lana, entrando così nel secondo millennio prima di Cristo. Trascorrono altri millenni e con l'avvento dell'alpeggio come pratica territoriale diffusa, nell'Alto Medioevo, il vincolo con la montagna si fa più intenso, trasformandosi in una consuetudine stagionale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È stato osservato che nessun ambiente naturale esercita sui suoi abitanti una pressione così forte come quello montano: pressione fisica dovuta al clima, fissata nell'espressione "sopportare nove mesi di gelo per averne tre di freddo" -, alle catastrofi e alla povertà. Ma anche pressione mentale dovuta all'isolamento, alla lontananza dal paese più vicino, all'orizzonte sempre chiuso dalla stessa sagoma di montagne. L'oggettiva asprezza dei luoghi ha richiesto un adattamento pratico, ma altrettanto importante è stata la capacità di capire, di possedere dentro di sé lo spazio montano verticale per poterlo affrontare e vivere nel modo migliore. Solo l'invenzione di una "cultura" adeguata alle terre alte ha permesso agli uomini di abitarle, trasformando le primissime escursioni di pastori nomadi in una convivenza permanente. Per secoli la sola montagna interessante è stata la monte, cioè l'alpeggio cui, nella buona stagione, gli uomini salivano con le loro greggi per restarci fino all'autunno. Animali e uomini. Uomini e animali. Animali e uomini. Ma monti niente. Non erano oggetto del loro interesse. Quasi non li vedevano. Nessun divieto, è ovvio, proibiva ai montanari - pastori di un tempo di guardare le pareti, almeno nessun divieto esterno. Forse un impedimento interno. Vale la pena di ricordare che il Monte Bianco, la massima vetta delle Alpi, è stata avvistata solo intorno alla metà del Settecento e conquistata trent'anni più tardi. Cercando di spiegarsi le ragioni di una scoperta così tardiva e tanto più sorprendente quanto imponente e visibile era, per esempio dalla valle di Chamonix, il colosso di ghiaccio e di neve, Charles Durier, storico-alpinista e autore della prima monografia su questa cima, nelle prime pagine scrive: "Come mai alla fine è stata notata? cos'è accaduto? Se sicuramente non è stata la montagna a muoversi, allora sarà lo spirito umano che si è messo in movimento per andare verso di essa". Il caso del Monte Bianco è eccezionale ma lo stesso discorso, con un lieve anticipo - inizio del secolo XVIII, vale per le altre montagne, alte o basse, in ogni modo incombenti: il piccolo uomo davanti all'immensa catena ha avuto bisogno di tempi lunghi per appropriarsene con lo sguardo e con il pensiero, per sentirla come spazio familiare. Quando ha potuto farlo, l'uomo alpino si è appropriato delle Alpi con i nomi: riflesso e risultato della percezione e della comprensione dell'ambiente, creati e scelti per distinguere le cime, oggi riflettono ancora un mondo di idee, l'esperienza quotidiana delle vette ignote, l'immagine che giorno dopo giorno si erano fatti di quelle rocce amiche - nemiche, di quella presenza sovrastante e costante. Questi nomi sono l'espressione più intima del processo di antropizzazione. Se ogni insediamento dà luogo ad un'interiorizzazione del territorio e la casa alpina è una proiezione della persona, non diversamente, credo, scegliere di dare il nome ad una cima implica un rapporto di intimo possesso con questa. I montanari hanno dato un nome alle "loro" montagne solo quando hanno sentito di possederle (1) e lo hanno fatto in un modo particolare, proiettando in esse, attraverso la mediazione simbolica dei nomi, sé stessi e il proprio mondo, le forme del proprio corpo - quante teste, dita, gole, colli... -, ma soprattutto gli animali con cui trascorrevano gran parte della giornata, le mucche, le capre, i galli... &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La vita dell'uomo alpino, regolata dai ritmi dell'alpeggio, alterna lunghi mesi in fondovalle all'estate sui pascoli alti: intorno alla solita cerchia di montagne disegna una linea tormentata ai confini del cielo. Ormai l'uomo quelle montagne le conosce, le vede ogni giorno, ma una sera al tramonto, con il sole alle spalle, i contorni dell'orizzonte sono più nitidi e il profilo della roccia si staglia sull'azzurro limpido e scuro: il profilo, sì, come fosse una persona o un animale. Quasi per gioco prova a sostituire, con lo sguardo, porzioni di roccia con parti del corpo animale o con parti del suo corpo: ecco, che, allora quello spunzone diventa un dente o un becco, quella montagna a punta gli ricorda il corno di una delle sue mucche, quella dorsale frastagliata al confine con l'aria è una cresta, non troppo diversa da quella del gallo che gli fa iniziare le giornate. Il gioco funziona. E non solo perché le somiglianze si trovano facilmente, basta un po' di fantasia, ma perché lo aiuta a vedere le montagne in modo diverso. La metafora, animale o umana, agisce in due sensi: innanzitutto trasforma una cosa in un’altra, una montagna che fa paura, cui si deve guardare con rispetto, nelle forme di un corpo vivente, note e rassicuranti. Ma stabilendo un rapporto di somiglianza tra i suoi animali e le montagne, l'uomo alpino ottiene anche un secondo risultato: annulla la differenza, indiscutibile, di dimensioni. Di fronte alle pareti immense non è che un piccolo punto, ma se le vede in una prospettiva diversa, riconoscendoci figure corporee, allora le cime gli sembrano più basse, meno imponenti, meno opprimenti. La sua visione si trasforma in linguaggio e alle montagne vien dato un nome. Questi nomi ci raccontano un pensiero. Chissà per quanto tempo gli uomini hanno osservato le montagne prima di trovare una chiave di lettura, prima di vederci i loro galli, le mucche, i cavalli, prima di poterci "giocare": gli Sherpa dicono che il primo gioco da praticare in montagna è quello di stare al gioco della montagna, luogo metaforico per eccellenza. Gli uomini delle Alpi sono riusciti a farlo. Vedere figure animali nelle montagne quotidiane, ma pur sempre ostili, ha risposto alla loro esigenza inconscia di renderle benevole per non subirne la smisurata grandezza e per poterci convivere serenamente. In epoca medievale la cultura alpina aveva popolato le Alpi di esseri soprannaturali e fantastici, di mostri alati nascosti nelle caverne o sul fondo dei laghi. Queste creature, materializzazione di angosce ancestrali, "vivevano" ancora nel Settecento se il medico, naturalista e gran viaggiatore alpino, Johann Jacob Scheuchzer nel suo Itinera per Helvetiae alpinas regiones del 1723 poté censire e illustrare con belle incisioni tutti i draghi della Svizzera. Un bestiario favoloso, basilischi che pietrificano con lo sguardo, serpenti alati o con due paia di piedi e altri mostri. Da sempre sede degli dei, luogo sacro, spazio negato all'uomo, sfera ignota e lontana, irraggiungibile e intoccabile, la montagna era carica di insidie, era lei stessa un grande mostro pronto a dare una zampata. Ma i nomi delle montagne nascono ancora più tardi, nell'Ottocento, quando forse questi animali fantastici non ci sono più o fanno meno paura: gli animali che allora i montanari vedranno nelle cime rocciose sono ben diversi, non hanno nulla di mostruoso. Galli, cavalli, capre, mucche. Sono assolutamente innocui, anzi sono utili e giorno dopo giorno, nei secoli, sono diventati una grande compagnia, la sola compagnia. L'attenzione e la cura per gli animali, il desiderio di proteggerli da malattie (l'afta epizootica, soprattutto), dal morso di vipera o da attacchi demoniaci è confermata anche dalle pratiche magiche pagane, poi fuse con quelle del Cristianesimo, tuttora vive in alpeggi della Svizzera centrale. Tra offerte e altre invocazioni si ricordano preghiere intonate al tramonto e urlate dentro gli imbuti per il latte - megafoni rudimentali - perché le disgrazie venissero allontanate fin dove arrivava la voce; oppure l'usanza di aspergere il bestiame con acqua benedetta il giorno dell'Epifania. Ma processioni religiose all'inizio e alla fine della stagione dell'alpeggio sono diffuse pure negli altri settori della catena. E la benedizione dei pascoli e delle bestie da parte del prete, salito apposta dal paese di fondovalle, è una pratica solo da poco dimenticata. La consuetudine con gli animali al pascolo iniziava per gli uomini fin dalla giovinezza: tra i pochissimi giocattoli dei bambini sono stati trovati pezzetti cilindrici di legno, ancora ricoperti di corteccia, e intagliati ad un'estremità a raffigurare una mucca o una capra con le corna. I ragazzini radunavano queste modeste statuine in recinti in miniatura, come avveniva all'alpeggio con le mucche vere. Proprio a questi animali, il loro bene più prezioso, i montanari hanno pensato quando hanno scelto di dare i nomi alle montagne, quando con le montagne hanno potuto "giocare". Forse le hanno guardate con gli occhi disincantati dei bambini, per i quali avevano intagliato quei giocattoli, e ci hanno rivisto le forme che per loro avevano riprodotto nel legno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Oltre a pecore, capre, mucche e vitelli venivano e vengono alpeggiati i cavalli, usati anche come bestie da tiro. Quanti "Monte Cavallo", soprattutto nelle più morbide Alpi orientali, dove le rocce levigate assumono le forme più varie e più variamente interpretabili? Dalle metafore equine a quelle bovine e caprine: le corna di capre e mucche ritornano in tante cime affusolate e appuntite. Due esempi per tutti - e sono tanti-: il Monte Corno che dà il nome a tutto il Parco Naturale nei pressi di Cavalese in Trentino e la denominazione svizzera del Cervino, il Matterhorn cioè il "corno sul prato". Queste corna sono ben note ai montanari- pastori che se sono sempre serviti per fabbricare rudimentali strumenti a fiato: la musica delle Alpi è sempre stata soprattutto la musica all'aria aperta dei pastori. Serviva a chiamarsi da lontano, a calmare gli animali, ad allontanare gli spiriti maligni e ad attirare quelli buoni; allietava i momenti di riposo e faceva dimenticare la fatica e la durezza della vita di ogni giorno. Quindi tutti questi corni di roccia nei nomi delle Alpi hanno, per così dire, una duplice motivazione: sono parti del corpo degli animali con cui i pastori hanno a che fare ogni giorno, ma sono pure degli oggetti con una valenza molto positiva. A sentire parlare di corna di animali in montagna verrebbe subito da pensare a quelle piccole e appuntite dei camosci, a quelle tornite e pesanti degli stambecchi o al palco maestoso del cervo maschio: invece i montanari hanno inteso quelle delle mucche. Se le popolazioni alpine preistoriche per procurarsi il cibo dovevano ricorrere alla caccia, già nel Medioevo questo non era più necessario in quanto l'allevamento procurava carne a sufficienza. Fatta eccezione per i periodi di grave carestia, la caccia sarebbe rimasta espressione di abilità, mezzo di affermazione e di prestigio sociale: la figura di Guglielmo Tell, leggendario eroe svizzero, con l'immancabile balestra, sarebbe diventata uno stereotipo alpino. Ma se i montanari hanno pensato agli animali che facevano pascolare piuttosto che a quelli che stanavano nelle gole rocciose o nei boschi fitti, questo è accaduto non solo perché la caccia, nell'epoca in cui hanno scelto i nomi, era diventata meno importante, ma perché avevano bisogno di rivedere nelle montagne forme consuete e rassicuranti, di animali preziosi e familiari, insomma di animali non montani. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tra gli animali presenti fuori dell’abitazione di fondovalle del montanaro il gallo ha avuto e ha un posto di rilievo. E con il gallo le galline. La carne di pollo è sempre stata tenuta in grande considerazione perché veniva riservata ai malati, essendo più leggera e digeribile di quella di manzo. Caratteristica del gallo - animale spesso presente anche sulle cime dei campanili delle chiese di montagna - è la sua cresta, rossa e seghettata. Quante volte i montanari l'hanno rivista sul bordo estremo delle montagne, sulle frange di roccia ai limiti del cielo? Così tante che è la parola è entrata nell'uso comune a indicare la linea di congiungimento di due opposti versanti: la cresta del Monte Bianco, della Tofana e così via.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E del gallo i montanari "usano" anche il becco, per definire certe cime appuntite: se per gli abitanti di Zermatt è il "corno sul prato", per la gente di Valtournenche il Cervino è la Gran Becca, il rostro immenso di un fantastico volatile giurassico, ma gli esempi davvero non si contano, dal dolomitico Becco di Mezzodì alla Becca di Nona della Val d'Aosta, al Bec a l'oiseau sul Monte Bianco molti altri becchi sono rivolti verso il cielo. Ecco che le montagne diventano enormi volatili, sembrano meno inaccessibili, o almeno non vengono più percepite in tal modo, come luoghi sacri negati all'uomo: paragonando porzioni di monte a parti del corpo animale la gente perde quella soggezione ancestrale e quasi le addomestica, familiarizza con esse, muovendo un primissimo passo verso l'alpinismo. Le Alpi offrono molti esempi di uccelli di roccia, sono un’enorme voliera pietrificata, ma la trasfigurazione assoluta, forse la più perfetta, è nelle Dolomiti orientali: sopra il Lago di Alleghe dispiega le sue ali immense dal piumaggio screziato la bellissima Civetta. La metafora è ancora più notevole se si pensa che questo rapace, nella realtà, è poco più grande di una mano, insomma non è l'aquila reale: in queste metafore davvero la differenza di dimensioni non conta più: scegliendo termini di paragone di esigue dimensioni gli uomini rimpiccioliscono le montagne. L'enorme muraglia striata che chiude a sud l'orizzonte di Caprile è sempre maestosa, ma diventa più piccola, più umana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Rispetto alle Alpi occidentali, più massicce e meno frastagliate, le Dolomiti si sono prestate meglio a questo gioco di trasformazioni, con le loro forme diverse, le torri, i pinnacoli, le gobbe e i seni, vera e propria plastilina per la fantasia dei montanari. L'abitante dell'Oberland, comunque, ha pensato, ha visto le stesse cose del montanaro delle Dolomiti e pur senza essersi mai incontrati, ai due estremi del "continente Alpi" hanno scelto di usare nomi concettualmente uguali. Perché la montagna che avevano davanti era, ed è, una sola, una montagna che ha fatto paura e preteso rispetto per secoli. La scelta di certi nomi "animali" (e antropomorfi) è arrivata quando la coltre di paura si era dissolta, ma forse è stata proprio la causa di questo rasserenamento. Ha allentato la tensione, lasciando il posto ad una visione più positiva e distesa di quelle montagne enormi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Riuscire a guardare un problema con occhi diversi a volte può voler dire risolverlo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;NOTE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;(1) I nomi delle Alpi compaiono tardi e lo spazio alpino resta pressoché anonimo fino in epoca altomedievale quando vengono denominate le zone fertili, e quindi utili, e i corsi d'acqua, elemento indispensabile. Bisogna aspettare l'Ottocento, e volte non basta neppure, per una maggiore ricchezza e precisione toponomastica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;(2) Nel caso di nomi di montagna che ripetono nomi di animali al pascolo si deve tener presente, però, che spesso certe denominazioni possono ricordare la presenza, nella zona, di questi stessi animali, senza avere alcun valore metaforico: per esempio l'Agnèr, una cima dolomitica tra Agordo e Belluno, non ha la forma di un agnello o di una sua parte, ma sulle sue pendici per secoli la gente ha fatto pascolare gli ovini. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1350301255699015995?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1350301255699015995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1350301255699015995' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1350301255699015995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1350301255699015995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/lo-zoo-di-pietra-i-nomi-delle-alpi-di.html' title='Lo Zoo di pietra: i nomi delle Alpi, di Lorenza Russo'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5346761943190768243</id><published>2010-10-14T15:23:00.021+01:00</published><updated>2010-10-14T15:45:08.842+01:00</updated><title type='text'>14 ottobre 1995: si va sul Becco!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #45818e;"&gt;Sabato 14 ottobre 1995. Approfittando di un'incredibile serie di fine settimana di bel tempo, cominciata il 2 settembre e che durerà ancora fino al 29 ottobre (lo ricavo dai miei diari), ho preso accordi con tre amici per una salita: la via normale del Becco di Mezzodì. La conosco bene: vent’anni fa fu il mio esordio nell’arrampicata, e dopo di allora l’ho salita altre volte, traendone sempre sensazioni ed emozioni d'altri tempi. Anche stavolta l’approccio al Becco, notoriamente non breve se fatto tutto a piedi, lo iniziamo dalla strada del Giau, all’altezza di Capanna Ravà. Ci vorrà un paio d'ore per giungere ai piedi della parete&amp;nbsp;SW della “Ziéta”, dove si svolge la normale. Sarà una splendida camminata, dapprima ombreggiata e molto fresca, poi ingentilita dal caldo sole di una memorabile giornata d’autunno. La salita della via ha poca storia. Sono in testa alle cordate e salgo con calma, godendo i singoli passaggi e piazzando qualche rinvio in più dove penso che occorra: in poco meno di un’ora siamo in vetta. Il cielo è di un blu tanto intenso che pare dipinto, il sole scalda parecchio, siamo un po' stanchi e sostiamo sulla sommità per almeno un’altra ora, mangiando e riposando. Dall’alto si sente il generatore del Rifugio in funzione, il che fa pensare che il “Croda da Lago” sia ancora aperto. Scendiamo veloci con due provvidenziali doppie, paghi di aver salito (per i tre amici è la prima volta) la simpatica normale del Becco, con la quale nel 1872 Siorpaes e Utterson Kelso rivelarono al mondo il romantico gruppo della Croda da Lago. Ci portiamo in fretta da Modesto al Rifugio, dove è d’obbligo la birra, e qui trovo l’amica Lorenza, in zona per ricerche sui suoi prediletti toponimi. Quando arriviamo al Ponte di Rocurto è già quasi buio, ed è giocoforza&amp;nbsp;risalire lungo la strada fino a Capanna Ravà per recuperare le macchine. Possiamo dire di aver trascorso un'altra giornata piena, e non immagino di certo che mi ci vorranno altri dieci anni per risalire sul Becco di Mezzodì, la mia prima montagna, il mio primo&amp;nbsp;contatto con l’arrampicata nelle Dolomiti.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5346761943190768243?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5346761943190768243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5346761943190768243' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5346761943190768243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5346761943190768243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/il-piacere-inimitabile-della-scalata.html' title='14 ottobre 1995: si va sul Becco!'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1246659868018221161</id><published>2010-10-13T17:31:00.002+01:00</published><updated>2010-10-14T09:02:45.392+01:00</updated><title type='text'>Ahi ahi ahi, caro Viktor ...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;In diverse occasioni mi è occorso di intraprendere con entusiasmo la visita a cime poco note nei dintorni di casa, confidando&amp;nbsp;su relazioni il più delle volte terribilmente obsolete, e di tornare a casa con le pive nel sacco per non aver trovato l’attacco, aver frainteso lo sviluppo degli itinerari, aver riscontrato difficoltà inaspettate dovute a modifiche morfologiche che al relatore della via erano ovviamente ignote.&amp;nbsp;Ricordo bene il tentativo di ripetere l’itinerario, aperto dalla nota “Squadra della Scarpa Grossa” di Viktor Wolf von Glanvell nell'estate 1899, per la prima salita della Cima Campestrin N, che insieme all’adiacente Cima Campestrin S rappresenta l'angolo forse più remoto del Gruppo di Fanes. Seguendo la descrizione del “Berti” (forse compilata ancora da Glanvell), quel giorno prendemmo una solenne cantonata. Secondo la descrizione pareva che, tra l’Armentarola e l’Alpe di Fanes, all’altezza del Plan de Ciaulunch, dovessimo risalire il potente e friabilissimo ghiaione che sostiene il castello della cima. Da qui, per una serie di camini e cenge valutati di I o poco più, si sarebbe potuto raggiungere la vetta, che - secondo il caro amico Claudio Cima, alpinista e scrittore scomparso nel 2005 – un secolo dopo la conquista era stata salita sì e no&amp;nbsp;2-3 volte. Eravamo&amp;nbsp;i soliti&amp;nbsp;quattro, era un giorno caldissimo di agosto: giunti spossati alla sommità del bestiale pendio detritico che dalla Cima scende verso la Val Badia, due rinunciarono alla vetta accomodandosi in un anfratto sotto alcuni massi, e gli altri due, con il fido “Berti” in mano, cercarono la via degli austriaci. Ansimando e ponendosi mille dubbi, gli intrepidi superarono senza alcun'attrezzatura un lungo camino con difficoltà forse superiori a quelle previste, che scaricava senza posa. Quando l’ennesima frana sfuggì loro sotto i piedi puntando diritta ai due rinunciatari, pensammo che forse il caro Viktor non era passato proprio di là, che forse il camino era un altro, che forse una via così infida non poteva essere solo di I e deliberammo all'unanimità che&amp;nbsp;era meglio lasciar correre. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1246659868018221161?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1246659868018221161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1246659868018221161' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1246659868018221161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1246659868018221161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/ricordi-di-unesplorazione-fallita.html' title='Ahi ahi ahi, caro Viktor ...'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7324519477910035666</id><published>2010-10-12T16:58:00.002+01:00</published><updated>2010-10-12T19:56:43.930+01:00</updated><title type='text'>5 x Cridola</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: red; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Una via normale gradevole, che ha il pregio di tenersi un po’ al margine del circuito dolomitico, ritengo sia quella del Cridola, castello roccioso che domina l’Oltrepiave, a cavallo fra Lorenzago e Forni di Sopra. La via, segnata con bolli rossi che si palesano indispensabili in caso di maltempo, sale dall’angusta Tacca del Cridola, faticosamente raggiungibile dal Rifugio Padova o dal Rifugio Giaf attraverso Forcella Scodavacca. Salire dal Cadore all’attacco è già una bella galoppata, se non altro per i 1000 m di dislivello che si devono coprire, di cui un quarto lungo un canale di detriti instabili e faticosi. Fatto questo, restano 300 m di I e II, con alcuni passaggi per nulla banali (ricordo lo spigolo iniziale e&amp;nbsp;il camino in alto, largo e liscio) e con una meraviglia naturale, l’”uovo del Cridola”. Ad un certo punto, salendo, si para davanti un macigno ovoidale, che non si capisce come rimanga da secoli in bilico su una cresta così sottile: bello da fotografare, un po’ meno da avvicinare, calamita in ogni caso lo sguardo. Terminata la salita, svoltasi per la maggior parte su roccia insicura, si è su una cima panoramica e ricca di storia. Primi a salirla, con invidiabile intuito dato l’andamento arzigogolato della via, furono il triestino Julius Kugy e Pacifico Zandegiacomo Orsolina, guida&amp;nbsp;di Auronzo (“l’uomo dei 600 camosci”), il 4/8/1884. Il giorno prima i due avevano scalato il Cimon del Froppa per l’odierna via normale, che presenta un tratto di III! Nelle&amp;nbsp;cinque occasioni in cui sono salito sul Cridola, lasciammo sempre la corda a casa, perche su quella normale non avremmo saputo dove ancorarla e avrebbe rischiato di esserci più di danno che di utilità. Per scendere occorre quindi un supplemento di prudenza, soprattutto se si fosse in comitiva, ma la gioia di aver scalato una vetta così particolare, isolata e solitaria, compensa qualsiasi disagio.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7324519477910035666?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7324519477910035666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7324519477910035666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7324519477910035666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7324519477910035666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/cinque-salite-sul-cridola-tra-cadore-e.html' title='5 x Cridola'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3862280609533235788</id><published>2010-10-11T10:03:00.005+01:00</published><updated>2010-10-11T10:07:06.040+01:00</updated><title type='text'>Asfalto sì, asfalto no, asfalto forse ...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #3d85c6; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;Correggendo le bozze del penultimo notiziario delle Regole d'Ampezzo, del quale sono direttore responsabile, mi ha colpito l'immagine della recente asfaltatura della strada Fedarola - Rifugio Angelo Dibona. Da profano senza cognizioni ingegneristiche ma amante del camminare, non mi sfugge che le strade montane bianche, sterrate, in terra battuta o come dir si voglia, col movimento odierno dei veicoli e i costi della mano d'opera, per l'ordinaria manutenzione richiedono spese e impegni non più convenienti. Diventa quindi risolutivo ammantarle di bitume e asfaltarle, ponendosi al riparo da interventi più costosi finché la neve, il&amp;nbsp;ghiaccio, l'esondazione di torrenti, le&amp;nbsp;frane non le danneggino e vi si debba rimetter mano. Ma l'idea che le ultime strade alpestri del territorio d'Ampezzo, da bianche siano diventate dapprima nere e poi grigie, restando comunque faticose per il camminatore, soprattutto al ritorno da lunghe escursioni, urta un po' i miei sentimenti romantici e forse sorpassati. Ricordo qualche decennio fa, quando a Malga Ra Stua salivamo ancora su sterrato, e l'amico Giorgio ci superò con la sua Lambretta mentre con mio padre arrivavamo al crocifisso, facendoci mangiare un bel po' di polvere. Rivedo strade fatte rigorosamente a piedi: San Vito di Braies - Pratopiazza, San Vigilio di Marebbe - Pederù e altre del circondario, ghiaiose e assolate, prive di deiezioni equine e solchi di carri e carrozze del tempo andato, ma inserite più armonicamente in contesti alpini ineguagliabili. E poi, all'Assemblea dei regolieri di qualche anno fa, riferendosi alla strada Campo - Malga Federa (oggi asfaltata) l'ex Presidente Ugo Pompanin non ammonì forse, con voce ferma: “Tendéi, a ašfaltà i bošche!” ("Attenzione, nell'asfaltare i boschi")? Una notizia interessante su questo fronte viene da Alano di Piave, nel Feltrino. Quel comune prealpino sta portando avanti con l'aiuto dell'Unione Europea un progetto che prevede una forma innovativa di asfaltatura. Una ditta di Fonzaso sistemerà la strada silvopastorale Bivio Malga Camparona - Malga Domador (2 km) con un conglomerato ecologico e “biologico” speciale, &amp;nbsp;certificato e brevettato, di produzione germanica. Finiti i lavori la strada trattata col conglomerato d'oltralpe apparirà sì asfaltata e compatta, ma bianca e somigliante ad una strada sterrata. Mi chiedo se sia soltanto un'illusione ottica o non piuttosto una soluzione futuribile, economica e rispettosa dell'ambiente, e se sarebbe utile prenderla in considerazione in futuro per altre nostre strade o piazzali, dove oggi serpeggia l'asfalto fra i larici e i rododendri.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #3d85c6; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3862280609533235788?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3862280609533235788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3862280609533235788' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3862280609533235788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3862280609533235788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/asfalto-si-asfalto-no-asfalto-forse.html' title='Asfalto sì, asfalto no, asfalto forse ...'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6759493592047622636</id><published>2010-10-10T17:51:00.000+01:00</published><updated>2010-10-10T17:51:42.226+01:00</updated><title type='text'>Incontri ravvicinati con gli stambecchi</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Non è (o perlomeno, fino a qualche annetto fa, non era) poi così raro incontrare gli stambecchi a Cortina, per chi frequentava determinate plaghe un po' fuori mano, soprattutto nel&amp;nbsp;gruppo della Croda Rossa. Ovviamente, il sottoscritto si è aggirato spesso in molte di queste plaghe, e ricorda un incontro di qualche stagione fa con due "locomotive con le corna", che ebbe davvero del singolare. Una mattina d'agosto salivamo, l'amica Lorenza e io, lungo i dossi d'erba e rocce che dalla pozza, ahimè quasi asciutta, del lago de Remeda Rosses adducono alla cima omonima, antiporta della "grande" Piccola Croda Rossa. Ero in testa sul ripido pendio e cogitavo, quando sentii un fischio possente e prolungato, tipo treno-che-arriva-in-stazione, a brevissima distanza. Alzai la testa e me lo vidi ad un metro. Era un bell'esemplare, con un palco degno di un fotoservizio. Mi stava di fronte e mi osservava tranquillo, con l'aria tra il sornione e il beota che è tipica di quegli ungulati. Lo guardai: mi guardò: ci guardammo, e per un paio di minuti rimasi imbambolato, quasi estraniato, a considerare uno degli animali selvatici più alteri e misteriosi delle nostre montagne. Poi se ne andò, lasciando il posto a un altro. Per fissare anche quello (non avevo la digitale ...) mi sedetti, e rimasi altri due minuti, immobile, ad ammirare quel congegno naturale così possente e potente. Per me e Lorenza, in quel giorno d'agosto, uscire in vetta alla Piccola Croda Rossa fu più piacevole, sapendoci in compagnia.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6759493592047622636?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6759493592047622636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6759493592047622636' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6759493592047622636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6759493592047622636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/incontri-ravvicinati-con-gli-stambecchi.html' title='Incontri ravvicinati con gli stambecchi'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8114324167549692816</id><published>2010-10-07T20:57:00.001+01:00</published><updated>2010-10-08T15:17:04.369+01:00</updated><title type='text'>"Ra paré"</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="margin-bottom: 0.04cm; margin-top: 0.04cm;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif;"&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il 7/7/1901 è una bella giornata di sole. Dopo alcune ricognizioni e la minuziosa preparazione del percorso, Antonio Dimai, trentacinquenne, e Agostino Verzi, di tre anni più giovane, guide affiatate, sono pronti. Col cliente londinese J. L. Heath scalano una parete che,&amp;nbsp;oltre un secolo dopo, figura ancora a buon diritto fra le più amate delle Dolomiti: la S della Punta Fiames, nota in Ampezzo come &lt;i&gt;ra paré (de ra Fiames)&lt;/i&gt;. Il comodo accesso, l’alto valore della scalata che – pur non rientrando nemmeno all’epoca fra le più difficili – per quei tempi fu un traguardo notevole, e, non ultima, la possibilità di scrutare col binocolo le cordate fin da Cortina, innalzano di colpo la Fiames al primo posto fra le crode della valle ampezzana. Poco dopo la prima salita, alcune guide di cui ci mancano i nomi rettificano il tratto più difficile della Via Dimai (valutato di IV+), con la nota “Variante”. Quest’ultima serpeggia per circa 70 m di dislivello lungo una serie di camini, e sarà utilizzata spesso per scendere all’attacco, tenendosi sempre sul versante soleggiato della parete. Mancano purtroppo i dati sulla prima ripetizione e sulla prima senza guide della Via Dimai, della quale ben presto si perderà il conto delle ascensioni. Il 3/1/1913 Angelo Dibona e l’ungherese Anton von Csaky si aggiudicano una delle prime invernali documentate, mentre il 26/7/1945 Anna Caldart supera la parete da sola, compiendone forse la prima salita solitaria femminile. Venerdì 27/5/1976, chi scrive marina le lezioni della quarta liceo e, legato alla corda del coetaneo Ivo Zardini, supera timidamente &lt;i&gt;ra paré&lt;/i&gt;. Ci tornerà quasi una ventina di volte, tre delle quali in pieno inverno, e ce l'ha sempre negli occhi e nel cuore.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8114324167549692816?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8114324167549692816/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8114324167549692816' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8114324167549692816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8114324167549692816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/ra-pare.html' title='&quot;Ra paré&quot;'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5321760378579843108</id><published>2010-10-06T17:13:00.000+01:00</published><updated>2010-10-06T17:13:49.486+01:00</updated><title type='text'>Il "Ré del marzo"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Un’avventura nella quale ho sperimentato sensazioni di vera solitudine alpina, risale a quindici anni fa, quando si stava svolgendo una delle fasi più appassionate del mio vagare per crode. All’epoca, alcuni amici mi avevano assegnato l’iperbolica qualifica di “&lt;i&gt;Ré del marzo&lt;/i&gt;” (della roccia friabile). Non so perché, in molte uscite tendevo a proporre obiettivi di difficoltà limitate, ma con roccia spesso infida e con qualche rischio oggettivo che, peraltro, la buona sorte ci permise sempre di evitare. Ero in ferie: non trovando alcuno per andare in montagna, il 26 luglio progettai di godermi una traversata “&lt;i&gt;màrza&lt;/i&gt;”, che avevo già effettuato tre anni prima con tre compagni. Partito dal Passo&amp;nbsp;Tre Croci, salii la Zesta del Sorapis per la via solita e discesi per la Via Casara da SW al Rifugio Vandelli, tornando da ultimo al Passo&amp;nbsp;Tre Croci. Non si trattò, invero, di una prestazione di livello tecnico esorbitante. La via comune della Zesta da N è valutata di I, anche se - a mio parere - aggirare il gendarme nel primo tratto di cresta, data l’esposizione e l’instabilità del terreno, oppone difficoltà di II. La Via Casara sul versante opposto è anch’essa giudicata di I, e questo può anche coincidere, perché il camino sotto la cima (unico passaggio delicato) lo aggirai, e il resto è un erto pendio di rocce sgretolate. L’ambiente impervio e isolato in cui si svolge la salita e ancor più la discesa, nonché la natura della roccia (palesemente scadente), rendono la traversata un po’ scabrosa anche per un amante della solitudine, per quanto preparato, attrezzato e veloce possa essere. Quel giorno mi sentivo in forma, ma fui veramente solo, soprattutto scendendo a SW&lt;i&gt;,&lt;/i&gt; dove indovinai il varco giusto per riguadagnare il sentiero soltanto grazie alle peste dei camosci. Dopo d’allora salii su quella cima ancora una sola volta, il il 6/9/1997. Ero in dolce compagnia, e ritenni più prudente tornare a Forcella del Ciadin per la via comune, eludendo la placca iniziale della cresta con una variante, che fino a quel giorno mi era sconosciuta. Ripensandoci, la traversata del 1995 si dimostrò un’escursione assai appagante: la ripeterei volentieri, magari però non più in solitaria!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5321760378579843108?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5321760378579843108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5321760378579843108' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5321760378579843108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5321760378579843108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/il-re-del-marzo.html' title='Il &quot;Ré del marzo&quot;'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7106291590565779678</id><published>2010-10-06T10:35:00.003+01:00</published><updated>2010-10-06T10:43:39.736+01:00</updated><title type='text'>Esplorando le crode agordine: il Monte Cernera</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il Cernera domina la Val Fiorentina con la parete&amp;nbsp;meridionale di una delle tre vette, vinta nel 1953 da quattro Scoiattoli con una via di VI.&amp;nbsp;E' una cima imponente, che si sale dal Passo Giau, portandosi per Forcella Zonia e i Piani di Possoliva fin quasi a Forcella Ciazza. Deviando poi a sinistra per la via normale, che presenta qualche passo di I, in un paio d’ore dalla partenza si guadagna un grande balcone sull’Agordino e sulle Dolomiti. Nel 1979, quando giunsi in vetta per la prima volta, lungo la salita non c'erano le odierne funi metalliche, e noi seguimmo la storica relazione di Berti, che a mio parere scoraggiava più di qualcuno dal salire lassù! Per iniziativa di Cesare Masarei di Colle, il tracciato fu poi segnalato e arricchito con due tratti di corda fissa, uno breve su una lastra umida ed esposta prima di Forcella Ciazza e l’altro, più lungo, in un canale quasi verticale della via vera e propria, praticata assiduamente, ma talvolta sottovalutata.&amp;nbsp;Non è di tantissimi anni fa, infatti,&amp;nbsp;l'incidente occorso ad un’alpinista, che perse la vita proprio sul breve, un po' friabile salto ferrato sopra Forcella Ciazza. Delle poche elevazioni della catena, che appartiene al nodo della Croda da Lago, il Cernera è la più conosciuta, e in stagione è frequente trovarvi numerosi appassionati. Vi sono salito, credo, cinque volte, apprezzando l’avvenuta facilitazione di un percorso che forse non aveva bisogno di corde ma così è stato reso più appetibile, e godendo sempre la salita, l'ambiente e il panorama. Consiglio senz’altro la via normale del Cernera, magari abbinandola col rientro per la&amp;nbsp;romita Val di Zonia, per la quale si esce sulla SP638 6,5 km prima del Passo Giau in versante Val Fiorentina.&amp;nbsp;L’escursione è molto valida, non è impegnativa ma neppure banale e consente di scalare una cima scenografica e degna d’attenzione.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7106291590565779678?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7106291590565779678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7106291590565779678' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7106291590565779678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7106291590565779678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/esplorando-le-crode-agordine-il-monte.html' title='Esplorando le crode agordine: il Monte Cernera'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5199841487872618306</id><published>2010-10-04T07:50:00.002+01:00</published><updated>2010-10-05T20:06:19.599+01:00</updated><title type='text'>A tip for autumn: il Col Rotondo dei Canopi</title><content type='html'>&lt;div class="western" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Nell'autunno '83 ebbi modo di scoprire una cima piacevole,&amp;nbsp;di notevole interesse storico e panoramico e sulla quale sono tornato diverse volte: il Col Rotondo dei Canopi, in&amp;nbsp;tedesco Knollkopf. Quotato 2204 m, è poco più di una collina coperta di vegetazione, di accesso non difficile né eccessivamente lungo, che offre un'ampia vista sui lati N ed E della Croda Rossa e su quello N del Cristallo. Il Col Rotondo viene generalmente salito dal Rifugio Vallandro, sorto quarant'anni fa di fronte al forte austriaco di Pratopiazza. Chi sale sull’altopiano lungo la Val dei Canopi (accesso tradizionale da Cortina, che s'imbocca al Passo Cimabanche), non deve traversare fino&amp;nbsp;al rifugio, ma può volgere verso il Col Rotondo direttamente dal sentiero, non appena questa sbuca sui piani erbosi, e salire poi per tracce nel bosco a prendere la mulattiera militare austriaca.&amp;nbsp;Dal Rifugio, passato il torrente, si trova la mulattiera, non segnata né numerata ma evidente, che risale il costone N fino al punto più alto. Continuando per la cresta, si può raggiungere anche la sommità S del Col, che si sporge verso la Val di Landro. Dal rifugio occorre circa un'ora e un quarto di cammino, lungo una dorsale dove sono ancora presenti testimonianze belliche. Con un po’ di disinvoltura, dalla cresta si può calare direttamente per tracce in Val dei Canopi, seguendo una staccionata di legno e raggiungendo il sentiero al&amp;nbsp;ponticello che varca il torrente prima dell’imbocco della valle. La meta comporta&amp;nbsp;675 m di dislivello da Cimabanche: per esperienza, la quota modesta rende il Col assai gradevole in autunno, quando in alto c'è già neve e si vuole godere di un luogo tranquillo e non molto&amp;nbsp;frequentato.&amp;nbsp;Consiglio il Col Rotondo dei Canopi a chi cerchi una cima senza difficoltà, dove ci si può attardare a riposare, godere d’ampie visuali e, perché no, studiare da vicino altri cimenti anche più impegnativi.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5199841487872618306?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5199841487872618306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5199841487872618306' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5199841487872618306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5199841487872618306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/proposta-per-lautunno-il-col-rotondo.html' title='A tip for autumn: il Col Rotondo dei Canopi'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5842138652927440900</id><published>2010-10-02T08:12:00.001+01:00</published><updated>2010-10-02T09:33:14.248+01:00</updated><title type='text'>Il mistero dei Tonde de Cianderou</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #8e7cc3; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Allo spunto proposto in queste righe, potrebbe seguire più di una risposta: aldilà di un’interpretazione scientifica, che certamente è a portata di mano, anche spiegazioni più fantasiose, come quelle di coloro cui ho chiesto lumi sul fenomeno che andrò ad illustrare. Sulla quota 2273, la più elevata dei Tonde de Cianderou, cupola tondeggiante evidente anche dal centro di Cortina, lungo i dossi che da Tofana III si abbassano verso Fiames, costellata da opere militari giacché lassù si combatté aspramente durante la guerra del '15-'18, c’è una cosa interessante. Si tratta di una grotta dalla volta piuttosto alta: quando la visitammo (mi dicono però lo sia costantemente) era riempita da una profonda pozza d’acqua assolutamente trasparente e calma, un autentico, cristallino laghetto d’alta quota. Sulla volta della cavità, lo scomparso Renato Schiavon aveva fissato anche una Madonnina, a protezione dei passanti. La pozza d’acqua non dovrebbe essere stata un pozzo, e pare non abbia immissari, emissari, fattori che la intorbidano. D’inverno ovviamente gela, creando uno specchio ghiacciato dai bellissimi colori, e tanti non hanno capito come si possa trovare là, se ci sia sempre stata, sia un fenomeno naturale o frutto di manomissioni umane. Oltretutto, il fondo di una grotta scavata per ricavarne una postazione, un deposito di munizioni o un ricovero, se non impermeabile, doveva essere almeno asciutto a sufficienza per sistemarvi uomini e materiali, altrimenti sarebbe stata inutile. A parte l’interesse paesaggistico e naturalistico del luogo, che molti scoprono comodamente dall’alto (da Ra Vales), ma sembra più bello, seppure più faticoso, conquistare dal basso (dal Lago Ghedina), i Tonde de Cianderou riservano un interrogativo: quale sarà l’origine di quel fascinoso, trasparente, immobile laghetto che occupa la “Grotta della Madonna”? Lascio a chi lo vorrà,&amp;nbsp;chiarire il quesito, che mi ha prospettato per primo nel 2007 l’amico Ennio, ed al quale non ho saputo fornire risposta sicura.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: orange; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5842138652927440900?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5842138652927440900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5842138652927440900' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5842138652927440900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5842138652927440900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/il-mistero-dei-tonde-de-cianderou.html' title='Il mistero dei Tonde de Cianderou'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2014837616310414896</id><published>2010-10-01T18:28:00.002+01:00</published><updated>2010-10-01T20:20:54.878+01:00</updated><title type='text'>Jubiläum sulla Punta Nera</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;L’occasione farebbe la gioia delle associazioni alpinistiche dell’area austro-tedesca. Per loro, infatti,&amp;nbsp;l'anniversario che cadrà nel 2011 potrebbe essere occasione di festa, uno dei tanti &lt;i&gt;Jubiläum&lt;/i&gt;. Sto parlando della Punta Nera, cima del gruppo del Sorapis, che fu violata 135 anni fa, verosimilmente nel 1876 e forse&amp;nbsp;per caso. Il primo salitore - la guida Alessandro Lacedelli &lt;i&gt;da Meleres&lt;/i&gt;, antesignano dell’alpinismo -&amp;nbsp;raggiunse la Punta, che domina dall'alto la vallata d’Ampezzo, seguendo un camoscio, animale di cui era appassionato cacciatore. L'ascensione, che, fino all'apertura della Funivia Faloria (1939), si doveva compiere a piedi da Cortina o dal Passo&amp;nbsp;Tre Croci e richiedeva fino a cinque ore di cammino solo per l’andata, già nel 1898 appariva nel tariffario delle guide: durata della gita 12 ore, prezzo 12 corone. Oggi la funivia permette di salire e scendere in mezza giornata o poco più, e in vetta giungono in pochi. Ricordo che dal 9/9/2000 - giorno in cui, dopo tanti anni,&amp;nbsp;l'amico Giulio portò sulla sommità un nuovo “libro di vetta” - fino al 17/8/1991, quando vi compii la terza delle mie 8 salite, contai la bellezza di 22 firme, tra cui solo tre di locali. Il regno indisturbato delle cacce di Sandro &lt;i&gt;da Meleres&lt;/i&gt;, una grande montagna che affonda in Valle del Boite con una lunghissima cresta di 1750 m di dislivello e si sale da N su roccia friabile (120 m di I), non è più di moda. Pochi conoscono la superba visione del Sorapiss che si gode dall'alto dei suoi 2847 m e da quale pulpito si possono ammirare le sue pareti, i suoi ghiaioni, i suoi ghiacciai; pochi sanno cogliere le attrattive di quella montagna solitaria, dimenticata ma&amp;nbsp;grandiosa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2014837616310414896?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2014837616310414896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2014837616310414896' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2014837616310414896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2014837616310414896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/10/punta-nera-1876.html' title='Jubiläum sulla Punta Nera'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6608467914657061334</id><published>2010-09-30T20:14:00.002+01:00</published><updated>2010-10-03T17:49:51.114+01:00</updated><title type='text'>Il famoso sentiero 0</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #3d85c6; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;Negli anni, alcuni tratti della rete dei sentieri compresi nel Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo sono stati variati, vuoi per ragioni di logicità, vuoi per la diminuita sicurezza che garantivano agli escursionisti, vuoi per evitare disturbi alla fauna, che in alcune zone sosta o si riproduce. Uno dei tratti modificati è un’ampia porzione del sentiero non più segnalato, che da Cianpo de Crosc, passando per il Pian de Socroda, collega unisce Ra Stua col sentiero diretto al Rifugio Biella, attraverso la “Madonna della Solitudine” e l’altopiano. Il sentiero, segnato col numero 0, che gli ha conferito il nome, era stato ideato e tracciato per facilitare le salite della Croda Rossa dal Bivacco Fisso Pia Helbig Dall’Oglio (inaugurato il 19/9/1965 sulla soglia del catino della Montejela), e facilitare il collegamento tra il Biella e il Bivacco. Il segmento che si diparte dalla Madonna della Solitudine, e all'altezza della “Crosc del Grisc” s’innesta nella mulattiera lungo la quale da sempre le pecore salgono in Fosses, non è lungo, ma traversa una zona accidentata e pericolosa in caso di maltempo per la ricettività ai fulmini. Per essere obiettivo, non mi dispiace che il sentiero, innumerevoli volte percorso in tanti anni, sia stato “ufficialmente” chiuso, poiché è solitario e affascinante, ma sassoso e scomodo come pochi. Considerato che il Bivacco Dall’Oglio serve come ricovero d’emergenza, ma come base per ascensioni non ha più senso, è un notevole passo avanti avere restituito la magnifica zona dei Crepe de Socroda alla fauna selvatica che da sempre vi regna indisturbata!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #ea9999; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6608467914657061334?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6608467914657061334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6608467914657061334' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6608467914657061334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6608467914657061334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/lujico-sentiero-ditalia-col-numero-0.html' title='Il famoso sentiero 0'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7108591413214136502</id><published>2010-09-29T19:31:00.001+01:00</published><updated>2010-09-29T20:33:40.450+01:00</updated><title type='text'>Ponta del Pin, 1990</title><content type='html'>&lt;span style="background-color: #f3f3f3; color: red;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: #f3f3f3; color: red; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #783f04; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace;"&gt;Incuriosito dalla breve relazione che riporta la guida delle Dolomiti Orientali di Antonio Berti, nelle'state del&amp;nbsp;1990 mi spinsi con la solita compagnia sulla Ponta del Pin. E’ questa la massiccia cima tondeggiante che fronteggia la parete E della Croda Rossa, si vede molto bene dal Passo Cimabanche e segna il confine fra Cortina e Dobbiaco. La salita, non troppo difficile ma nemmeno banale, mi era stata testimoniata da Camillo Berti, che mi disse di aver salito giovanissimo la Punta con il padre Antonio. E’ una montagna scorbutica, fatta di blocchi e placche, detriti e rocce puntute calcate perlopiù dai camosci, che regala un grande panorame, soprattutto sulla Croda Rossa e sulle Cime Campale che la fiancheggiano. La normale raggiunge forse il I+ e, deviando da essa per poco,&amp;nbsp;si può anche visitare il grande foro che buca la cresta, visibile fin da Pratopiazza. Dalla Ponta si dominano tante montagne e la Strada d’Alemagna scorre 1200 metri più in basso, molto lontana coi suoi rumori! La gita mi piacque, la rifeci con Massimo e Cristina già il 29 settembre di quell'anno (vent'anni fa ...) e poi, nel corso di otto stagioni, per altre quattro volte. Interessato da quanto avevo scritto della Ponta su qualche rivista, nel 1999 Marino Dall’Oglio ripeté la salita e poi con due guide tracciò sullo sperone contrapposto alla normale una delle sue ultime vie nuove, trovandovi roccia buona e difficoltà classiche. In più, nel 1997 tre sudtirolesi hanno salito la parete verticale, strapiombante e compatta che cade sul Cadin di Croda Rossa, per una via estrema. La Ponta del Pin domanda certamente fatica e attenzione, dato il terreno, ma a mio giudizio ricompensa l’alpinista esperto e desideroso di uscire da passi troppe volte percorsi. Non so se e quando risalirò una delle montagne meno note d'Ampezzo: certo è che l’ho conosciuta e ne sono contento&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7108591413214136502?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7108591413214136502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7108591413214136502' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7108591413214136502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7108591413214136502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/ponta-del-pin-ventanni-fa.html' title='Ponta del Pin, 1990'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4940453038460842063</id><published>2010-09-28T18:21:00.004+01:00</published><updated>2010-09-28T18:45:28.794+01:00</updated><title type='text'>Evvai con gli anniversari ... Torre Fanes, 30 anni fa</title><content type='html'>&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La Torre Fanes, nell'omonimo gruppo montuoso, è un poderoso torrione che sorge all'estremità della diramazione che dalla Cima Fanes&amp;nbsp;Sud volge&amp;nbsp;verso NE, e domina con alte pareti e marcati spigoli il segmento superiore della Val Travenanzes. Le sue forme eleganti, prettamente dolomitiche, si intuiscono già da lontano, ad esempio dalla strada che sale dal Tornichè a Ra Stua. La salita della Torre – raggiunta per la prima volta dagli&amp;nbsp; irriducibili&amp;nbsp;Viktor Wolf von Glanvell e Karl Guenther von Saar nell'agosto del&amp;nbsp;1898 – appartiene ad un modo di andare in montagna che oggi è quasi estinto, fatto di avvicinamenti lunghi e faticosi, buona capacità di orientamento, versanti rocciosi spesso ignorati dal sole, dolomia spesso friabile, chiodi pochi, difficoltà relegate ai livelli bassi&amp;nbsp;delle varie scale che oggi "qualificano" le montagne. Personalmente, sulla bella Torre ho vissuto una giornata campale salendola con l'amico Enrico, appassionato di itinerari un po' “originali”. Andai con Enrico sulla Fanes esattamente trent'anni fa, il 28/9/1980. Partiti a piedi dal Passo Falzarego, quel giorno ripetemmo il fotogenico spigolo N del torrione, per la via di Angelo Dibona e Miss Winifred Marples del 15/7/1921 (400 m, IV con un paio di tiri forse più difficili), rientrando a Falzarego al crepuscolo.&amp;nbsp;Al di là delle prerogative strettamente atletiche e paesaggistiche della salita, degna di grande rispetto per il nome del primo salitore, il lungo avvicinamento e la complessa via di discesa, non posso dimenticare la Torre per altri motivi. In primis l'irripetibile atmosfera che offre una cima veramente "fuori dal mondo", patrimonio di pochi, paradigma di un modo antico di affrontare la montagna, che quel giorno d'autunno condividemmo con gioia.&amp;nbsp;Grazie ancora, Enrico, per l'entusiasmo e&amp;nbsp;l'amicizia che ci unì sullo spigolo N&amp;nbsp;della Torre Fanes quell'ormai lontanissimo 28 settembre 1980!&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4940453038460842063?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4940453038460842063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4940453038460842063' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4940453038460842063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4940453038460842063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/e-vai-con-gli-anniversari-torre-fanes.html' title='Evvai con gli anniversari ... Torre Fanes, 30 anni fa'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-9052357807568046323</id><published>2010-09-27T18:25:00.001+01:00</published><updated>2010-09-27T20:02:06.569+01:00</updated><title type='text'>27 settembre 2009, Forcella Costantiol</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Vi sembra plausibile che nelle Dolomiti, a meno di un'ora da un noto rifugio, che a sua volta dista abbastanza poco da una strada carrozzabile, possa ancora esistere una forcella priva di tracce da entrambi i versanti, non considerata dagli uomini e ricca solo di abbondanti testimonianze dei bovini che pascolano in zona? Ebbene, questa forcella c'è, e la visitammo con piacere esattamente un anno fa, il 27 settembre 2009. E' Forcella Costantiol o Colsantiol, è quotata&amp;nbsp;2140 m e separa il Col de la Puina a&amp;nbsp;S dai Crépe dei Béche a N. Ci troviamo nel gruppo del Pelmo, fra i Comuni di Borca e San Vito di Cadore. Lungi da me volerne fare pubblicità (che in ogni caso non le nuocerebbe granché ...), qualcosa di quella sella devo dire. Su entrambi i lati, sia verso la Val Fiorentina sia verso la Val del Boite, da Forcella Costantiol scendono ripidi e faticosi pendii,&amp;nbsp;calpestati soltanto da&amp;nbsp;qualche cacciatore o escursionista curioso. La Forcella non serve per traversate o ascensioni di pregio: verso il Col de la Puina sale una&amp;nbsp;cresta di 115 m di dislivello, che circa a metà si raddrizza con qualche roccetta e obbliga a traversare a sinistra su erba e detriti poco stabili, per uscire sul labile sentiero della via normale. Credo che forcelle così non ce ne siano tante, almeno intorno a noi: sarà bene impegnarsi perché rimangano sempre come sono.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-9052357807568046323?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/9052357807568046323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=9052357807568046323' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9052357807568046323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9052357807568046323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/27-settembre-2009-forcella-costantiol.html' title='27 settembre 2009, Forcella Costantiol'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7063692999354454300</id><published>2010-09-26T11:42:00.001+01:00</published><updated>2010-09-26T11:43:59.127+01:00</updated><title type='text'>Un libro per camminare in montagna</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: orange; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;A chi ama camminare (e, se il tempo tiene, avremo ancora molte giornate utili, prima dell'inverno), segnalo un volume assai interessante, opera di un'alpinista, scrittrice, amica. "Camminare in montagna. Norme, consigli, itinerari" di Lorenza Russo (Hoepli 2008, € 19,00) è un manuale che affronta le basi dell'escursionismo, da come ci si veste a come si legge una carta topografica, dall'alimentazione al kit per la notte in rifugio. In più,&amp;nbsp;5 itinerari tra Dolomiti, Liguria e Maiella, per fare pratica. Questo manuale, semplice e completo, serve ai neofiti e anche a chi sa tutto, ma ha voglia di imparare comunque qualcosa. Ne scrivo con simpatia, perché modestamente c'è anche il mio "zampino": un'immagine scattata sulla via normale del Corno d'Angolo fra le nuvole, ricordo della salita di qualche tempo fa&amp;nbsp;su una montagna "via dalla pazza folla".&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7063692999354454300?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7063692999354454300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7063692999354454300' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7063692999354454300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7063692999354454300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/un-libro-per-camminare-in-montagna.html' title='Un libro per camminare in montagna'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4245277025122209222</id><published>2010-09-26T08:51:00.001+01:00</published><updated>2010-09-26T08:54:12.306+01:00</updated><title type='text'>La villa scomparsa</title><content type='html'>&lt;span style="color: #674ea7; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7; font-size: large;"&gt;La villa Sant'Hubertus, dedicata al patrono dei cacciatori,&amp;nbsp;fu costruita sullo scorcio dell'800 per volere di due amiche, la contessa Emily Howard Bury e l’americana Anna Powers Potts. La costruzione dell'edificio o, per lo meno, i progetti e le richieste alla Regola di Lareto proprietaria del terreno, per acquistare un appezzamento sui prati cosiddetti “de Castèl”, erano iniziate già nel 1896. Le acquirenti avrebbero voluto acquistare 3-4.000 mq di terra, una quantità impensabile per i regolieri, che diedero risposta negativa. Esse allora si rivolsero al Comune, che amministrava i boschi da una decina d'anni, ed ottennero con facilità il permesso di costruire sul rialzo a fianco del Tornichè, a sinistra della strada che sale a Ra Stua, la villa tanto desiderata. Ai regolieri ampezzani non rimase altro che chiedere il compenso per il mancato diritto di erbatico sui 5.200 mq ceduti alle signore, pretendere il ripristino dei luoghi dai quali era stata estratta la ghiaia per la costruzione, sulla destra della strada, e dei danni subiti dal pascolo. Nel 1898 la Potts e la Howard ottennero dal Comune anche la concessione per cacciare in tutta la zona N della valle, che tennero fino al 1908. La casa fu splendidamente arredata e abitata dalla fine del secolo, ma non ebbe fortuna. Dopo una quindicina d'anni venne a trovarsi a cavallo dei due fronti, e i soldati di entrambe le linee la depredarono e la bombardarono senza ritegno, finché non ne rimasero che i ruderi, alcuni dei quali sono ancora visibili. Per visitarli, dal grande parcheggio del Tornichè bastano pochi minuti. Si sale&amp;nbsp;per una stradina sul rialzo a sinistra, scavalcando una&amp;nbsp;palizzata, e ci si inoltra fra gli alberi. Quanta storia, ridotta a quattro ruderi!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4245277025122209222?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4245277025122209222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4245277025122209222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4245277025122209222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4245277025122209222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/la-villa-scomparsa.html' title='La villa scomparsa'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4040055309846111315</id><published>2010-09-24T19:17:00.004+01:00</published><updated>2010-09-25T18:03:57.199+01:00</updated><title type='text'>Un nuova targa  per Cimetta e Caldara sul Campanile Dimai</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #073763; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;Ho salito alcune volte la "via normale" del Campanile Dimai, primo risalto turriforme che si erge a sinistra della Forcella Pomagagnon guardando &amp;nbsp;da Cortina. Denominato in passato "Teston del Pomagagnon", oltre cent'anni fa il torrione fu dedicato alla guida Antonio Dimai, che il 22/8/1905 - con Agostino Verzi e le ungheresi Ilona e Rolanda von Eötvös – aprì sulla parete S una delle sue vie più dure. Sul terrazzino sommitale del Campanile, ottimo belvedere su Cortina, nel secondo dopoguerra alcuni alpinisti fissarono una semplice targa di lamiera. La targa ricordava due sfortunati scalatori, il “Ragno” di Pieve Gemolo Cimetta e l’ampezzano Giovanni Caldara; poco più che ventenni i due&amp;nbsp;precipitarono il 2/8/1947 dal Campanile, forse proprio dalla Via Dimai-Verzi, e furono recuperati dagli Scoiattoli di Cortina. Tempo fa segnalai le misere condizioni della targa ai “Ragni” di Pieve, che promisero il loro interessamento in omaggio alla storia del gruppo. Proprio oggi sono lieto di avere saputo dal segretario del gruppo, Ernesto Querincig, che la targa, scoloritasi al punto da essere leggibile solo da chi sapeva qualcosa dell'incidente, è stata prelevata dai Ragni col consenso delle famiglie.&amp;nbsp;Nella primavera 2011, dopo oltre un sessantennio,&amp;nbsp;sarà sostituita con un'altra targa a ricordo dei giovani, che si auspica di "inaugurare" nel modo più consono, a futura memoria.&amp;nbsp;Sul Campanile Dimai non c’è nulla; non infissi né croci né libri di vetta disturbano le rarissime persone che giungono da S lungo la parete,&amp;nbsp;o da N lungo i detriti e le rocce che collegano Forcella Pomagagnon alla vetta. Il Campanile racchiude dunque un piccolo Eden, se paragonato alla vicina, modaiola Punta Fiames,&amp;nbsp;molto frequentata dalla primavera all’autunno soprattutto da chi percorre la pur sempre bella e divertente ferrata dedicata a Albino Michielli Strobel. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4040055309846111315?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4040055309846111315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4040055309846111315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4040055309846111315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4040055309846111315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/un-nuova-targa-sul-campanile-dimai-per.html' title='Un nuova targa  per Cimetta e Caldara sul Campanile Dimai'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2233596722013357298</id><published>2010-09-23T20:39:00.002+01:00</published><updated>2010-09-24T15:21:51.222+01:00</updated><title type='text'>40 anni per un bel diedro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #741b47;"&gt;&lt;em&gt;"Un grande diedro di roccia solida, ricco di clessidre, che consente una bella arrampicata di quarto grado. Nel primo tiro c’è un solo passaggio più difficile (5°), ma questa lunghezza si può evitare attaccando 20 m più a sinistra e salendo per rocce gradinate. Non effettuare la salita dopo piogge recenti."&lt;/em&gt; E' solo una delle numerose relazioni, tratta dal web, del diedro NE della Cima Cason de Formin (2376 m), nel gruppo della Croda da Lago. Penso che ildiedro sia una delle migliori salite di stampo classico delle Dolomiti Ampezzane, e la voglio ricordare perché fu aperta 40 anni fa come oggi, mercoledì 23 settembre 1970. Primi salitori del diedro furono la guida Franz Dallago (uno dei maggiori esperti del Gruppo della Croda da Lago, dove ha tracciato molte vie nuove) e Dino Constantini. Originariamente l'itinerario,&amp;nbsp;che si ferma su una cengia sotto il cocuzzolo sommitale, fu valutato di IV con un tratto iniziale di V e superato con un solo chiodo. Oggi la valutazione rimane comunque quella; mi è stato riferito che i chiodi presenti sono sempre scarsi,&amp;nbsp;ma il primo tratto viene evitato da molti sfruttando il primo tiro di una via di Angelo Dibona, che si sviluppa a sinistra ed all'inizio è un po' più facile. Il Diedro Dallago o "del Naza" è una via "vecchio stile", logica e su roccia ottima; peccato che si trovi all'ombra e&amp;nbsp;sia poco consigliabile in giornate fredde o umide. Io l'ho salito diverse volte con amici. Come per la gran parte delle mie classiche, anche di quel diedro, dopo oltre vent'anni dall'ultima volta in cui presi freddo con l'amico Andrea, conservo un nitido ricordo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2233596722013357298?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2233596722013357298/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2233596722013357298' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2233596722013357298'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2233596722013357298'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/40-anni-per-un-bel-diedro.html' title='40 anni per un bel diedro'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7370142256576357247</id><published>2010-09-18T14:15:00.007+01:00</published><updated>2010-09-27T08:14:46.984+01:00</updated><title type='text'>Il 18 settembre nella storia dolomitica. Note d'archivio.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Alcune ricorrenze alpinistiche di oggi, 18 settembre, sulle montagne intorno a Cortina:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;1863: Antelao, 1a salita "turistica": Paul Grohmann, Matteo Ossi, Francesco e Alessandro Lacedelli "da Meleres";&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;1931: Costa del Bartoldo, parete S (IV, oggi non più percorribile per frane):&amp;nbsp;Piero Dallamano, Renato Ghirardini;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;1946: Cima di Valbona (Sorapis), 1a salita per versante N (I):&amp;nbsp;Antonio Sanmarchi, Enrico Cortellazzo, Carmen Della Torre;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;1949: Torre Travenanzes (Fanes), Gran Diedro S&amp;nbsp;(VI): Albino Alverà, Luigi Ghedina, Lino Lacedelli;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;e anche ... 1982: Torre Comici (Tre Cime di Lavaredo),&amp;nbsp;ripetizione della allora&amp;nbsp;poco nota Via Casara - Cavallini (IV): Ernesto Majoni, Michele Da Pozzo.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7370142256576357247?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7370142256576357247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7370142256576357247' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7370142256576357247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7370142256576357247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/il-18-settembre-nella-storia-dolomitica.html' title='Il 18 settembre nella storia dolomitica. Note d&apos;archivio.'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7704534589076934102</id><published>2010-09-18T09:24:00.000+01:00</published><updated>2010-09-18T09:24:55.264+01:00</updated><title type='text'>Sconfitte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La passione per la montagna mi ha permesso - collezionando esperienze tutto sommato d’ordinaria levatura, ma tutte "vissute" e gratificanti - di scoprire cime e vie, sognarne tante altre, fare progetti, conseguire successi e sconfitte. Credo però che anche queste appartengano all’esperienza della montagna e si ricordino con piacere, salvo che non siano divenute dolorose. Tornai a casa battuto da qualche via, tra cui&amp;nbsp;la Lacedelli sulla Torre Grande d’Averau, la Dibona sulla Torre Grande di Falzarego, la Dimai sul Campanile Dimai. Quest’ultima prometteva di essere una grande salita e&amp;nbsp;pensandoci oggi, tempo dopo, mi dispiace veramente non averla completata. Il ritiro dipese soltanto da un temporale, che ci prese a metà salita e ci obbligò a ripiegare in fretta. Eravamo già saliti per varie lunghezze, i due tiri più difficili, V secco, erano subito sopra di noi, quando si scatenò il diluvio. A scanso di guai, approfittammo di una cengia baranciosa e riuscimmo a traversare in quota verso la Punta della Croce e toccare il canale che la divide dalla Punta Fiames, giusto sulla verticale dello spigolo. Sul tratto di cengia che taglia la Punta della Croce trovammo una lattina di Coca Cola, abbandonata da poco. Quindi, qualcuno passava in quei luoghi disertati! Giunti sull’orlo del canalone, mentre studiavamo una discesa della quale non si vedeva il fondo, scovammo due chiodi rugginosi. Con due aeree calate atterrammo così nel canale, poco sopra il sentiero del “Calvario”. Lungo il canale c’era di tutto: cordini putridi, chiodi spezzati, moschettoni e un casco in frantumi, materiali sfuggiti a salitori dello spigolo, che sperammo se la fossero ugualmente cavata. Nonostante tutto, rientrammo a casa soddisfatti: tempo dopo, Enrico completò la via con una comune amica, e disse di aver dovuto sudare sette camicie, perché era molto meno semplice di quello che si era immaginato.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7704534589076934102?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7704534589076934102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7704534589076934102' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7704534589076934102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7704534589076934102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/sconfitte.html' title='Sconfitte'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4822928280871779558</id><published>2010-09-16T15:42:00.004+01:00</published><updated>2010-09-16T17:14:05.097+01:00</updated><title type='text'>Punta di Sorapis, 146 anni fa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #38761d; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Per ricordare un bell'anniversario alpinistico: 146 anni fa si registrava la prima ascensione della Punta di Sorapis, grande "3000" dolomitico fra Cortina e il Cadore. Attori della conquista furono il pioniere Paul Grohmann e le guide ampezzane Angelo Dimai Deo e Francesco Lacedelli da Meleres. Quest'ultimo, esperto cacciatore già settantenne, due settimane prima aveva "provato" l'ascensione&amp;nbsp;da offrire al facoltoso cliente, giungendo ufficialmente per primo sulla vetta della Croda Marcora, cinquanta metri più bassa della Punta. La prima salita del Sorapis avvenne dal versante ampezzano, con discesa su quello sanvitese. Lungo quest'ultima fu sperimentata anche la prima corda doppia della storia, e i tre alpinisti camminarono e arrampicarono per 21 ore di fila. Un'impresa oggi improponibile, anche se la salita del Sorapis, che si effettua perlopiù dal versante del Fon de Ruseco di San Vito, richiede il superamento di 1550 m di dislivello e almeno cinque ore di cammino e arrampicata su difficoltà che in un breve tratto toccano il II +. Una grande conquista allora, una grande e bella salita oggi!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4822928280871779558?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4822928280871779558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4822928280871779558' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4822928280871779558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4822928280871779558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/punta-disorapis-146.html' title='Punta di Sorapis, 146 anni fa'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4542372215258698030</id><published>2010-09-15T17:56:00.006+01:00</published><updated>2010-09-16T09:23:30.487+01:00</updated><title type='text'>Don Giuseppe e le montagne d'Ampezzo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Don Pietro Alverà de chi de Pol, sacerdote e scrupoloso storiografo del suo paese “&lt;/em&gt;dagli antichi tempi fino al secolo XIX&lt;em&gt;”, nella sua Cronaca d’Ampezzo, ristampata in anastatica dalla Cooperativa di Consumo (1985) e in edizione trascritta dalle Regole d’Ampezzo (2002), fa un'ammissione che sicuramente stimola chi s’interessa&amp;nbsp;di storia dell’alpinismo: “&lt;/em&gt;L’ascendere alti monti, per cagione di studio od anche di diletto è usanza antica…&lt;em&gt;”. Nomina poi un personaggio del quale poco si sa, e meriterebbe di essere rivisitato, per trovarci magari di fronte a qualche “scoop” storico. Don Giuseppe Manaigo, morto a Cortina il 12/6/1858 (a 37 anni secondo Alverà; 35, secondo Richebuono, che indica la data di nascita nel 1823), a suo tempo era considerato un rinomato alpinista. Intendiamoci: un alpinista come semplice escursionista, o come scalatore nell’accezione dovuta al termine a metà ’800, quando il massimo grado di difficoltà su roccia, almeno nelle Dolomiti, era il&amp;nbsp;secondo della odierna scala Welzenbach? Don Pietro suggerisce inoltre che un suo avo omonimo, Pietro Alverà Dipol (+ 1861), e un cacciatore Lacedelli da Meleres (Francesco detto “Checo”, guida di Paul Grohmann nel 1863-64, morto novantenne nel 1886) in gioventù salirono sia sul Cristallo, conquistato ufficialmente il 14/9/1865, sia sul Sorapis, la cui prima ascensione risale al 16/9/1864. Potrebbe darsi che Don Giuseppe, scomparso prima di potersi esprimere appieno sui monti, avesse salito qualcuna di queste cime, che non sono banali neppure oggi, che non vi manca qualche&amp;nbsp;chiodo di sicurezza&amp;nbsp;e bolli di vernice sul cammino. Forse ben prima del 1863, data canonica d’inizio dell’alpinismo in Ampezzo con la conquista della Tofana Seconda, qualcuno aveva già raggiunto le Tofane o altre cime: il Taé, il Valon Bianco, la Croda del Becco, attribuita a Grohmann nel 1874, la Zesta, i cui primi salitori sono ignoti; la Punta Nera, attribuita ad Alessandro Lacedelli da Meleres intorno al 1876, la Croda del Pomagagnon, salita per la cronaca soltanto nel 1890. Su Don Manaigo ritornerò appena possibile, e auspico di poter fare qualche interessante scoperta.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #f1c232; font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4542372215258698030?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4542372215258698030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4542372215258698030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4542372215258698030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4542372215258698030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/don-giuseppe-e-le-montagne.html' title='Don Giuseppe e le montagne d&apos;Ampezzo'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1541733423135451044</id><published>2010-09-14T14:28:00.000+01:00</published><updated>2010-09-14T14:28:22.918+01:00</updated><title type='text'>Curiosità montana</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-large;"&gt;&lt;strong&gt;Una curiosità: nella valle d'Ampezzo le montagne dolomitiche oltre il limite dei pascoli, passate in proprietà demaniale come "bottino di guerra" dell'Italia dopo il primo conflitto mondiale, da un ventennio sono state concesse in locazione alle Regole ampezzane che, considerata la loro straordinaria importanza paesaggistica e naturalistica, ne scongiurano eventuali abusi da parte di speculatori.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1541733423135451044?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1541733423135451044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1541733423135451044' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1541733423135451044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1541733423135451044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/curiosita-montana.html' title='Curiosità montana'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7238859586737567034</id><published>2010-09-13T12:54:00.007+01:00</published><updated>2010-09-13T21:45:58.872+01:00</updated><title type='text'>Trent'anni fa sul Cristallo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #3d85c6; font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;E' già passato qualche anno da quel giorno d’estate del '96 nel quale, con due cari amici, giungevo per l’ultima volta in cima al Cristallo. In seguito, osservandolo da lontano e leggendo della via normale, mi è preso molto spesso il desiderio di tornarvi, perché credo che - tra i “Tremila” della conca ampezzana&amp;nbsp;- sia il più affascinante, almeno sotto l'aspetto alpinistico. La prima volta che salii in vetta era il 13 settembre come oggi, ma di trent'anni fa: dei tre partecipanti alla gita, ero il più “vecchio”, e avevo ventidue anni. Dato l’allenamento e la scioltezza di movimenti che avevamo all'epoca, l'ascensione non mi era parsa granché impegnativa, ma mi affascinò dal punto di vista ambientale, e la esibii con orgoglio al resto della compagnia. Tornai lassù un anno dopo, al termine di un agosto carico di soddisfazioni alpinistiche; passarono poi una decina di stagioni, fino al '90, quando in vetta trovammo un freddo tale da rendere impossibile anche una breve fermata. Una volta scesi, al Passo del Cristallo tentai di sbucciare un’arancia: pareva vetrificata, e fu davvero un pasto frugale, dopo quella fatica! Tornai su ancora a Ferragosto '91, giorno in cui ad uno del gruppo, scendendo il ghiaione poco sotto il Passo, capitò un disguido che avrebbe potuto avere risvolti seri, e completai la cinquina nell’agosto '96, durante l'ultima&amp;nbsp;estate di grandi avventure alpinistiche: Cristallo, Croda da Lago, Cima Grande di Lavaredo, Punta Fiames. Dal Passo&amp;nbsp;Tre Croci (correggendo Visentini, che nel suo "Gruppo del Cristallo", edito quell’anno, indicava per la salita un tempo medio di sei ore e mezzo) salimmo in due ore e 55 minuti: una e cinquanta per il chilometro di ghiaione fino al Passo e una e cinque minuti per i 400 m di&amp;nbsp;secondo grado &amp;nbsp;della via normale.&amp;nbsp;La discesa fu altrettanto veloce e&amp;nbsp;il “crighel” di birra che&amp;nbsp;ci aspettava a Son Zuogo ebbe un gusto indimenticabile. Quattordici anni dopo, spero di avere ancora l'occasione di calpestare la sommità di una delle cime più belle d’Ampezzo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7238859586737567034?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7238859586737567034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7238859586737567034' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7238859586737567034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7238859586737567034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/sul-cristallo-trentanni-fa.html' title='Trent&apos;anni fa sul Cristallo'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8732274226573879866</id><published>2010-09-12T08:14:00.000+01:00</published><updated>2010-09-12T08:14:45.292+01:00</updated><title type='text'>Pensieri poetici della domenica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #3d85c6; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Salire montagne è rivivere: liberarsi dalle tare, dalle remore, dall'inquinamento che avvelena la vita di fondovalle. Salire montagne è come uscire dal mondo, purificarsi per entrare in una dimensione nuova. Una dimensione dove quello che si lascia perde valore: contano solo la roccia, il vuoto, il cielo. La realtà è la propria vita affidata a nuovi elementi: appigli per le mani, appoggi per i piedi, la capacità di saperli vedere e sfruttare. Salire montagne vuol dire essere liberi, liberi di mirare verso l'alto. Le mani che accarezzano il sasso cercando l'appiglio. Un appiglio dopo l'altro, ci si alza sempre di più: l'orizzonte si allarga, si moltiplica in piani diversi fino a perdersi nell'infinito. Salire montagne vuol dire tendere sempre più all'immensità. Le mani si screpolano, sanguinano al contatto con la roccia, ma si continua a salire. Si sale fino a ubriacarsi&amp;nbsp;di cielo, di roccia, di sole, fino alla soddisfazione del proprio modo di essere alpinisti. Salire montagne fino a giungere in vetta: è l'ambito premio alle proprie fatiche. Godere l'orizzonte delle montagne circostanti, in modo che la visione rimanga a lungo nell'animo e sia di conforto in ogni momento. Alzare le braccia verso l'alto per toccare con la punta delle dita l'azzurro del cielo. Salire montagne significa questo, ma anche di più.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8732274226573879866?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8732274226573879866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8732274226573879866' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8732274226573879866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8732274226573879866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/pensieri-poetici-della-domenica.html' title='Pensieri poetici della domenica'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6135544413076225587</id><published>2010-09-11T10:07:00.001+01:00</published><updated>2010-09-11T10:07:34.518+01:00</updated><title type='text'>Quale sarà il vero nome di questo utensile?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Davanti alla porta d'ingresso di alcune vecchie case ampezzane, fra le quali anche quella di chi scrive, in pieno centro a Cortina, si può trovare saldamente cementato un utensile che ha certamente origini molto antiche ma oggi, purtroppo, non viene più utilizzato. Esso serviva ai nostri predecessori per pulire le calzature, quotidfianamente imbrattate di fango, terra, deiezioni animali o altro, prima di entrare in casa. Qualche anno fa, due persone mi avevano chiesto se per caso conoscevo la definizione di quest’utensile in ampezzano, poiché i vocabolari del nostro idioma non registrano la voce. Ho dovuto ammettere che non ne ho idea, ma mi è rimasta la curiosità di indagare e, interrogando alcuni paesani, ho suscitato un piccolo dibattito, appurando comunque&amp;nbsp;che forse un nome vero e proprio di quell'utensile non esiste. Ho avuto poi anche la conferma che non è sicuramente un utensile esclusivo della nostra zona (in Carnia, ad esempio, c’è e viene detto semplicemente "il fier"). Ne ho fotografato, infatti, uno simile addirittura all’ingresso della Cattedrale Evangelica di Sibiu in Valacchia (Romania), bellissima città fondata da cavalieri teutonici col nome di Hermannstadt, dove l’influenza architettonica e culturale tedesca è massiccia ed evidente. L'ho denominato “fer da se netà i scarpe” e con questo nome vorrei consegnarlo alla memoria storica, ricordando la sua quotidiana importanza nel passato delle nostre comunità.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6135544413076225587?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6135544413076225587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6135544413076225587' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6135544413076225587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6135544413076225587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/quale-sara-il-vero-nome-di-questo.html' title='Quale sarà il vero nome di questo utensile?'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1941088276129980448</id><published>2010-09-10T19:57:00.002+01:00</published><updated>2010-09-11T10:00:56.506+01:00</updated><title type='text'>La Punta Armando, ieri e oggi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Nell'ottobre di sessant'anni fa, vicino a Belluno, decedeva in un incidente stradale Armando Apollonio, venticinquenne. Ultimo di tre fratelli tutti Scoiattoli, dopo Claudio e Romano (scomparso giovanissimo negli ultimi giorni della&amp;nbsp;2^ Guerra Mondiale), fin dal 1943 Armando - detto "Bocia" -&amp;nbsp;aveva partecipato all’apertura di diverse vie alpinistiche con Ettore Costantini, Bortolo e&amp;nbsp;Ugo Pompanin e altri. Nel dopoguerra, Beniamino Franceschi, Luigi Ghedina, Lino Lacedelli, Guido Lorenzi, Angelo Menardi Milar e Albino Michielli vollero dedicare al suo ricordo&amp;nbsp;una montagna inviolata. Salirono e battezzarono quindi la Punta Armando, marcato risalto della cresta SW del Campanile Dimai del Pomagagnon (salita da Federico Terschak con A. Mayer nel 1910), su cui giunsero dal versante di Cortina per roccia a tratti friabile. Secondo la guida “Berti”, la via venne aperta il 6/5/1950: analizzando la storia, un tempo propendevo per posticipare di un anno l’ascensione della Punta, dopo la morte di Apollonio, ma poi ho avuto il dubbio che, viste le condizioni d’innevamento di quella primavera, ai primi di maggio 1951 non fosse semplice girare per i monti. Quale che sia la data dell'ascensione, l’interesse per la Punta rinacque l'11 aprile 1976. Due mesi prima di partire per la sfortunata spedizione all’Huascaran, Raniero Valleferro e Alberto Dallago aprirono un’altra via sulla stessa parete: un terzo itinerario&amp;nbsp;è stato forzato infine nel 2002 sul versante di discesa, quello che cade sulla&amp;nbsp;Graa de Lonjes, dai cadorini&amp;nbsp;Angelo Zangrando e Cristina Bacci. Penso che nessuno salga più la Punta Armando, ed essa non ha importanza per gli alpinisti. Ne scrivo perché quel risalto, visibile fin dal centro di Cortina, oggi ricorda otto ampezzani tutti scomparsi: Bocia, Mescolin (+ 2001), Guido Lorenzi (+ 1956), Strobel (+ 1964), Angelo Milar (+ 1986), Raniero Sfero (+ 1976), Bibi (+ 2009) e Lino de Mente (+ 2009).&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1941088276129980448?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1941088276129980448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1941088276129980448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1941088276129980448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1941088276129980448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/punta-armando-sessantanni-dopo.html' title='La Punta Armando, ieri e oggi'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4580078101598673087</id><published>2010-09-09T19:32:00.002+01:00</published><updated>2010-09-10T07:05:14.573+01:00</updated><title type='text'>Col de Lasta e Col Mareo, un'idea per l'autunno</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Viene salito più dagli scialpinisti che dagli escursionisti, ma a me interessa soprattutto come breve e simpatica meta a piedi per chi si trova nei dintorni del Rifugio Sennes e ha un'oretta di tempo da spendere. Indicato soprattutto per chi soggiorna al rifugio e vuole godersi un bel tramonto, il Picio (Piccolo) Col de Lasta è un rilievo poco marcato, d'interesse unicamente panoramico, che domina l'Alpe di Sennes e il rifugio omonimo, e offre un'escursione interessante e senza difficoltà. Dal rifugio varie tracce più o meno marcate rimontano il costone detritico NO del Col, raccordandosi in alto con altre tracce che salgono dal Rifugio Munt de Senes sul lato N e portano sulla vetta. Rinomato come “campo scuola” di scialpinismo e piuttosto solitario (una domenica d'agosto di qualche anno fa vi salii da solo, e non trovai assolutamente nessuno), il Picio Col de Lasta offre interessanti aperture sulle montagne di Fanes-Sennes-Braies e d´Ampezzo. Chi avesse ancora voglia di camminare e visitare un luogo nuovo, può proseguire dal Col per facile cresta, giungendo in breve in cima al misconosciuto, poco più alto Col Mareo, ornato di una croce con iscrizione in ladino: un luogo che ho trovato ancora selvaggio e ambientalmente affascinante.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4580078101598673087?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4580078101598673087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4580078101598673087' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4580078101598673087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4580078101598673087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/col-de-lasta-e-col-mareo.html' title='Col de Lasta e Col Mareo, un&apos;idea per l&apos;autunno'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8560902198747582887</id><published>2010-09-08T17:26:00.005+01:00</published><updated>2010-09-11T13:28:57.922+01:00</updated><title type='text'>Ricordo di "Sisto Laresc"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #76a5af; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il 7 settembre è scomparso Sisto Zardini "Laresc", una delle ultime guide alpine ampezzane della vecchia generazione. Classe 1919, guida dal 1945 e maestro di sci, fu uno dei pochi maestri d'alpinismo locali a non essere ammesso al gruppo degli Scoiattoli. Segretario per tanti anni del&amp;nbsp;Corpo Guide Alpine Ampezzane, nella sua attività accompagnò migliaia di adulti e bambini sulle cime, sulle forcelle, nei rifugi delle Dolomiti, nell'ambito delle gite accompagnate lanciate dalle guide negli anni '50. Nel 1975 visse con la famiglia il grande dolore della scomparsa del primogenito Raffaele. Scoiattolo e guida, il "Larejeto" cadde a soli 26 anni sui prati di Mietres, durante un volo col deltaplano. Recentemente, Sisto ebbe la soddisfazione di vedere entrare nelle file degli Scoiattoli e delle guide anche il nipote Ruggero, forte arrampicatore. Di "Sisto Laresc" ricordo un flash, che risale al 5 giugno 1999. Quel giorno fu inaugurato con una festicciola il ristrutturato sentiero 204, che unisce la Poussa de 'Sumeles con la Forcella omonima. Per rimettere in sesto il sentiero, molto degradato, il CAI Cortina aveva incaricato la valente squadra di Armando, Luca e Luciano, che terminò il lavoro nel novembre precedente.&amp;nbsp;Con mia moglie ed alcuni amici scegliemmo di raggiungere Zumeles da Mietres, risalendo la ripida e scivolosa pala che guarda Cortina. Mentre stavamo sudando sull'erto&amp;nbsp;sentiero, ci sorpassò di gran carriera un uomo piccolo e magro, senza zaino, con una maglietta blu e&amp;nbsp;una bandana, che ci disse con aria di sfida “Ocio bòces, che passo ió ...” ("Attenzione, ragazzi, passo io ..."). Quell'uomo era&amp;nbsp;Sisto Laresc, e aveva quasi ottant'anni.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8560902198747582887?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8560902198747582887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8560902198747582887' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8560902198747582887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8560902198747582887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/in-ricordo-di-sisto-laresc.html' title='Ricordo di &quot;Sisto Laresc&quot;'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4118530204362793899</id><published>2010-09-07T19:14:00.002+01:00</published><updated>2010-09-07T19:16:35.220+01:00</updated><title type='text'>Col Rosà, da nord (un progetto)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #6aa84f; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;25.457 ha di superficie per un comune sono molti e, infatti, Cortina è uno fra i comuni più estesi d’Italia. Essendo poi montuoso, ciò significa che le montagne che lo ricoprono sono molte. Se sono molte, mettendoci anche il massimo impegno non basta una vita per esplorarle tutte: è la constatazione che mi scopro a fare qualche volta, pensando alle cime, cenge, forcelle, sentieri, valloni che caratterizzano il territorio d’Ampezzo. Le esplorazioni che mi mancano sono incasellate in un’apposita “directory” del cervello, e spero di poterle presto o tardi tirar fuori e completare. Un esempio: ricordo che, spesso, mio padre diceva di aver percorso, non senza difficoltà, un accesso al Col Rosà dalla Val di Fanes, sul versante N, in vista dalla strada che da Pian de Loa risale la valle. Quel percorso, che ricordo appena marcato su qualche vecchia carta topografica, dovrebbe essere stato utilizzato in guerra, giacché il Col Rosà si trovava proprio sul fronte, ma non ho mai trovato notizie su un’eventuale possibilità di transito da quel lato, che - seppure piuttosto ostico - non sembrerebbe intransitabile. Fasce di roccia si alternano a ripidi mughi, ma penso che, zigzagando fra le une e gli altri, in qualche modo quella facciata si riesca a percorrere.&amp;nbsp;Ogni tanto, mi torna in mente quella possibilità: ne è a conoscenza un amico, appassionato come me di stranezze escursionistiche, ma intanto il tempo passa e ancora non mi sono deciso. Ovviamente, se mai provassi, lo farei in salita, in modo da non essere magari obbligato a scendere dalla cima verso il basso e poi risalire, perché non si passa. Il versante N del Col Rosà, sotto il vasto terrazzo barancioso dove sbocca la ferrata “Bovero”, calamita lo sguardo, ogni qualvolta passo ai suoi piedi. Ultimamente, all’inizio dell’estate, me lo sono nuovamente osservato dai pressi di Progoito e mi sono visto in mezzo a quella “barancera”, ad armeggiare su uno dei tanti recessi reconditi di Cortina, dove di sicuro nemmeno in agosto nessuno ti contende il passo.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4118530204362793899?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4118530204362793899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4118530204362793899' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4118530204362793899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4118530204362793899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/col-rosa-da-nord-un-progetto.html' title='Col Rosà, da nord (un progetto)'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-9139261509928469235</id><published>2010-09-07T13:47:00.001+01:00</published><updated>2010-09-07T16:51:52.048+01:00</updated><title type='text'>Cara "via Mazzorana-del Torso", buon 72°!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: red; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Esattamente settantadue anni fa, il 7 settembre 1938, la guida alpina auronzana ventottenne Piero Mazzorana saliva col cliente e amico udinese Sandro del Torso, di 55 anni, la fessura SE della Torre Wundt, affacciata sul Passo dei Tocci dove un quarto di secolo più tardi sarebbe sorto un rifugio, dedicato ai Fratelli Fonda Savio. La via venne ripetuta per la prima volta nel 1942 dai mantovani Pavesi e Carreri, e in invernale nel 1956 da due triestini: non mi è noto il primo salitore solitario. Personalmente la scoprii con Mario Sanvito di Bologna il 12 agosto 1981 e già durante quell’estate la ripetei altre due volte, che diventarono diciannove entro il 1996. Ho prediletto la Torre, e specialmente la "fessura Mazzorana",&amp;nbsp;come poche altre, e credo che - nonostante la prossimità al Rifugio e l’attrezzatura con chiodi e spit, che l’ha un po’ relegata al ruolo di comoda falesia - la Torre Wundt rimanga ancora una cima alpinisticamente e storicamente importante. Dal canto mio, su quelle rocce mi sono sempre veramente divertito, e ricordo la Wundt con notevole emozione.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-9139261509928469235?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/9139261509928469235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=9139261509928469235' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9139261509928469235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9139261509928469235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/cara-via-mazzorana-del-torso-buon-72.html' title='Cara &quot;via Mazzorana-del Torso&quot;, buon 72°!'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1846655035060763299</id><published>2010-09-06T11:29:00.003+01:00</published><updated>2010-09-06T14:44:48.540+01:00</updated><title type='text'>Thurntaler</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: magenta; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;“Ieri siamo andati in Austria”. Sembra l'inizio di un tema delle elementari, ma mi serve per raccontare che ieri, 5 settembre, siamo saliti sul Thurntaler (2407 m), una &lt;em&gt;“... cima panoramica a E della Pausa Alta/Hochrast, situata appena oltre la cresta di confine. Di esclusivo interesse panoramico, facilmente accessibile da più versanti, è molto frequentata grazie ai numerosi sentieri che salgono sia dalla Pustertal che dalla Villgratental ...&lt;/em&gt;” (F. Cammelli&amp;nbsp;- W. Beikircher, &lt;em&gt;Alpi Pusteresi - Vedrette di Ries&lt;/em&gt;, CAI-TCI -&amp;nbsp;1997, pag. 426).&amp;nbsp;Per l'occasione abbiamo fatto un anello, partendo dalla stazione superiore della cabinovia che da Sillian sale al Panorama Restaurant Gadein (2050 m circa). Da qui, in un'ora e dieci minuti (il preciso cartello segnaletico all'inizio del sentiero ne segna, inspiegabilmente, due) siamo giunti sulla&amp;nbsp;vetta, occupata da un enorme fabbricato in costruzione, capolinea di una nuova seggiovia a 6 posti. La vetta riserva un panorama verso le montagne della Villgratental e&amp;nbsp;della Lesachtal, le Alpi Carniche, le Dolomiti di Sesto e il Grossglockner che merita davvero. Non sapendo dove fermarci a causa del forte vento, siamo subito scesi sottocresta, incrociando diversi fuoristrada che portavano in vetta appassionati del parapendio. Centotrenta metri sotto la cima, poco lontani dalle piste ci sono i famosi “Drei Seen”, il richiamo della zona: di essi il laghetto mediano, Klammsee, è il più carino, incastrato com'è in una gola rimasta solitaria nonostante la prossimità agli impianti sciistici. Fuori sentiero, siamo passati dal Kuhsee e infine rientrati per la stradina che si dirige verso il ristoro Thurntaler Rast e la Villgratental. Sono soddisfatto di avere salito la cima, che geograficamente appartiene ai Monti di Casies e mancava dal mio carnet: l'ambiente è pesantemente sfruttato poiché viene utilizzato perlopiù d'inverno quando le ferite non si vedono, ma non è peggiore di tante zone dolomitiche vicine a noi, anzi: sulle piste brucano le mucche e sotto la vetta c'erano segni del passaggio di camosci, quindi un po' d'erba cresce comunque per riparare i danni. La visuale dall'alto, 1300 m sopra la Pustertal,&amp;nbsp;è molto ampia, e può suggerire idee e progetti per vagabondaggi alpini sempre nuovi. E poi, la cabinovia da Sillian collega in breve tempo il fondovalle con la montagna: visto che c'è, tanto vale usarla. Non abbiamo certamente trovato la “solitudine alpina” né una zona da Parco Naturale, ma ne è comunque uscito un bell'anello, fuori dalle solite rotte, senza difficoltà e interessante per i panorami.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1846655035060763299?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1846655035060763299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1846655035060763299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1846655035060763299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1846655035060763299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/thurntaler.html' title='Thurntaler'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7890165564914112602</id><published>2010-09-06T08:34:00.001+01:00</published><updated>2010-09-06T08:36:50.814+01:00</updated><title type='text'>Tonin Selo e le montagne</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Antonio Menardi, detto Tonin Sèlo e vissuto dal 1856 al 1930, svolse una professione poco usuale in Ampezzo: fu, infatti, un "crumar", ossia un venditore ambulante. Non so esattamente quali mercanzie propagandasse e dove le portasse: immagino però che siano stati l’allenamento fisico e l’acquisita conoscenza dei passi e delle forcelle che collegano la valle d'Ampezzo con quelle vicine, ad indurlo a chiedere la licenza per esercitare anche il mestiere di portatore, che conseguì nel 1890. Contava allora 34 anni, aveva già famiglia, e i guadagni – al tempo solo estivi - derivanti dal portare sulle vette le scarpe chiodate e le masserizie dei "sciore", gli avranno sicuramente permesso di elevare il tenore di vita e garantirsi una sicurezza in più, nella Cortina di fine ‘800. Il Sèlo fu al servizio degli alpinisti per quattro lustri, cessando l’attività a cinquantatrè anni. Il suo nome e il suo volto appaiono in varie immagini e documenti inerenti alle guide dell’epoca: nella “Tariffa per le guide di montagna del Distretto Giudiziario di Ampezzo” emanata il 26/4/1898, il quarantaduenne Tonin è uno dei 5&amp;nbsp;“portatori e guide per montagne basse” autorizzati. Nella storica fotografia delle guide ampezzane, scattata il 2/11/1901 davanti all’Osteria al Parco, invece è il primo in piedi a sinistra: barba e cappello come gli altri, sguardo fiero e lungo alpenstock in mano. Non avrà raggiunto il livello tecnico di Barbaria, Dimai, Dibona, ma sulle crode fece certamente fatica come loro e si guadagnò un posto onorevole nella lista dei professionisti dei nostri monti. Qualche anno fa, Emma Lacedelli Menardi (Ema Juscia), scomparsa ultracentenaria nel 2001 e attiva con la penna fino a pochi anni prima, scrisse un articolo in ampezzano sulla figura di Tonin Sèlo, e a voce mi raccontò che lo ricordava bene, giacché era stato suo vicino di casa ed era "na bona parsona". Forse più di uno sfavillante palmarès di imprese estreme, possono bastare poche parole come queste a identificare una bella figura del tempo che fu.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: purple; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Majoni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7890165564914112602?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7890165564914112602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7890165564914112602' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7890165564914112602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7890165564914112602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/tonin-selo-e-le-montagne.html' title='Tonin Selo e le montagne'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2556290834009739912</id><published>2010-09-04T08:38:00.000+01:00</published><updated>2010-09-04T08:38:25.399+01:00</updated><title type='text'>La Croda Rossa nella storia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #6fa8dc; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La Croda Rossa d'Ampezzo fu tentata per la prima volta nel 1865 dal pioniere Paul Grohmann con due omonimi cacciatori di Chiave, Angelo Dimai Deo e Angelo Dimai Pizo. Giunti poco sotto la vetta, i tre commisero un errore di prospettiva nel valutare le difficoltà residue, che fece loro mancare la salita. Il 20/6/1870 torna in zona un'altra guida ampezzana, Santo Siorpaes, con il collega svizzero Lauener e il cliente britannico Whitwell.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Scartato il canalone scelto da Grohmann, che sale dalla Val Montejela ed è più impressionante che non difficile, Santo prende le mosse dal circo ghiaioso delle Valbones per un altro canale, a SO. Stretto e nevoso all’inizio e soggetto a scariche di sassi in alto, il canale presenta un masso incastrato che sarà valutato di IV. La via riesce ai tre in modo avventuroso e combattuto. Secondo Dall’Oglio, in centoquarant’anni dall’apertura sarà stata ripetuta tra le dieci e le venti volte. Apparentemente, però, non ha soddisfatto le aspirazioni della guida, tanto che per un periodo la Croda Rossa d’Ampezzo rimane il suo chiodo fisso. Il 2/8/1870 coglie l’occasione per risalirvi dalle Valbones con il bolzanino Albert Wachtler. Nell’occasione, i due tracciano lungo la parete O un itinerario del tutto dissimile da quello di quaranta giorni prima. E’ l’unica “doppia via” aperta da Siorpaes sulla stessa cima: complicata e friabile, si svolge però su roccia asciutta, ed è meno difficile e pericolosa della precedente. Le difficoltà d’orientamento costringeranno alcune cordate – tra cui anche quella del bellunese Attilio Tissi, a metà del ’900 - a bivaccare in discesa.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2556290834009739912?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2556290834009739912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2556290834009739912' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2556290834009739912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2556290834009739912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/la-croda-rossa-nella-storia.html' title='La Croda Rossa nella storia'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5521004527907541378</id><published>2010-09-02T15:34:00.000+01:00</published><updated>2010-09-02T15:34:02.364+01:00</updated><title type='text'>Sas da Pera, un sabato di settembre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: large;"&gt;Tra le numerose immagini della guida Angelo Dibona in azione sulle montagne, una, risalente a mio parere almeno a novant’anni fa, lo ritrae sul Sas da Pera, un grosso macigno nei boschi alle pendici del Pomagagnon che dicono fosse la sua falesia. Oltre alla conferma che anche nei tempi andati gli alpinisti si tenevano in forma scalando montagne in miniatura, magari vicine al fondovalle (Dibona abitava a Chiave, poco distante dal Sas da Pera), questa presunta falesia mi aveva incuriosito molto prima della divulgazione della fotografia. Ero stato nella zona da ragazzo, ma ormai il ricordo di quela camminatal era quasi svanito. Vi sono tornato in un bel sabato di settembre, salendo dapprima in cima al colle di Pierosà, oggi tornato quasi vergine dopo la cancellazione del piccolo polo sciistico che animava la zona, traversando poi sopra Staulin per tracce nel bosco, lambendo il Sas e chiudendo la passeggiata a Col Tondo. Solo che il Sas da Pera dei tempi di Dibona, oggi non c’è più. Pare sia stato ridimensionato già molti anni fa, con lo sbancamento di parte della roccia (usata per lavori di costruzione nell’Hotel Savoia, mi è stato detto), e quello che ne rimane è soffocato da alberi, vincastri, alte erbe; l’impressione che se ne trae è ben altro che quella di una comoda falesia a due passi dall’abitato. Tutta la zona che si estende fra Verocai e Chiave è comunque piacevole per brevi camminate, perché il “Picheto”, dove generazioni di locali hanno imparato a sciare, è abbandonato. Cemento e ferro sono stati smantellati, e la natura si sta riappropriando in fretta di quello che molti decenni fa fu preso in prestito. Anche della possibilità di capire come fosse la falesia di Dibona, dove il leggendario “Pilato” perfezionava l’allenamento in vista delle sue imprese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5521004527907541378?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5521004527907541378/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5521004527907541378' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5521004527907541378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5521004527907541378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/sas-da-pera-un-sabato-di-settembre.html' title='Sas da Pera, un sabato di settembre'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5269479886335723426</id><published>2010-09-02T14:45:00.000+01:00</published><updated>2010-09-02T14:45:48.411+01:00</updated><title type='text'>La montagna è piena di croci</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Della vasta messe di miei compaesani che in centocinquant'anni hanno scelto il mestiere di guida sulle montagne, dopo Bruno Verzi Sceco, che cadde dal “Ris” della Torre Grande d’Averau nel 1945 a diciannove anni e appena diplomato guida, colui che è scomparso più giovane è Sandro Zardini, “Sandrino Laresc”. Di famiglia di guide, Sandrino era divenuto guida a vent'anni, nel 1982. Il 2 settembre 1984 morì in un incidente motociclistico a Pocol, mentre tornava dalla Tofana con il fratello: gli mancavano tre mesi per compiere ventidue anni. Quando seppi della disgrazia, ero appena tornato da Misurina, dove ero andato a salire da solo la Punta Col de Varda per la “via obliqua”, facendo crollare un masso che spero non abbia mai raggiunto il sottostante Sentiero Bonacossa. L’ultima immagine che ho di Sandrino risaliva a pochi giorni prima, ad una festa campestre dei Sestieri, in cui ci trovammo sullo stesso tavolo. Anche se eravamo solo conoscenti, fui molto scosso dall’episodio, per varie ragioni: l'assurdità della disgrazia, l’età di Sandro, il dolore della famiglia, la perdita subita dalle guide alpine, private di un giovane e forte componente. La fila che attendeva di partecipare alla cerimonia d’obito partiva da Ronco, dove abitava Sandrino, e si allungava lungo la strada fino al Ponte Corona: chi conosce Cortina, sa quale sia la distanza fra i due estremi. Alla memoria del giovane scomparso, il 27-28.7.1985 Maurizio Dall’Omo e Renato Peverelli, “Ragni” di Pieve di Cadore, hanno dedicato una via sulla parete S della Croda Marcora: sentito omaggio ad un innamorato della montagna e dell’arrampicata, a cui il destino non ha concesso di coltivare a lungo la sua passione.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ernesto Majoni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5269479886335723426?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5269479886335723426/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5269479886335723426' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5269479886335723426'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5269479886335723426'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/la-montagna-e-piena-di-croci.html' title='La montagna è piena di croci'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1399591497356774409</id><published>2010-09-01T09:31:00.004+01:00</published><updated>2010-09-13T13:01:55.131+01:00</updated><title type='text'>Oggi, primo settembre ...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Trovo nel mio diario:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;1° settembre 1984: Spigolo Colbertaldo del Sas de Stria, con Carlo (giorno importante, fu accolta la mia domanda di svolgere il servizio civile, quindi niente naia!);&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;1° settembre 1985: Spigolo Dibona della Grande di Lavaredo, con Sandro e Renzo&amp;nbsp;(bellissima via fatta in 5 ore, discesa sotto un furioso temporale, robusta bevuta a Misurina per festeggiare lo scampato pericolo);&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: Arial; font-size: large;"&gt;1° settembre 1990: Cristallo, via normale con Tomaso e Massimo (III salita, veloce e con tempo autunnale piuttosto freddo, lungo la discesa magro pranzo con un'arancia quasi vetrificata);&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13;"&gt;1° settembre 1991: Ortles, via normale, con Sandro&amp;nbsp;L. e Marco (stupenda salita, regolare e veloce, eravamo in vetta alle 9.05, la corda non ci servì e la lasciammo in un crepaccio);&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;1° settembre 1996: Cima Piatta Alta, via Nieberl-Klotz per Forcella Buona, con vari amici (salita lunga e non banale in ambiente grandioso: quando l'escursionismo tocca l'alpinismo);&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13;"&gt;1° settembre 2002: Sasso del Signore, via normale, con vari amici (ascensione tutta nella nebbia dopo un acquazzone, ma intorno alla croce di vetta si fece largo un raggio di sole). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #274e13;"&gt;Quanti bei ricordi, 1° settembre!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1399591497356774409?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1399591497356774409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1399591497356774409' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1399591497356774409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1399591497356774409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/09/oggi-primo-settembre.html' title='Oggi, primo settembre ...'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5062592684124608418</id><published>2010-08-31T17:24:00.000+01:00</published><updated>2010-08-31T17:24:19.102+01:00</updated><title type='text'>Q. 2014, a quando un nome anche per te?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #674ea7; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Non credo siano moltissime, le montagne senza nome intorno a Cortina. Negli anni passati sono salito tre volte su una di esse che, anche se balza con evidenza dalla piana di Fiames, possiede soltanto la quota altimetrica, 2014. Si tratta dell’elevazione coperta di mughi, che con la Q. 1933 – staccata dal profondo e invalicabile intaglio di Forcella Bassa - forma il Pezovico, trincerato dagli Italiani durante la Prima Guerra Mondiale e rimasto uno fra i luoghi meno battuti della nostra conca. Q. 2014 cade con una parete inclinata sul varco&amp;nbsp;che la separa dall’antistante Pezovico (Q. 1933), mentre scende con un breve pendio poco ripido e coperto di detriti e mughi su Forcella Alta, da dove si può salire senza gravi ostacoli. Nella zona ricordo una bella traversata, salendo prima sul Pezovico dal ponte metallico dell’ex ferrovia sul Felizon e superando per tracce di camosci la dirupata dorsale rocciosa. Dalla cima scendemmo a Forcella Bassa e guadagnammo Q. 2014 per i resti di un sentiero militare incavato nella roccia. Doppiammo Forcella Alta e, intuendo con prudenza tra le rocce le tracce del bellissimo accesso di guerra che veniva da Fiames, aggirammo il Torrione Scoiattoli. Per un canalone sassoso sotto le Pezories, recentemente sconvolto dalle frane, uscimmo poco a valle del ponte. Nonostante il dislivello contenuto,&amp;nbsp;l’esplorazione fu faticosa, a tratti non semplice né evidente: essa si svolge in ambiente selvaggio e riveste valore storico e ambientale, per le testimonianze belliche che s’incontrano. Q. 2014 e Forcella Alta sono i due luoghi più “commestibili” che toccammo: fermandoci lassù godetti l’unicità della zona e le attrattive di queste cime deserte, che deserte dovrebbero restare.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5062592684124608418?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5062592684124608418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5062592684124608418' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5062592684124608418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5062592684124608418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/q-2014-quando-un-nome-anche-per-te.html' title='Q. 2014, a quando un nome anche per te?'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8216957616315102718</id><published>2010-08-30T08:29:00.003+01:00</published><updated>2010-08-30T16:54:07.373+01:00</updated><title type='text'>Rifugio Bonner e Corno Fana di Dobbiaco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il Corno Fana di Dobbiaco (detto Toblacher Pfannhorn, per distinguerlo dal Deferegger Pfannhorn, Corno Fana di Casies, che sorge un po' più a N, alla testata della valle omonima) si eleva a NE di Dobbiaco, presso il confine con l'Osttirol. Rispetto a tante cime delle prospicienti Dolomiti, è un'oasi tranquilla, poiché è interessato da una frequentazione discreta di escursionisti e scialpinisti, forse aumentata da quando è stato reinaugurato su un costone erboso ai suoi piedi il Rifugio Bonner, base per la salita e per interessanti&amp;nbsp;traversate.&amp;nbsp;Il primo rifugio, aperto al pubblico il 28/6/1897, era stato edificato dalla sezione Bonn del D.Oe.A.V., che ne rimase proprietaria fino alla Grande Guerra.&amp;nbsp;Dopo la guerra, l'edificio fu espropriato dallo Stato Italiano e utilizzato per scopi militari fino al 1971. Rimase quindi abbandonato, aperto e presto andò in rovina. Nel 2001, le rovine passarono in proprietà al Comune di Dobbiaco, che&amp;nbsp;le ha affittate per un quarto di secolo ad un falegname locale, il quale ha ristrutturato e riaperto il rifugio, aprendolo di nuovo dopo 110 anni, il 30/6/2007. La vetta tocca i 2663 m, e chi se la sente di camminare per tre ore lungo un sentiero sassoso e costantemente ripido, potrà facilmente conquistarla. Con le sue lunghe creste di magro pascolo e i versanti profondamente incisi da solchi erosivi, è la cima più alta della porzione di Cresta Carnica che domina Dobbiaco. Grazie all'altezza e alla posizione soleggiata ma anche abbastanza ventosa, il Corno Fana offre un panorama eccezionale su valli, paesi e monti del circondario. Quando l’aria è particolarmente limpida, infatti, da lassù si riesce ad abbracciare con un solo colpo d'occhio il Grossglockner, le Lienzer Dolomiten, la Cresta Carnica, le Dolomiti di Sesto e quelle di Braies, le più alte vette d'Ampezzo, l’Antelao e la Marmolada, le Zillertaler Alpen, le Vedrette di Ries e il Grossvenediger. In vetta, sotto un’alta croce, è posta un'artistica tavola di rame (copia di un lavoro realizzato nel 1898 da un ingegnere pusterese), che aiuta gli escursionisti a riconoscere ben 102 montagne circostanti. Per celebrare l’Anno Internazionale delle Montagne, nel 2002 l’Alpenverein-Sezione Hochpustertal fece inoltre riprodurre una pregiata carta panoramica risalente ad oltre un secolo prima, al cui centro campeggiano il Corno Fana e il grazioso rifugio, appollaiato a 2340 metri sul costone erboso che scende dalla vetta verso Kandellen, grazie al quale il Corno è noto agli escursionisti. Il Bonner Hütte, che ancora non conoscevamo essendo saliti in vetta per l'ultima volta nel settembre 2001,&amp;nbsp;è stata la nostra meta di ieri, domenica 29 agosto, e debbo ammettere che si è trattato di una meta davvero interessante e meritevole.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8216957616315102718?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8216957616315102718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8216957616315102718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8216957616315102718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8216957616315102718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/rifugio-bonner-e-corno-fana-di-dobbiaco.html' title='Rifugio Bonner e Corno Fana di Dobbiaco'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-468964135041244049</id><published>2010-08-27T14:55:00.006+01:00</published><updated>2010-08-27T14:58:29.381+01:00</updated><title type='text'>Cianpolongo e Salvaniera, un caso della storia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;Il 16/10/1999 Mara Apollonio e Ivano Pasutto, appassionati escursionisti di Cortina che escono spesso dalle piste battute, fecero una scoperta, tanto più interessante poiché totalmente casuale, in una remota plaga del territorio ampezzano.&lt;br /&gt;Salendo verso la Rocheta de Cianpolòngo, una cima posta sul crinale fra Cortina e San Vito, dopo aver visitato il cippo “numero 1” del confine fra le due comunità, a pochi passi dalla vetta gli escursionisti s’imbatterono … in un altro cippo “numero 1”.&lt;br /&gt;Su un lastrone roccioso apparve, infatti, ai loro occhi stupefatti una croce incisa, con la data 1779 e il numero 1, che fa esattamente il paio con quella presente circa 250 metri più in basso, ai piedi del Zigar, piramide visibile anche da Cortina che ebbe un peso di rilievo per definire i confini del territorio, al tempo anche confini fra l’Impero d’Austria e la Repubblica Serenissima.&lt;br /&gt;Di questa duplice pietra di confine è probabile che fino allora nessuno sapesse alcunché. Non fu citata nei suoi pregevoli studi da Giuseppe Richebuono, storico d’Ampezzo; non la trovò né ne fece menzione Illuminato de Zanna, il ricercatore che negli anni ’60 aveva scandagliato per primo i 75 km del perimetro confinario ampezzano; non lo conoscevano i cultori di storia e d’alpinismo che chi scrive volle interpellare.&lt;br /&gt;Il secondo confine “numero 1”, ripassato in vernice e copiosamente fotografato dagli “scopritori” (che l’autore di queste righe ha visitato nel 2000, 2003 e 2004), è andato ad inserirsi come tessera preziosa nel mosaico dell’esplorazione del territorio d’Ampezzo, del quale sovente anche gli stessi residenti sanno poco o nulla.&lt;br /&gt;Pur essendo raggiungibile con fatica ma senza difficoltà di roccia, giacché si mimetizza bene sulla dolomia, evidentemente l’iscrizione sfuggì a coloro che toccarono la vetta dopo il 1779. Non lo notarono, o non ne fecero parola, i cacciatori, i contrabbandieri, i pastori, i rari rocciatori che salirono la cima da S, e gli alpinisti che salgono sulla Rocheta da quando nell’estate 1986, alcuni amici segnarono a minio la via d’accesso e posero in cima una croce e un quaderno per le firme.&lt;br /&gt;Resta ancora da decifrare, e non pare del tutto intuitivo, il motivo di una duplice confinazione. Ad onore del vero, in ogni modo, una citazione illuminante sull’argomento c’è.&lt;br /&gt;Leggendo il “Protocollo” del 20 agosto 1779, che descriveva l’andamento dei confini, i cippi e le distanze intermedie fra di loro espresse in pertiche viennesi (m 1,896), il primo termine del confine Ampezzo - San Vito, quindi Tirolo – Cadore, avrebbe dovuto trovarsi in vetta ad una montagna, la cosiddetta “Rocchetta di Selvaniera”. Il testo originale recita così: “… la linea prosegue per la sommità delle più alte crode fino alla Rocchetta di Selvaniera rupe di grande estensione in continuazione delle crode di Ambrizzola.Ora a fianco detta cima, non potendo arrivare alla sommità, guardando verso Ampezzo fu scolpito il primo termine principale n. 1 ed una croce col millesimo 1779, in distanza dal Sasso di Mezzodì pertiche 1000.” Non è la stessa cosa, ma giacché nella fascia boschiva ai piedi delle Rochetes, sul lato di San Vito, oltre al toponimo “Ciampolongo” si rinviene anche un “Taulà Salvaniera”, il parallelo Salvaniéra – Cianpolòngo pare facile e remunerativo.&lt;br /&gt;Azzardo l’ipotesi che, in prima battuta, i topografi del 1779 avessero iniziato a demarcare i confini sul terreno dal visibile “Zigar”, dopo aver giudicato la Rocheta inaccessibile. Analogo sistema fu poi seguito al termine dei lavori sulla sponda opposta della Valle del Boite. Non riuscendo a salire il fianco meridionale della Croda Marcora (affrontato soltanto nel 1927), gli agrimensori incisero, accanto al cippo numero 10, la nota manina, che traccia una linea di confine immaginaria verso i 3154 m della soprastante Croda.&lt;br /&gt;Considerata in seguito la facilità, in senso alpinistico, della cresta che dalla Rochéta scende verso il Boite, probabilmente già nel medesimo anno i mappatori ritornarono in vetta, dove incisero la “nuova” croce con il numero 1.&lt;br /&gt;L’ipotesi, più che logica, sembra probabile. La pietra di confine della vetta poi, a differenza di quella alla base del “Zigar”, non fu fatta oggetto di ricognizione nel 1852, data della seconda mappatura, e nemmeno nel 1964, da parte di Illuminato de Zanna e amici. I topografi la dimenticarono, o non la conoscevano per niente?&lt;br /&gt;Non essendo citato nel “Protocollo” né in altri documenti, il cippo “ritrovato” undici anni fa pare sia rimasto ignoto e invisibile per oltre duecento anni. Altra soluzione possibile non ho saputo fornire a questo piccolo “giallo” della storia ampezzana, il quale attende ancora una risposta definitiva.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-468964135041244049?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/468964135041244049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=468964135041244049' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/468964135041244049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/468964135041244049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/cianpolongo-e-salvaniera-un-caso-della.html' title='Cianpolongo e Salvaniera, un caso della storia'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5517946040717254069</id><published>2010-08-27T10:38:00.005+01:00</published><updated>2010-08-27T10:46:09.829+01:00</updated><title type='text'>"Antelao in punta di piedi", un libro di Marcello Mason (Idea Montagna, 2010)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;... Come cultore delle vicende dell’alpinismo dolomitico, sono lieto di premettere qualche riga a questo libro, che narra un secolo e mezzo di storia della vetta che domina il Cadore. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Il lavoro sarebbe in ritardo, se diamo per assodato che l'Antelao fu salito nel 1851, perché il 150° ufficiale della conquista si doveva ricordare qualche anno fa. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Esso giunge comunque a fagiolo, poiché fa da complemento ideale alla storia dell’altro gigante cadorino, il Pelmo, edita nel 2007 dal CAI di San Vito a ricordo di John Ball, che il 19/9/1857 sul “Caregon” aprì le danze per la conquista delle Dolomiti. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;In “Antelao in punta di piedi” l’autore, che “il Re” lo conosce bene, disegna un excursus storico, alpinistico e sentimentale sulla massima vetta cadorina, che odora di vita e di passione. Una storia di rocce e ghiacci, ma non solo; soprattutto una storia dedicata a chi visse, lavorò e soffrì ed ancora oggi popola le pendici del monte, in passato ne ebbe sventure (la frana di Taulen e Marceana!), ma anche selvaggina per integrare i magri bilanci familiari, guadagno nel calcarne i versanti guidando clienti facoltosi, ambizione e un po' di gloria per aver legato nomi di cadorini a canaloni, pareti e spigoli della montagna. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Ovviamente oggi, l'Antelao custodisce ancora una risorsa per il turismo cadorino, essendo uno dei “3000” dolomitici più ambiti e frequentati; arricchito da rifugi, bivacchi, falesie e da qualche fune metallica, ma severo e degno di rispetto come oltre un secolo fa. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;"Al Nantelou" è una montagna del Cadore; come ampezzano e cultore della storia di Cortina, mi sia concesso però pensarla anche un po’ “nostra”, giacché la prima salita turistica di Paul Grohmann, pioniere della rivelazione dolomitica (18/9/1863), riuscì anche grazie a due eccellenti guide d'Ampezzo: il vecchio Checo e il nipote Sandro Lacedelli da Meleres! La IV salita della Via Ossi-Grohmann (1868) si deve anch'essa ad un ampezzano: quel Santo Siorpaes da Sorabances, che fu per primo su almeno trenta vette delle Alpi Orientali. Un paio di recenti, dure vie nuove sull’Antelao e i suoi satelliti, infine, è ancora merito d’ampezzani. E anche chi scrive annovera la cima fra quelle salite in gioventù ... &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Le crode però non dovrebbero avere confini né padroni; sono comunque patrimonio di tutti, e a tutti i lettori che s’immergeranno in questo libro, da cui traspare un amore autentico per una cima che non è solo pietre e non può mancare nel carnet d’ogni alpinista, auguro di ripercorrere con piacere decenni di storia di crode e di uomini. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Marcello ha scritto la biografia di un colosso sul quale si sono misurati audaci cacciatori nell’800, arditi sestogradisti nel '900, atletici freeclimbers nel 2000, ma allo stesso tempo anche migliaia di persone comuni d’ogni dove che, molto spesso con grande fatica, hanno toccato l’alto culmine elevando un pensiero di lode a Chi ha creato il mondo, le montagne e ci concede la possibilità di “andare per esse”. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;(dalla Presentazione del libro)&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5517946040717254069?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5517946040717254069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5517946040717254069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5517946040717254069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5517946040717254069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/altra-proposta-libraria-antelao-in.html' title='&quot;Antelao in punta di piedi&quot;, un libro di Marcello Mason (Idea Montagna, 2010)'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3646568095225155408</id><published>2010-08-24T16:32:00.003+01:00</published><updated>2010-08-24T16:38:31.565+01:00</updated><title type='text'>Chiodi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#003333;"&gt;&lt;strong&gt;Nel mio modesto ma appagante curriculum, ho sempre preferito affrontare vie attrezzate: se ne ho percorse di poco chiodate, ho sempre utilizzato quelle diavolerie moderne denominate “nuts” e “friends”, che a prima vista paiono a prova di bomba, ma su molte delle quali comunque non avrei mai voluto volarci … Salvo errori ed omissioni, in vent’anni ho piantato col martello (così si usava, nella preistoria ...) due chiodi: il primo il 14/8/1977, per trovare una sicurezza accettabile in quel tubo ghiaioso senza luce né particolari pregi alpinistici che si chiama “Camino Casara” sulla Torre Toblin in Tre Cime. Il secondo e ultimo il 27/8/1981: si trattava di un chiodo ad anello, che pochi anni fa mi dicono fosse ancora al suo posto, all’inizio della prima lunghezza impegnativa del diedro Consiglio sulla Cima del Lago in Fanes. Come ho detto, nell’arco della nostra attività abbiamo sempre scelto vie con qualche chiodo (Cinque Torri, Col dei Bos, Piz Ciavazes, Popena Basso, Punta Fiames, Sas de Stria, Sas Pordoi, Torre Falzarego, Torri del Sella), vie attrezzate prima con chiodi normali, poi spesso cementati, ma dove più di tanti non ne servivano (Becco di Mezzodì, Cima Grande, Piccola e Piccolissima di Lavaredo, Cinque Dita, Croda da Lago, Gran Campanile del Murfreid, Torre Wundt), oppure ancora vie attrezzate poco, ma a sufficienza (Cima Cason de Formin, Cima del Lago, Cima Piccola della Scala, Creta Cacciatori, Gusela, Punta Col de Varda), oppure vie poco e male attrezzate, dove fu giocoforza integrare le scarse protezioni esistenti con le citate, leggere macchinette anglosassoni (Campanile Dimai, Lagazuoi Ovest, Piz dles Cunturines, Sas da les Nu, Torre Comici, Torre Fanes, Torre Lagazuoi). Forse però è un peccato che in tanti anni non abbia piantato altri chiodi: sicuramente avrei percorso più vie “fuori mano” e, se non pratica di martello, avrei sviluppato almeno un’eccellente muscolatura sugli avambracci, che non sono mai stati il mio forte!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Majoni&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3646568095225155408?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3646568095225155408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3646568095225155408' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3646568095225155408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3646568095225155408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/chiodi.html' title='Chiodi'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-9008621668498200767</id><published>2010-08-23T10:00:00.007+01:00</published><updated>2010-08-24T07:03:01.799+01:00</updated><title type='text'>400° post: sul Col de Bocia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ieri, in una splendida domenica estiva, abbiamo salito una cima senz'altro minore dal punto di vista alpinistico, ma di grande interesse per noi, che cerchiamo cime il più solitarie e tranquille possibile. Se poi sono erbose e offrono anche la possibilità di sdraiarsi e prendere un po' di sole, tanto meglio. La montagna in questione si chiama Col de Bocia, o Col Bocià (2405 m). E' un testone erboso dalla sommità molto ampia ma poco appariscente, e si eleva nel mezzo della Monte de Lagazuoi, percorsa in sinistra orografica dalla pista di sci dell'"Armentarola" che dal Lagazuoi scende a Capanna Alpina. Mentre verso Armentarola il Col presenta una parete percorsa da alcune vie di arrampicata, verso la Monte de Lagazuoi degrada in grandi valloni di magro pascolo e sassi, costellati di tracce belliche, per i quali si vagabonda senza difficoltà in ambiente bucolico. Per salire sul Col, siamo partiti da un piccolo slargo all'interno del primo tornante della strada Valparola - San Cassiano (cartello "Lagazuoi - Rifugio Scotoni"). Per il sentiero 18, in pratica la vecchia strada asfaltata oggi impraticabile, dopo qualche centinaio di metri abbiamo imboccato il 20a per Lagazuoi - Rifugio Scotoni. Dapprima in piano e poi costeggiando le pareti dello Spinarac´ siamo saliti verso Forcella Salares, rimontando a tornanti una stretta gola detritica e arrivando in 3/4 d'ora alla Forcella, piccolo gioiello per l'ambiente e il panorama. Proseguendo per il sentiero verso destra, siamo saliti per balze prative e sassose, aperte verso il Settsass e i monti agordini, fino ad incrociare la pista di sci. Salendo un tratto per le ghiaie di questa, brutta ma non più di tanto fastidiosa, abbiamo incontrato un traliccio metallico, presumo per l´innevamento artificiale. Uscendo dal sentiero battuto, abbiamo deviato a sinistra, traversando prima un valloncello sassoso e intercettando quindi una debole traccia militare verso sinistra, che affianca una modesta parete rocciosa. Aiutandoci con questa e altre tracce ci siamo portati sotto il culmine del Col de Bocia (che non è, come credevamo, quello che si protende verso il Rifugio Scotoni, dove c'è un ometto sul bordo della parete). Guardando in alto, da qui si vede la piccola croce di vetta ormai abbastanza vicina, che abbiamo raggiunto senza via obbligata attraverso balze prative e sassose con numerosi resti di baracche, muriccioli e caverne. Ritengo che il Col de Bocia, pur evidente, abbia poco interesse per gli escursionisti che ne sfiorano le pendici scendendo o salendo tra il Lagazuoi e l´Armentarola, in una zona molto battuta. I vasti pianori e le doline della vetta, pascolo di pecore, sono solitarie e tranquille, e poi Forcella Salares merita una sosta. Dal Col abbiamo goduto di un grandioso panorama sul Piz dles Cunturines e sulle vette del gruppo di Fanes, in primis la Cima e la Torre del Lago e la Cima Scotoni, che sembra quasi di toccare. Dunque, una bella scoperta escursionistica, senza difficoltà e immersa totalmente nella pace e nel silenzio.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-9008621668498200767?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/9008621668498200767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=9008621668498200767' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9008621668498200767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9008621668498200767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/400-post-su-questo-blog-la-salita-di.html' title='400° post: sul Col de Bocia'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7254409573084680222</id><published>2010-08-21T13:39:00.005+01:00</published><updated>2010-08-21T13:44:23.877+01:00</updated><title type='text'>Proposta libraria: "Natura in Valle del Boite - Itinerari", a cura di M. Cassol</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Vent'anni dopo “Itinerari naturalistici in Valle del Boite”, la Comunità Montana della Valle del Boite ripropone un manualetto di taglio naturalistico sulla zona di competenza, nell’ambito di un progetto cofinanziato dalla Fondazione Cariverona, per tutelare alcuni biotopi lungo la vallata.&lt;br /&gt;Dopo un’esauriente sezione introduttiva sul territorio e l’ambiente della Valle del Boite, alla quale hanno messo mano Martina Siorpaes per la geografia, Michele Da Pozzo per la geografia, la flora e la vegetazione, Daniele Ebo per il clima, Ivano Caviola per la selvicoltura e Michele Cassol per la fauna, Siorpaes, Da Pozzo, Cassol e Simonetta Vettorel presentano i 9 biotopi, rispettivamente torbiere, laghetti e zone umide, interessati dal progetto di salvaguardia.&lt;br /&gt;Il volume, arricchito da numerose immagini e cartine topografiche, conduce per mano i lettori alla scoperta di una serie di percorsi di valore non solo escursionistico, ma anche paesaggistico, e soprattutto naturalistico-ambientale. Si passa così dal “tesoro d’alta quota” del Lago de Lìmedes nei pressi del Passo Falzarego alla flora del Col de la Sentinela sopra San Vito, per scendere poi alla cascata del Ru de Assola a Borca e proseguire lungo boschi e paludi ai piedi del Pelmo, fra Vodo e Zoppè di Cadore. Le proposte, elaborate da Martina Siorpaes e Simonetta Vettorel, si concludono infine sulle tracce della Grande Guerra nei boschi del Beco de Cuze sopra Vodo.&lt;br /&gt;Il volume, completato da vari box esplicativi sulla flora, fauna, gestione regoliera del territorio, leggende e altro ancora, può fungere da stimolo per chi non cammina tra gli alberi e tra le montagne a testa bassa, ma rivolge anche un’occhiata attenta ai poliedrici e sempre mutevoli fenomeni della natura. Può essere utile al turista che frequenta la valle del Boite tra Cortina e Vodo, ma anche ai valligiani, che spesso conoscono poco l’ambiente fuori degli stretti confini paesani.&lt;br /&gt;“Natura in Valle del Boite” è distribuito dalla Comunità Montana della Valle del Boite, a Borca di Cadore.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7254409573084680222?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7254409573084680222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7254409573084680222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7254409573084680222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7254409573084680222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/proposta-libraria-natura-in-valle-del.html' title='Proposta libraria: &quot;Natura in Valle del Boite - Itinerari&quot;, a cura di M. Cassol'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6199914006430997920</id><published>2010-08-21T10:01:00.006+01:00</published><updated>2010-08-21T12:01:49.361+01:00</updated><title type='text'>Fuori dal circuito: la Cima NE di Marcoira</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#663333;"&gt;&lt;strong&gt;Andiamo oggi a scoprire una cima che si vede già da una strada trafficata come quella fra il Passo Tre Croci e il Lago di Misurina. Alle sue pendici, molti saranno passati almeno una volta, ma pochi hanno calcato la vetta: è la Cima NE di Marcoira, o Malquoira. Quotata 2422 m, è l´ultimo risalto del ramo "ampezzano" del Sorapis. Verso Tre Croci presenta canaloni, pareti e spigoli, invece verso S scivola con un pendio erboso nell'avvallamento del Ciadin del Loudo, antico pascolo solcato dal sentiero che unisce Faloria con il Lago del Sorapis. Caratterizzata da alcune vie sulle pareti N, aperte da Casara e Castiglioni, la cima ha una "via comune", breve e di poco impegno interessante per il contesto ed il panorama. Come si raggiunge la cima? Da Tre Croci, presso la chiesetta, s'infila la strada sterrata n. 213, lungo la quale corre una nuova pista di fondo. Dopo un tratto pianeggiante, si sale per il bosco, finché la strada, ex militare, termina in uno slargo. Si prosegue per sentiero fino ad un vasto pianoro dominato dalla Zesta, caratteristica per le strane stratificazioni rocciose. Ancora un tratto in salita e poi, seguendo le indicazioni, si imbocca a sinistra il sentiero n. 216, e si risale per una mezz'ora un erto canale roccioso sistemato con travi di legno. Il canale sbocca in Forcella Marcoira (2307 m), fra la Cima SO di Marcoira, gemella della nostra, e le Cime del Laudo. Dalla forcella inizia la via normale, che impegnerà per circa mezz’ora. Seguendo tracce sui pendii si piega a destra, si passano con un po' di attenzione alcuni canalini ghiaiosi che ogni anno cambiano forma e profondità e si mira ad una sella senza nome, dalla quale scende un canalone che divide le due Cime. Proseguendo prima in obliquo e poi diritti scegliendo la linea migliore lungo il pendio erboso, erto ma non difficile, dopo due ore e mezzo scarse da Tre Croci si giunge in vetta. Lassù attendono una rozza croce e un ometto di sassi, sotto il quale c'è un piccolo il libro di vetta. Seduti sul morbido prato, abbiamo davanti i Cadini, il Cristallo, il Lago di Misurina, le Marmarole, il Popena, il Sorapis, le Tre Cime. Per tornare, si rifà al contrario la via di salita. Se a qualcuno il pendio sembrasse troppo ripido, si potrà tenere sul lato destro orografico (verso la Forcella), dove alcune rocce aguzze e un ghiaione agevolano un po' la breve discesa. Da Forcella Marcoira si torna sui passi della salita oppure, se c’è voglia e tempo, attraverso il Ciadin del Loudo si aggirano le cime omonime e fra ghiaie e mughi si raggiunge il Rifugio Vandelli, tornando poi a Tre Croci con un anello di circa 5 ore. Un consiglio se sull’ultimo tratto di salita, dove una scivolata potrebbe dare molto fastidio, si dovesse trovare l'erba bagnata, è più salutare tornare indietro e guardare la cima dal Ciadin del Loudo.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6199914006430997920?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6199914006430997920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6199914006430997920' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6199914006430997920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6199914006430997920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/una-proposta-fuori-dal-circuito-la-cima.html' title='Fuori dal circuito: la Cima NE di Marcoira'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-9110760237638231985</id><published>2010-08-20T16:56:00.005+01:00</published><updated>2010-08-20T17:03:19.749+01:00</updated><title type='text'>Simone Lacedelli, una lunga esistenza interamente dedicata alla montagna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#003333;"&gt;L’unica prima salita nelle Dolomiti legata al nome della guida Simone Lacedelli, noto a Cortina come Scimon Juscia, concerne la Torre Esperia, strambo monolito alto una quarantina di metri nel gruppo del Nuvolao, alle falde del Coston d’Averau. Lacedelli giunse in cima alla torretta l’8/8/1928, con il collega Celso Degasper Meneguto (1903-1984) e le sorelle Apollonio, Emma (1893-1983) legata a lui, e Giovanna (1897-1975), futura consorte del Degasper. Ci risulta che la Torre, battezzata con il nome della villa delle sorelle alpiniste nel centro di Cortina e la cui salita presentò ai quattro una certa difficoltà, non abbia mai riscosso favori fra gli scalatori. Di recente, le vicine pareti della Croda Negra sono state riscoperte e valorizzate dai rocciatori, con numerose vie moderne, divenute in breve abbastanza popolari. Simone Lacedelli, primogenito di Antonio detto Tone d'Arone (1852-1909), guida dal 1893 al 1905, era nato nel 1887, e divenne guida nel 1912. Arrampicò e camminò sui monti fino a tarda età, promuovendo negli anni '50 del secolo scorso le escursioni con guide per valligiani e turisti: a settant’anni, aveva ancora clienti da accompagnare su vie di scarsa difficoltà, come la normale della Torre Grande di Averau. Morì quarant'anni fa, il giorno di San Silvestro del 1970, travolto da un’automobile che non lo aveva visto mentre camminava sotto una nevicata lungo la caotica Via Cesare Battisti a Cortina. Un ricordo di Giovanna Orzes Costa sul numero di Natale 1988 del semestrale “Le Dolomiti Bellunesi”, ripropose con garbo al pubblico una figura di vecchio alpigiano, mirabile esempio di una lunga esistenza interamente dedicata alla montagna.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-9110760237638231985?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/9110760237638231985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=9110760237638231985' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9110760237638231985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/9110760237638231985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/quarantanni-fa-moriva-simone-lacedelli.html' title='Simone Lacedelli, una lunga esistenza interamente dedicata alla montagna'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3700613208845637036</id><published>2010-08-19T16:51:00.003+01:00</published><updated>2010-08-20T09:10:49.167+01:00</updated><title type='text'>Spigolo Jori 101</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#999900;"&gt;&lt;strong&gt;Lo spigolo SE della Punta Fiames, una delle strutture rocciose più caratteristiche valle d’Ampezzo, fu superato 101 anni fa, il 19/8/1909 da Miss Kathe Bröske con la guida Francesco Jori, di Alba di Canazei. Complice soprattutto la sospensione di ogni attività alpinistica a causa della Grande Guerra, sullo spigolo non si avventurò poi nessuno per oltre una dozzina d’anni. Il 3/8/1922 la guida Angelo Dibona Pilato (ormai ultra quarantenne, che aveva ripreso l’attività alla grande, dopo aver svolto il servizio militare su metà dell’arco alpino) si aggiudicò la seconda salita dell’itinerario. Gli erano compagni Enrico Gaspari Becheréto, guida da un anno, e due buoni alpinisti: l'ingegner Giulio Apollonio, che negli anni seguenti conseguì varie benemerenze in campo alpinistico come progettista di bivacchi fissi, e Agostino Cancider. Ai quattro occorsero 7 ore dall’attacco per ripercorrere il tracciato, che stranamente non era stato appannaggio di alpinisti ampezzani. La terza salita spettò ancora ad Angelo Dibona, che la portò a compimento il 6/9/1926 con due clienti, uno dei quali era il Re Alberto del Belgio. Il 29/9/1926 Dibona si aggiudicò poi anche la quarta salita, con il compagno Luigi Apollonio Longo e il britannico Edward de Trafford, mentre la quinta fu anche la prima femminile. Il 15/5/1927, infatti, Marianna Dimai, figlia della guida Antonio (Tone Deo), superò brillantemente lo spigolo in compagnia del fratello Giuseppe, guida da due anni, e del collega Celso Degasper Meneguto, patentato dal 1922. Da allora le ripetizioni della Via Jori non si contarono più, ed essa passa ancora oggi - specialmente nell’ambiente alpinistico tedesco - come una delle più remunerative arrampicate delle Dolomiti. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3700613208845637036?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3700613208845637036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3700613208845637036' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3700613208845637036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3700613208845637036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/101-anni-di-spigolo-della-fiames.html' title='Spigolo Jori 101'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3166352070001843893</id><published>2010-08-18T18:39:00.008+01:00</published><updated>2010-08-19T09:12:47.487+01:00</updated><title type='text'>I due poeti di pietra</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#336666;"&gt;Lo sapevate che anche le Dolomiti rendono imperituro omaggio a due sommi esponenti della letteratura mondiale? Un omaggio imperituro o quasi, considerato che per loro natura le rocce si modificano continuamente e crollano, soprattutto quando si tratta di guglie sottili. E le due di cui scrivo sono guglie piccole e sottili, ma sono ancora al loro posto, immobili da millenni, a sorvegliare gli alpinisti che rendono loro una visita. Si tratta di Dante e Virgilio, due torrioni che sovrastano la Forcella della Croda Bianca, nelle Marmarole. I pinnacoli si toccano obbligatoriamente scendendo dalla Croda Bianca, grande cima delle Dolomiti Orientali, “Imperioso pilastro sul fondo della Val Baion. Pala fastosa, dal profilo affilatissimo, sul versante meridionale …” (Luca Visentini). Ho avuto l’occasione di transitare ai piedi dei due poeti di pietra dopo aver ripetuto con mio fratello Federico lo spigolo SE della Croda, una grande avventura di croda. Al limite fra l'escursione impegnativa e la facile scalata, lo spigolo ha compiuto da poco cent'anni e l'anniversario è stato doverosamente festeggiato. Salito il 31/7/1910 dai fratelli calaltini Umberto e Arturo Fanton, è “… una cresta che sale a fil di cielo e armoniosamente va ad esaurirsi nella rotondità della vetta” (ancora Visentini). Sono seicento metri di II e III, con una discesa lunga e contorta, che presso i due poeti pietrificati impone il passaggio più impegnativo della giornata. Dopo una cengia rivolta verso il basso, che sul finire s’interrompe con un tratto friabile ed esposto, quindici metri di roccia solida depositano l’alpinista ai piedi dei due poeti, che da lassù sorvegliano il mondo. Dante e Virgilio si scorgono fin dal Ponte Cadore: ogni qualvolta li rivedo, memore dell'omaggio che anch'io ho reso loro, un bellissimo ricordo mi assale ...&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3166352070001843893?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3166352070001843893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3166352070001843893' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3166352070001843893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3166352070001843893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/letteratura-di-montagna.html' title='I due poeti di pietra'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8798713295195221663</id><published>2010-08-17T16:45:00.009+01:00</published><updated>2010-08-18T15:14:15.488+01:00</updated><title type='text'>Torre Wundt, un nome ricco di storia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;strong&gt;Forse è la Torre Wundt la cima che personalmente ho amato di più, salendo in vetta per 19 volte nel giro di un quindicennio. Ma essa, fino alla fine del secolo XIX, non si chiamava così. Gli antichi auronzani, sul cui territorio si erge il torrione che sorveglia i pascoli del Ciadin dei Toce, dove un tempo alpeggiavano le pecore della Val d'Ansiei, lo chiamavano Popena Piciol (Piccolo Popena). Chissà perché Popena, visto che le guglie del Popena, la Val Popena alta e bassa, il Passo e la Forcella Popena si trovano proprio sull'altro versante, a cavallo del confine di Auronzo con Ampezzo. A parte questo, soltanto nel 1893 due persone provarono a salire quel torrione che si vede bene già da lontano. Erano la guida di Cortina Giovanni Siorpaes Salvador detto “Jan de Santo”, di anni 24, e il robusto Barone Theodor von Wundt di anni 35, alpinista teutonico con due passioni: le salite invernali e la fotografia. Il torrione, che incombe per circa duecento metri sul Passo dei Toce, venne vittoriosamente salito il 27 giugno, dapprima circuendolo verso N per un canale detritico, poi per cenge, per un pendio di malagevoli rocce ed infine per una ripida, solida parete. Da centodiciassette anni si chiama Torre Wundt, per ricordare ai posteri il pioniere che ebbe numerosi meriti nell'esplorazione delle Dolomiti. Quasi mezzo secolo dopo la prima ascensione, nel settembre 1938, fu tracciato un itinerario da SE lungo la marcata fessura-camino che affianca gli ultimi passi verso il Rifugio Fonda Savio da Misurina. Oggi, quella via è praticamente l'itinerario normale per accedere ai 2517 metri della vetta, che offre un vasto panorama sulle Dolomiti ampezzane e cadorine. Le vie poi si moltiplicarono, ma la fessura Mazzorana resta ancora oggi la più seguita: sei-sette lunghezze di ottima dolomia con difficoltà moderate, sulle quali mi sono sempre divertito con amici.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8798713295195221663?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8798713295195221663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8798713295195221663' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8798713295195221663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8798713295195221663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/storia-del-toponimo-torre-wundt.html' title='Torre Wundt, un nome ricco di storia'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2110275514585415205</id><published>2010-08-16T16:17:00.005+01:00</published><updated>2010-08-16T16:39:42.769+01:00</updated><title type='text'>Montagna, oggi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color:#336666;"&gt;Mi sto rendendo conto che in questo spazio inserisco prevalentemente episodi passati, scrivo di montagne e di vie salite in anni che si allontanano sempre più, racconto di persone che scalavano le Dolomiti ormai un secolo fa. Stavolta, allora, cerco di immedesimarmi nel cacciatore di "novità" nei blog di montagna, e accenno a quello che stiamo facendo in montagna. Dato il tempo malfermo di questo agosto, ultimamente purtroppo la nostra attività è assai ridotta. Il giorno di Ferragosto, facendo slalom tra uno scroscio di pioggia e l'altro, nl pomeriggio per "disperazione" abbiamo percorso (era già la terza volta, quest'anno) l'anello della Rocca di Podestagno, al quale siamo affezionati. Novità: il Parco ha sistemato il breve tratto del Sentiero Storico sulla sinistra orografica della forra del Felizon, dove l'8 maggio avevamo trovato una frana, e sul sentiero che sale dal piazzale a N del Ponte Felizon il vento ha sradicato da poco un abete in apparenza ormai marcio, alto una ventina di metri e che ha bloccato il sentiero in due punti, ponendosi a cavallo di un tornante. Con un po' di fantasia si passa ugualmente, ma ho già segnalato il tutto al Parco, per un intervento di sistemazione. Inoltre, scendendo oltre l'incrocio con la ex ferrovia, l'acqua ha invaso un buon pezzo di stradina, formando un nuovo ruscello e obbligando a camminare sui bordi per non bagnarsi. Non ho altro, anche perché l'anello si fa in un'ora o poco più: sulla sommità della Rocca tirava vento come fosse autunno avanzato, e in tutta la gita non abbiamo incontrato anima viva, se non intorno al Cason de Castel. &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#336666;"&gt;E' proprio pochetto, ma il Ferragosto 2010 solo questo ci ha lasciato fare. Dunque, ad maiora!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2110275514585415205?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2110275514585415205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2110275514585415205' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2110275514585415205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2110275514585415205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/montagna-oggi.html' title='Montagna, oggi'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8258456237503193885</id><published>2010-08-16T10:44:00.004+01:00</published><updated>2010-08-16T10:55:02.426+01:00</updated><title type='text'>Torre Toblin, Camino Casara</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#330033;"&gt;&lt;strong&gt;Scrivo queste righe trentatrè anni dopo il 14 agosto 1977, quando - elettrizzati dai suggerimenti offerti dall’alpinista Severino Casara che avevamo conosciuto esattamente un anno prima - ripercorremmo la Via Casara-Baldi-Rosenberg per camino N alla Torre Toblin, alle spalle del Rifugio Locatelli. Avevamo trentasei anni in due, diciassette Enrico e io due di più; due settimane dopo una guida ci avrebbe condotto sulla Via Miriam alla Torre Grande d’Averau (per ambedue il “battesimo del fuoco”), e la Torre Toblin ci sembrò un bell’esordio. Mi chiedo che cosa avessimo trovato in quella “cloaca di corvi”, come l’ha descritta Richard Goedeke nella sua guida delle Dolomiti di Sesto del 1983. Ricordo vagamente un cunicolo stretto e buio, di roccia sporca e friabile, dove con lo zaino si passava a stento e il gusto della salita era sopraffatto dal tormento di uscire senza danno da quel putridume. Forse la cordata di ragazzi vicentini che l’aveva scoperto oltre mezzo secolo prima, l’aveva giudicato interessante: a noi piacque assai di più l’audace ritorno a corde doppie su chiodi residuati dalla Grande Guerra, dove due estati dopo sarebbe stata inaugurata una via ferrata che - sfruttando le memorie belliche - ha fatto conoscere la Torre ai ferratisti. Ricordo le fotografie che eseguimmo e mandammo a Vicenza al vecchio Casara, contento che qualcuno si ricordasse di lui: noi due, carichi di roba su una vetta importante per la guerra ma non certo per l'alpinismo, che sembravamo reduci da chissà che impresa. Oggi, in tempi che rifiutano quel genere di salite, non sarebbe proponibile ricalcare le nostre orme: la ferrata sul versante opposto della Torre è certamente più sicura e panoramica. Se qualcuno però salisse il Camino Casara, gli chiederei di verificare se sia ancora lassù il primo dei due chiodi che piantai nella mia carriera alpinistica, per sostare in sicurezza lungo un tubo ghiaioso senza luce né qualità! &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8258456237503193885?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8258456237503193885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8258456237503193885' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8258456237503193885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8258456237503193885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/torre-toblin-camino-casara.html' title='Torre Toblin, Camino Casara'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5023970983801216068</id><published>2010-08-16T08:10:00.003+01:00</published><updated>2010-08-16T08:17:51.173+01:00</updated><title type='text'>Tone Belòbelo, un personaggio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#ff6666;"&gt;&lt;strong&gt;Antonio Soravia detto "Tone Belòbelo" (1821-1903), fu uno dei portatori dell’epoca d’oro dell’alpinismo ampezzano. Non è noto quando abbia cominciato a praticare la professione: nel primo elenco ufficiale delle guide operanti in Ampezzo, datato 1.3.1876, il suo nome non c'è. Nel ritratto delle guide alpine autorizzate in servizio nel 1893, il buon Tone invece è in seconda fila: e aveva 72 anni. Secondo Fini e Gandini, che hanno ripercorso in dettaglio le vicende di oltre 150 professionisti della montagna di Cortina, il nostro, più che per le ascensioni - che probabilmente fece in numero ridotto – può essere ricordato come uomo dalle cento attività e dai mille mestieri (tra cui c'era “anche” quello di guida alpina), e per lo stile di vita, che ne fece un po’ un personaggio nell'Ampezzo della belle èpoque. La ricostruzione della sua carriera, come di quella di altri colleghi, non è agevole, giacché si ritrovano ben labili tracce. Il ceppo familiare è estinto, chissà se c'è e dov'è il libretto di guida, quindi – consultate le magre, ma essenziali notizie acquisite dai succitati – riesce fumoso delineare la figura del Belòbelo come portatore alpino. Piace comunque immaginare che fosse un uomo galante, apprezzato per le sue battute e i suoi motti di spirito, disponibile anche a settant’anni ad accompagnare i clienti – o forse, meglio, le clienti – a Volpera, alla Grotta della Tofana, alla Porta del Dio Silvano oppure, arditamente, in cima alla Tofana de Rozes o su qualche altro monte in voga. Lo vedo – giunto alla meta – discorrere con i “touristi” d’Oltremanica raccontando sapide avventure di croda, dar di bocca alla fiaschetta di grappa e fumarsi in pace la pipa, mentre intorno i clienti s’industriano a lasciare il biglietto sotto l'ometto della cima, ritrarre il panorama, raccogliere dati meteorologici, botanici o toponomastici: e Tone se la ride sotto i baffi!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Majoni&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5023970983801216068?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5023970983801216068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5023970983801216068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5023970983801216068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5023970983801216068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/tone-belobelo-un-personaggio.html' title='Tone Belòbelo, un personaggio'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8960785425832830751</id><published>2010-08-15T20:27:00.001+01:00</published><updated>2010-08-15T20:28:42.062+01:00</updated><title type='text'>La Porta del Cristallo e la discesa fallita</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#009900;"&gt;&lt;strong&gt;La Porta del Cristallo è un alto crepaccio roccioso, in cui s’incanala il rio alimentato dalle nevi che riempiono il colatoio tra la Cima principale e quella mediana del Cristallo. I primi a traversarla a scopi alpinistici, per studiare la parete SW del monte sovrastante, furono probabilmente Leone Sinigaglia e le guide Pietro Dimai de Jenzio e Zaccaria Pompanin de Radeschi, nel 1893. Il luogo è poco visitato, vi passano i camosci e dal punto di vista esplorativo la zona è ancora molto selvaggia. Nel 1980 e nel 1981, in allegra brigata, scavalcai anch'io la Porta. Saliti verso il Passo del Cristallo fino al Col da Varda, traversammo i pascoli verso la scomoda cengia a volta che introduce nel catino sopra il crepaccio, entrambe le volte coperto di neve, essendo ancora primavera. Ci calammo in fila nella spaccatura, superando due strettoie: non trovammo difficoltà oltre alla neve e al ghiaccio, ed uscimmo fradici ma senza problemi sulla pista di sci che scende a Rio Gere. Nel 1994 tornai lassù con Claudio, Denis e Roberto. Avevo letto su una rivista che, in seguito all’ablazione delle rocce da parte dell’acqua di fusione e a qualche frana, lo scavalcamento della Porta comportava ora difficoltà di IV. Non mi pareva però possibile che – pur dopo una dozzina d'anni - il passaggio che allora avevo superato tranquillamente, tra l'altro con scarpe inadatte alla bisogna, fosse diventato improvvisamente così scabroso! Mi abbassai sul bordo del salto, tentando di uscire a destra e a sinistra, ma desistetti, poiché la discesa per quelle placche ripide e levigate richiedeva capacità d'arrampicata libera superiori alle mie. Non riuscendo ad indicare agli amici il varco dove ero passato a vent’anni in condizioni invernali e con le Clarks, traversammo per cenge con tracce di camosci sui ripidi pendii che limitano il catino, uscendo presso i paravalanghe alle spalle del Rifugio Sonforca. Fu coomunque una gita originale e divertente, ma rimasi deluso che il “difficile passo d’appoggio”, citato nella relazione della Via Sinigaglia-Dimai-Pompanin al Cristallo, in pochi anni fosse aumentato di un grado o forse anche di due.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8960785425832830751?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8960785425832830751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8960785425832830751' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8960785425832830751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8960785425832830751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/la-porta-del-cristallo-e-la-discesa_15.html' title='La Porta del Cristallo e la discesa fallita'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2477708924924841638</id><published>2010-08-14T08:43:00.003+01:00</published><updated>2010-08-14T08:44:10.012+01:00</updated><title type='text'>In gita col micio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#333333;"&gt;&lt;strong&gt;Mi è successo, e non è certamente nulla di strano ma mi piace toglierlo dal cassetto dei ricordi, di realizzare almeno tre uscite in montagna con animali al seguito. Un cane, una capra, un gatto hanno fatto compagnia a me, familiari e amici durante due escursioni nel gruppo delle Tofane e una nel circondario della Croda Rossa. Della capretta ho narrato in un paio di sedi le vicissitudini, come pure del cagnetto e del piccolo felino. Per quanto riguarda quest'ultimo Era forse il 1975: agli esordi delle nostre scorribande in montagna, con Carletto, Didi e Sandro salimmo il Col Rosà per la ferrata. Niente di speciale guardando il fatto trentacinque anni dopo, ma allora ero il più anziano dei quattro, e non avevo neppure diciassette anni ... Al campeggio di Fiames, un micio emerse dagli alberi ed iniziò a trotterellare dietro di noi. A Posporcora ce l’avevamo ancora vicino, all’attacco della ferrata anche. Cosa fare? Carlo lo prese e se lo infilò nello zaino, lasciando fuori la testa; era piccolo, ma per nulla spaventato, e si lasciò portare senza fare storie su per la parete, fino in vetta. Lassù lo lasciammo libero, e non fuggì: anzi, divise con noi qualcosa della merenda che avevamo portato, e poi continuò a seguirci, zampettando lungo le ghiaie, in mezzo ai mughi, fra gli alberi, negli accidentati canali del sentiero di ritorno, fino a Pian de ra Spines. Giunto nei pressi del campeggio, mosso dall’istinto, il micio cambiò strada e sparì. A noi non miagolò nulla: fra me e me gli rivolsi un piccolo grazie per la tenera, silenziosa, discreta compagnia che ci aveva fatto in quella giornata di montagna&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2477708924924841638?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2477708924924841638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2477708924924841638' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2477708924924841638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2477708924924841638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/in-gita-col-micio.html' title='In gita col micio'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-173341423393997098</id><published>2010-08-13T11:25:00.004+01:00</published><updated>2010-08-13T11:31:09.619+01:00</updated><title type='text'>La Porta del Dio Silvano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Tra Fraina e Mandres, lungo il sentiero che si snoda ai piedi del Mondeciasadió (antichissimo ed evocativo nome dell’odierno, asettico complesso di Faloria), oltre il prato di Ranpognei, lo sguardo dell’escursionista sarà sicuramente calamitato dalla rossastra parete basale del monte. Nel centro di essa emerge una spaccatura della dolomia, un rettangolo ben squadrato, quasi un ciclopico portale. E’ la “Porta del Dio Silvano”, un luogo di culto precristiano, obiettivo turistico di un certo interesse nell’Ottocento, oggi poco conosciuto ed ancor meno frequentato. Il luogo si raggiunge, con difficoltà divenute ormai quasi alpinistiche per il terreno scosceso e franoso, lasciando a destra il sentiero di Mandres in corrispondenza di un solitario blocco cubico. In salita, spiccano ancora qua e là bolli di vernice dipinti tanto tempo fa, ma il sentiero vero e proprio sta scomparendo, e salire alla Porta - alla base della quale un’angusta cornice visibilmente utilizzata dagli ungulati consente una sosta panoramica e meditativa - mi pare quasi diventato un problema. E’ un peccato, per varie ragioni: nel periodo dell’esplorazione dolomitica, la Porta era compresa negli itinerari delle guide , che vi portavano i clienti smaniosi di provare il brivido dell’avventura; la Porta è un luogo misterioso che accende la fantasia; la zona emana un fluido quasi magico, che l’abbandono contribuisce solo ad accentuare. Mentre vi salivamo, in un livido pomeriggio novembrino di qualche anno fa, in tutto il circondario avvistammo soltanto due camosci che, intimiditi dalla nostra comparsa, in un secondo scomparvero fra gli alberi. Una volta, avevo lanciato l’idea di restaurare almeno in parte la via d’accesso: è rimasta soltanto un’intenzione, ma penso che una volta o l’altra un ripristino minimale dovrà essere ideato. In caso contrario, considerato il rapido degrado del pendio basale, credo che fra non molto la Porta, utilizzata dal Dio Silvano per accedere al suo reame, potrebbe non aprirsi più&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-173341423393997098?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/173341423393997098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=173341423393997098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/173341423393997098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/173341423393997098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/la-porta-del-dio-silvano.html' title='La Porta del Dio Silvano'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4879856250735327773</id><published>2010-08-10T16:50:00.004+01:00</published><updated>2010-08-10T17:02:05.660+01:00</updated><title type='text'>91 anni fa, la prima via nuova in Ampezzo italiana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#cc6600;"&gt;&lt;strong&gt;Qualcuno forse ha ancora memoria del "Péar", che svolse una buona attività alpinistica, e il cui nome è citato nel “Libro d’oro delle Dolomiti”. Il "Péar", dal soprannome di famiglia che significa “pepe” e richiama una persona frizzante ed energica, si chiamava Isidoro Siorpaes (1883-1958). Il suo ciclo d’attività in montagna occupò l’immediato primo dopoguerra, protraendosi lungo gli anni ’20. Nelle fonti, il suo nome ricorre almeno tre volte. La prima esattamente 91 anni fa, il 10/8/1919, quando - con Federico Terschak, rientrato da poco dalla triste esperienza della guerra - salì la Punta Nera per la cresta S, partendo da Dogana Vecchia, ex confine di Stato. Sette ore tra mughi, ghiaie e roccia friabile, uno sbalzo di oltre 1700 metri dal confine, una “arrampicata lunga e faticosa” (Berti), che forse nessuno ha mai ripreso. La seconda segue di un anno: il 9/9/1920, con Terschak, Angelo Dibona e Giulio Apollonio, Siorpaes si aggiudicò la prima salita italiana del dopoguerra della Via Eötvös sulla parete S della Tofana di Rozes, all’epoca un’impresa di un certo spessore. La terza: ho trovato da poco la notizia che il 29/10/1920 Siorpaes e Terschak, seguiti da Gianangelo Sperti e Agostino Cancider, compirono la seconda salita e prima italiana senza guide della via di Angelo Dibona, Celestino de Zanna, Amedeo_Girardi e Leopoldo Paolazzi sul Campanile Rosà, a E del Colle omonimo, tracciata il 17/10/1910. Si trattò di una via breve ma aerea e impegnativa, ripetuta spesso negli anni seguenti ma poi caduta nell'oblio. Mi sfugge il luogo esatto, ma da qualche parte si legge che Siorpaes avrebbe svolto il mestiere di guida: con sufficiente certezza non lo fece ufficialmente, anche se forse le sue capacità e la sua esperienza ne avrebbero fatto un valido maestro. Come ho detto, il suo nome fa parte del “Libro d’oro delle Dolomiti”, il dizionario di date, cime e personaggi dell'alpinismo dolomitico compilato da Severino Casara, che documenta la storia delle nostre montagne. In un momento poco adatto all’esplorazione (nel 1919 la gente aveva altro cui pensare), su una cima negletta, il Péar e Terschak scoprirono un percorso tra i più lunghi delle Dolomiti che non è divenuto classico, ma serve a ricordarli nella storia ampezzana.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4879856250735327773?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4879856250735327773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4879856250735327773' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4879856250735327773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4879856250735327773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/91-anni-fa-la-prima-via-nuova-in.html' title='91 anni fa, la prima via nuova in Ampezzo italiana'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6237547256189932539</id><published>2010-08-10T13:20:00.005+01:00</published><updated>2010-08-10T14:13:04.014+01:00</updated><title type='text'>La croce sul Monte Pore, in memoria di Don Claudio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Domenica 8 agosto, in occasione della salita sul Monte Pore fra Colle Santa Lucia e Livinallongo (classica facile e panoramica, ripetuta ormai diverse volte), abbiamo visitato la croce, posta alla base del tratto più ripido della via normale e da poco benedetta, a ricordo di Don Claudio Sacco Sonador, travolto da una valanga nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 2009 sul versante NW della cima. Mi fa molto piacere che Don Claudio possa essere ricordato fra i monti prediletti. Lo rivedo, nostro giovane cappellano a Cortina per tutti gli anni ’70, amante della musica e del canto sacro e direttore della Schola Cantorum, ai vertici dello scialpinismo italiano con le discese della Tofana di Mezzo da W, della Tofana di Dentro da E, del “canale del prete” sul Cristallo, della Fissura del Pelmo da N e tante altre. Ma prima di essere un valente alpinista e scialpinista, Don Claudio era senz’altro un bravo prete: animatore dell’Azione Cattolica a Cortina, poi missionario a Sakassou in Costa d’Avorio, poi ancora direttore della Caritas di Belluno, e infine pastore della comunità di Mas - Peron, ai piedi dei Monti del Sole. Sul libro di vetta del Pore abbiamo letto la sua ultima firma, posta alle 23.30 di una notte di luna piena e accompagnata da un rigo musicale, come fosse un ultimo inno alla vita. Quella vita che Don Claudio ha tanto amato e che, prima ancora dell’inizio dell’inverno, una valanga ha inesorabilmente spezzato.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6237547256189932539?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6237547256189932539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6237547256189932539' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6237547256189932539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6237547256189932539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/la-croce-sul-pore-in-memoria-di-don.html' title='La croce sul Monte Pore, in memoria di Don Claudio'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5548109338030866987</id><published>2010-08-07T12:35:00.006+01:00</published><updated>2010-08-07T12:55:33.121+01:00</updated><title type='text'>Chi conosce la falesia del Rifugio Baranci?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;Nel sito di alpinismo della guida Enrico Maioni leggevo che intorno a Cortina (compresi però Dobbiaco, San Cassiano in Val Badia ed Erto in Val Cellina) gli appassionati possono trovare oltre mille "tiri" di arrampicata sportiva. L'argomento non è certamente adatto a me, ma mi sono chiesto se qui da noi qualcuno sa della piccola, all'apparenza interessante falesia che si trova nel bosco pochi minuti sotto il Rifugio Baranci (Haunoldhuette), raggiungibile in seggiovia da San Candido e molto frequentato dagli sciatori. Ci siamo capitati davanti, per puro caso, il 31 gennaio scorso, deviando per una volta dalla strada forestale che dai diruti Bagni di San Candido porta al Rifugio, e funge anche da pista per slittini. Al termine del tratto pianeggiante della strada, sui Prati della Ferrara, un cartello invita a girare a destra lungo una steccionata. Si trova quindi un sentiero che sale nel fitto del bosco e porta sotto un grande masso strapiombante, pieno di scritte e spit luccicanti. Abbiamo aggirato il masso, per quanto consentiva la neve, leggendo le scritte alla base di diverse vie e una di esse mi è piaciuta: "Saukante", ovvero "spigolo porco", breve ma che deve avere fatto sudare sette camicie agli apritori. Dal masso, salendo ancora per poco si spunta proprio davanti al Rifugio Baranci, e la variante accorcia di qualche minuto la strada solita, comunque piacevole. Il 20 marzo ci siamo tornati di nuovo, scoprendo una scorciatoia di un itinerario che riteniamo ideale per camminare d'inverno quando non abbiamo voglia di fare cose più grandi. E poi, al Rifugio Baranci ... si mangia piuttosto bene e il servizio è velocissimo e cordiale.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5548109338030866987?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5548109338030866987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5548109338030866987' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5548109338030866987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5548109338030866987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/chi-conosce-la-falesia-del-rifugio.html' title='Chi conosce la falesia del Rifugio Baranci?'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3907749067582324935</id><published>2010-08-07T10:57:00.003+01:00</published><updated>2010-08-07T11:11:11.834+01:00</updated><title type='text'>Col Curié, fra i monti del Comelico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Sopra la Forcella Zovo, piccolo valico stradale che divide  Costalta di Cadore dalla Val Visdende, sorge una bella e facile cimetta che mi incuriosiva da tempo e sulla quale siamo saliti un mese fa: il Col Curié (2035 m). Non è certo una punta aguzza, ma un panettone, boscoso in basso e pascolivo nella parte alta, che sprofonda con erti e altissimi fianchi coperti di alberi verso il Piave. Il Col Curié dev'essere stato un punto di osservazione strategico, perché è raggiunto da un sentiero militare, molto ripido ma tutto sommato non eccessivamente lungo né faticoso, se non per il caldo. Dopo un buon tratto rinchiuso fra gli alberi di un bosco trasandato, si giunge ad una trincea rocciosa, dalla quale la vista si spalanca bellissima sul gruppo dei Longerin, la Val Vissada e le cime di Visdende. La vetta, erbosa e spaziosa, è contrassegnata da tre croci e popolata da un gregge di una quarantina di pecore. Il Curié offre un vasto panorama sul Comelico Inferiore e sulle cime che gli fanno corona&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Pensavo che fosse poco conosciuto, e invece ho scoperto che per gli abitanti di San Pietro di Cadore e dintorni è una meta classica: da Forcella Zovo, sulla quale sorge un comodo rifugio, basta poco più di un'ora e mezzo per raggiungere una montagna minore delle Alpi Carniche, un belvedere degno di una visita per estraniarsi dalle spesso congestionate Dolomiti. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3907749067582324935?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3907749067582324935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3907749067582324935' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3907749067582324935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3907749067582324935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/col-curie-fra-i-monti-del-comelico.html' title='Col Curié, fra i monti del Comelico'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-4044200013297579005</id><published>2010-08-04T21:23:00.003+01:00</published><updated>2010-08-04T21:34:57.132+01:00</updated><title type='text'>Landro, il villaggio che non c'è più</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;Cercando i luoghi alpinisticamente e turisticamente più rinomati del nostro circondario, facciamo sosta a Landro.&lt;br /&gt;Termine diffuso nell’area dolomitica, “Landro” deriva dal latino “antrum” e significa ”rupe sporgente sotto la quale ci si può rifugiare, antro”. Trovandosi in Comune di Dobbiaco, quindi in area sudtirolese, il toponimo ha l’esatto omologo in “Hohlenstein”, ovvero “sasso della caverna, sasso bucato”.&lt;br /&gt;Nel corso di una visita al sacello della famiglia Baur, alla quale da oltre 150 anni sono legate le vicende storico-turistiche del luogo, ho notato però che a Dobbiaco il capostipite, Josef Baur, è ricordato come “Hotelbesitzer in Landro”: quindi, curiosamente, già nell’800 anche in ambiente tirolese il luogo era identificato col toponimo italiano.&lt;br /&gt;Landro è racchiuso tra il Monte Rudo e il Monte Piana da una parte, e le pendici del Picco di Vallandro dall’altra. Com’è noto, nella zona si trova un ampio lago naturale (Dűrrensee, ovvero “lago arido”), attraente soprattutto ad inizio stagione, quando si riempie di acque limpide nelle quali si riflettono le cime ancora innevate del Cristallo.&lt;br /&gt;Landro è situato a 1406 m. di quota sulla Strada d’Alemagna, dopo Carbonin in direzione di Dobbiaco. Mentre però il crocevia di Carbonin assunse notorietà dal punto di vista turistico ed alpinistico solo nella seconda metà dell’800, l’insediamento di Landro vanta origini più antiche.&lt;br /&gt;Già nel tardo Medioevo, infatti, vi esisteva un ricovero per i viandanti, e nel secolo XIX vi fu installata una stazione di posta dove avveniva il regolare cambio dei cavalli, l’unica lungo i trenta chilometri che separano Dobbiaco da Ampezzo.&lt;br /&gt;Si è detto che l’agglomerato (formato all’inizio del 1915 da 37 edifici), sorse come stazione di posta. La strada che lo attraversava, infatti, completata nel 1830 sul tracciato di una carrareccia risalente ai tempi delle Crociate, fu dichiarata nel 1832 “Strada Imperiale”: da allora per ottant’anni fu percorsa quotidianamente da un servizio di vetture a cavalli che collegava la Val Pusteria (raggiunta dal 1871 dalla ferrovia) con Ampezzo.&lt;br /&gt;Il primo Imperial-Regio Maestro di Posta, funzionario statale nominato dal Governo, di Landro fu Josef Baur (1822-1879). Fu merito del Baur e della consorte Anna Fink (1829-1897), se Landro divenne una stazione turistica, la cui fama si consolidò tra l’800 e il '900 ma fu tragicamente sepolta dalle granate della Grande Guerra.&lt;br /&gt;Sull’esempio dei Ploner di Carbonin, infatti, nel 1860 il Maestro di Posta aveva edificato vicino alle stalle dei cavalli una piccola e confortevole locanda, che in seguito ingrandì e trasformò in albergo. In seguito, la gestione dell’Hotel passò ai suoi figli, Josef jr. (1856-1938), Maria (1862-1949) e Johann (1863-1900), che del grazioso borgo fecero un’animata località di soggiorno, lodata da ospiti di alto lignaggio: anche il Re Alberto dei Belgi scelse Landro come base per le vacanze estive.&lt;br /&gt;I primi a descrivere Landro, seppure in termini non entusiastici, furono gli inglesi J. Gilbert e G. Churchill, che vi passarono nel 1861. Nel loro diario di viaggio “The Dolomite Mountains” (1864), essi raccontarono che, salendo da Ampezzo in Val Pusteria, dopo la ridente spianata del lago, di colpo gli ampi panorami e i pendii soleggiati cessavano, lasciando spazio ad una valle oscura e angusta, un luogo tetro che era meglio oltrepassare in fretta.&lt;br /&gt;Secondo i britannici Landro, chiamato erroneamente “Hőllenthal” (Valle del-l’inferno), era circondato da montagne mostruose e il lago, “con le sue rive rinsecchite e salate, potrebbe essere la terra di Sodoma. Due corsi d’acqua vi confluiscono, ma nessuno ne esce, sicché rimane il dubbio della presenza di inghiottitoi nascosti. Gli alberi, l’erba e i muschi hanno un aspetto arido e malsano. Sui fianchi delle alture crepacci e baratri, smottamenti di terreno, tronchi d’albero pencolanti: tutto pare che stia per rovinare da un momento all’altro”.&lt;br /&gt;Gilbert e Churchill concludevano l’inquietante descrizione osservando che la magnifica visuale sulle cime del Cristallo offerta da Landro annunciava con nostalgia la fine del radioso mondo dolomitico che ci si lasciava alle spalle. La narrazione, contaminata dal gusto dell’orrido caro ai romantici inglesi, naturalmente esagerava in senso letterario: in realtà, la vallata da Landro fino all’innesto con la Pusteria è lunga poco più di dieci chilometri, e, una volta a Dobbiaco, il panorama si dischiude nuovamente verso le Dolomiti e le verdi cime di confine, con straordinaria luminosità.&lt;br /&gt;Nonostante i racconti disgustati dei primi visitatori, Landro si garantì in breve tempo una posizione di prestigio nel panorama dolomitico, grazie alle opportunità alpinistiche, adatte ad ogni capacità, che venivano offerte: il luogo era forse meno “à la page” di Carbonin, ma certamente più tranquillo ed appartato.&lt;br /&gt;Non poteva sfuggire ai viaggiatori, infatti, che venendo da nord, proprio in corrispondenza della radura dove sorgeva il villaggio, si apre la prima magnifica finestra sulle Dolomiti: lo sbocco della Valle della Rienza, infatti, oltre la Parete del Pianoro rivela di colpo, monumentali, le Tre Cime di Lavaredo; poco più avanti poi, come accennato, la vista si espande in un celebre scenario che abbraccia il Cristallino di Misurina, il Piz Popéna e il Cristallo, soggetti da sempre di innumerevoli quadri e fotografie.&lt;br /&gt;Analogamente a Carbonin, dove imperò il mitico Michl Innerkofler, nei tempi d’oro anche a Landro sostarono alcune guide a servizio degli ospiti dell’albergo: tra loro, il più noto fu Johann Innerkofler di Sesto, attivo nel ventennio 1888-1905.&lt;br /&gt;A lui sono attribuite 24 nuove vie nei gruppi dell’Antelao, Bosconero, Cristallo, Popéra, Tre Scarperi ma soprattutto nei Cadini di Misurina. La più ardita rimane forse la parete O della Punta dei Tre Scarperi, compiuta l'1/8/1888 con S. Zilzer, R. H. Schmitt e l'ampezzano Pietro Dimai.&lt;br /&gt;La fortuna di Landro ebbe fine nel 1915: nelle adiacenze del villaggio, infatti, già alla fine dell’800 gli Austriaci – intuendo il valore strategico della posizione - avevano edificato due forti, a sbarramento della valle e a difesa della Pusteria. Venutosi a trovare proprio a cavallo della linea del fronte italiano, già nei primi giorni di guerra il Forte “Basso” fu raso al suolo, mentre i pezzi che lo armavano furono spostati nelle vicinanze, in appoggio alle operazioni sul Monte Piana.&lt;br /&gt;Tutti gli edifici furono sistematicamente incendiati: rimasero in piedi soltanto la chiesetta sul bordo della strada e il Forte “Alto”, considerato obsoleto come opera fortificata ma usato per ospitarvi il comando operativo delle artiglierie di Monte Rudo. Entrambe le strutture sono ancora visitabili nella loro malinconica solitudine.&lt;br /&gt;Per lunghi anni Landro è stato poco valorizzato dal punto di vista turistico, pur essendo stato inserito nel Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto. Oltre venti anni fa, nel luogo dove sorgeva l’antica casa di Josef Baur, proprio al cospetto del versante nord delle Tre Cime di Lavaredo, è stato edificato l’Hotel Residence Tre Cime.&lt;br /&gt;Il Ristoro “Alpenflora” sulle rive del lago al cospetto del versante del Monte Piana, alla fine degli anni '90 è stato ristrutturato e ammodernato, divenendo un elegante e accogliente bar-ristorante.&lt;br /&gt;Entrambi forniscono un’ottima base d’appoggio a gite e salite per tutti i gusti e le possibilità: dalla camminata verso le sorgenti della Rienza alla salita sul Teston di Monte Rudo, dove occorre pratica di roccette e sentieri non sempre agevoli.&lt;br /&gt;Citiamo la salita al Rifugio A. Locatelli alle Tre Cime per la Val Rienza, classica via d’accesso e rifornimento fin dalla costruzione dell’edificio; l’ascensione al Monte Piana per il “Sentiero dei Pionieri”, costruito prima della Grande Guerra per accedere alla strategica cima, o per il “Sentiero dei Turisti”, via comunemente seguita dalle guide e dai primi alpinisti per giungere in vetta; la salita al Teston di Monte Rudo, inespugnabile fortezza austriaca dalla quale s’intese contrastare la minaccia italiana costituita dal Monte Piana; la traversata del Passo Grande dei Rondoi, anch’esso fortemente presidiato in guerra; la traversata della solitaria Forcella dei Baranci, l’accesso per Val Chiara al Monte Specie.&lt;br /&gt;Per le altre possibilità, rimandiamo alla bibliografia specializzata: qui vogliamo solo far notare che tutti gli itinerari che gravitano su Landro sono accomunati, oltre che dalle bellezze dei paesaggi, da ingenti testimonianze delle aspre e sanguinose battaglie che su di essi si compirono nella Grande Guerra.&lt;br /&gt;Ripercorrerli oggi, in tempo di pace, dovrebbe servire a far comprendere il più inverosimile evento di cui le Dolomiti sono state spettatrici e le cruente pagine di storia scritte sulle nostre montagne.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-4044200013297579005?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/4044200013297579005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=4044200013297579005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4044200013297579005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/4044200013297579005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/landro-il-villaggio-che-non-ce-piu.html' title='Landro, il villaggio che non c&apos;è più'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-1600837333161504469</id><published>2010-08-03T19:09:00.003+01:00</published><updated>2010-08-03T19:17:36.319+01:00</updated><title type='text'>Edy, la Croda Rossa e la Guglia del Bastone</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;Per mezzo dell'ingegner Marino Dall’Oglio, indagatore indomito e curioso dei segreti dell’alpinismo dolomitico, nel 2004 feci la conoscenza di un rocciatore, che mi ricordò subito i pionieri dell’Ottocento: Edy Gutwenger, pusterese di Villabassa.&lt;br /&gt;Edy non è un professionista della montagna, ma probabilmente avrebbe tutti i titoli per esserlo.&lt;br /&gt;Ha tra i quaranta e i cinquant’anni, in gioventù ha fatto il pastore presso le malghe Stolla presso Pratopiazza e Pozzo, ai piedi del Monte Lungo di Braies: insofferente delle inquietudini che sempre più serpeggiano nelle valli, si è sollevato e oggi s’inerpica sui campanili delle chiese per restaurarli. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;Ha una profonda passione per la montagna autentica, selvaggia e faticosa, e la vive sia d’estate sia d’inverno. Raccontava che qualche volta, alle tre di notte, è già in alto, da solo, verso le cime che ama: fino all'estate 2004 era giunto 32 volte in vetta alla Croda Rossa d’Ampezzo, che lui chiama confidenzialmente “Gaisl”.&lt;br /&gt;Ritengo che, trattandosi di una cima piuttosto selettiva, per un dilettante, che arrampica sovente da solo, sia un risultato più che pregevole.&lt;br /&gt;Edy ha scandagliato la mitica “Rossa” dai vari versanti, prediligendo in ogni modo l’orientale, frequentato soprattutto dai sudtirolesi.&lt;br /&gt;Qualche anno fa tentò la seconda salita della sua cresta S, che domina Forcella Colfiedo e fu superata per la prima volta da Fritz Terschak ed Hermann Kees il 4/8/1913, ma ritenne saggio ritirarsi, non avendo incontrato difficoltà estreme ma tratti paurosamente friabili e pericolosi ed un violento temporale che azzerò le velleità residue.&lt;br /&gt;Come gran parte degli alpinisti sudtirolesi, ignora e non usa la guida delle Dolomiti Orientali di Antonio Berti e la mole di suggerimenti storici ed alpinistici che traluce da quelle pagine, ma padroneggia lo stesso a menadito la giogaia montuosa che circonda Villabassa e Braies.&lt;br /&gt;Al nostro incontro all’Hotel Menardi, portò con sé un documento curioso, un reperto che dopo cinquantacinque anni l’amico Marino attendeva di rivedere con interesse e un pizzico di emozione.&lt;br /&gt;Si trattava di una scatoletta consunta ed arrugginita, contenente un mozzicone di matita e due bigliettini consunti e ormai poco leggibili, uno lasciato dal primo salitore e un altro riportante i nomi dei primi e secondi ripetitori della Guglia del Bastone (Elslerturm).&lt;br /&gt;E’ questa un’esile guglia con una forma al limite dell’imbarazzante: quotata 2450 m circa, appartiene al Castello Glanvell (la maggiore dorsale protesa a settentrione dalla Forcella del Picco, che la separa dal Picco di Vallandro), e si nota bene dal piazzale antistante il Rifugio Pratopiazza.&lt;br /&gt;Il suo primo salitore, Engelbert Elsler, svolgeva le mansioni di guardiano nel vivaio dei signori Wild a Ponticello. Il 22/7/1935, con l’avvocato milanese Carlo Sarteschi, in sette ore aveva compiuto la prima discesa dell’orrida cresta nord-ovest della Croda Rossa d’Ampezzo.&lt;br /&gt;Dopo aver effettuato alcune ricognizioni nella zona, il 9/8/1936 riuscì a raggiungere da solo la vetta della guglia inviolata, abbandonandovi il legno che aveva trascinato fin lassù, e che le valse poi il nome italiano.&lt;br /&gt;La guida “Fűhrer durch die Pragser Dolomiten” di Don Anton Schwingshackl non menziona la guglia in questione: l’unico riferimento bibliografico disponibile in merito rimane quindi il volume di Berti, che attinse notizie “fresche” da Marino Dall’Oglio.&lt;br /&gt;Sono 90 metri di III con un passaggio più impegnativo, che dopo Elsler attesero tredici anni prima di essere superati nuovamente, per merito di Dall’Oglio e Renzo Consiglio nell’agosto 1949.&lt;br /&gt;I terzi salitori furono Ferdinand Mair di Braies, che ha gestito per molti anni il Rifugio Vallandro ai piedi dell’omonimo Picco, e due suoi paesani, nell’agosto 1959.&lt;br /&gt;Prima della II Guerra Mondiale, Engelbert Elsler – che oggi avrebbe centosei anni - scelse il Terzo Reich, concludendo la carriera alpinistica e stabilendosi a Kufstein, dove scomparve.&lt;br /&gt;In questi anni, Edy Gutwenger è salito sulla remota guglia molte volte, da solo e in compagnia, ma ha ritrovato la preziosa scatoletta, infilata in una fessura a pochi metri dall’angusta vetta (dove c’è a malapena posto per due …), soltanto durante la salita del luglio 2004.&lt;br /&gt;A suo giudizio, l’Elslerturm (così è conosciuta la guglia nell’ambiente alpinistico tedesco) potrebbe diventare una scalata classica. Non è molto lunga, ha difficoltà medie, sorge in un circondario selvaggio e solitario, ma ha un difetto: purtroppo, non fa parte delle arcinote e quasi consumate Torri d’Averau (alla cui Torre Lusy potrebbe essere avvicinata), di quelle di Falzarego o di quelle del Sella!&lt;br /&gt;Solo per giungere all’attacco, infatti, da Pratopiazza bisogna scarpinare verso nord almeno un’ora e mezza attraverso prati e ghiaioni; la roccia non dev’essere saldissima, il nome della guglia e il gruppo al quale essa appartiene non rientrano fra i preferiti dai rocciatori.&lt;br /&gt;Così Edy Gutwenger, alpinista “old style” di Villa Bassa, indefesso corteggiatore di una delle più belle e severe crode delle Dolomiti, rimane uno fra i pochi a godere la solitudine dell’Elslerturm; l’unica via che fino ad ora raggiunge la sua “esilissima aerea vetta”; la testimonianza materiale delle prime ascensioni, della cui scoperta si dimostra fiero e che ha fornito un comodo spunto per quest’articolo. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-1600837333161504469?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/1600837333161504469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=1600837333161504469' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1600837333161504469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/1600837333161504469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/edy-la-croda-rossa-e-la-guglia-del.html' title='Edy, la Croda Rossa e la Guglia del Bastone'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8542502558541456261</id><published>2010-08-02T20:16:00.003+01:00</published><updated>2010-08-03T14:40:31.868+01:00</updated><title type='text'>Carbonin e la storia degli “Schluderbacher”</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#6600cc;"&gt;&lt;strong&gt;Carbonin-Schluderbach, meta turistica interessante e frequentata, nel periodo d’oro dell’esplorazione dolomitica fu uno dei luoghi più noti e rinomati della regione tirolese, e ricoprì un’importanza storico-alpinistica di notevole rilievo.&lt;br /&gt;Località del Comune di Dobbiaco, da cui dista una dozzina di chilometri, è posta a 1474 m. di quota in Val di Landro, ai piedi del Cristallo, sul crocevia tra la Strada d’Alemagna (Cortina-Dobbiaco) e la strada che sale a Misurina per la Val Popena Bassa.&lt;br /&gt;L’origine della denominazione non è antichissima, ed è quantomeno curiosa. Agli inizi del XIX secolo, il luogo era solo un trivio, e non possedeva un nome ufficiale; poiché però in quel punto veniva ammassato il legname tagliato nei boschi circostanti, in breve esso fu identificato dai pusteresi con l’appellativo di Am Lager (Al Deposito).&lt;br /&gt;Gli auronzani, che confinano con Dobbiaco al Ponte de la Marogna, a breve distanza dal deposito, prendendo spunto dalle carbonaie che vi funzionavano, battezzarono il trivio con il nome veneto di Carbonin.&lt;br /&gt;Nel 1836 il contadino Hans Ploner, proprietario di un maso tra Dobbiaco e Villabassa denominato Alt Schluderbach (Carbonin Vecchia), dove oggi si trova il ristorante dedicato al compositore Gustav Mahler, piantò accanto al deposito una tenda e vi allestì una rozza locanda, con l’intento di ristorare i vetturali, i boscaioli e i carbonai che lavoravano nei paraggi.&lt;br /&gt;La nuova locanda fu subito nota come Beim Schluderbacher (Da quello di Schluderbach) e per una ventina d’anni il Ploner vi svolse una buona attività. Oltre a quelli squisitamente commerciali, Hans Ploner non ebbe però altri meriti per la storia della zona. Ne ebbe qualcuno in più il figlio Georg, conosciuto come der Alte Schluderbacher (il vecchio di Schluderbach).&lt;br /&gt;Nel 1854, infatti, Georg rilevò dal padre la gestione della locanda, già ampliata e conosciuta dai primi turisti che passavano in Valle di Landro: sotto la sua conduzione, essa divenne la base più comoda e ambita per l’esplorazione del Cristallo e delle cime circostanti, che raggiunse il massimo sviluppo dal 1870 a fine secolo.&lt;br /&gt;Il nome del “vecchio di Schluderbach”, accanito cacciatore di camosci e buon alpinista, compare nelle cronache dell’epoca in almeno tre occasioni.&lt;br /&gt;Nel 1864, con il viennese Paul Grohmann, salì (probabilmente per primo) l’imponente ma non difficile, Cristallino di Misurina dalla Val Le Bance, un'appartata laterale della Val Popena Bassa.&lt;br /&gt;L’itinerario fu utilizzato fino alla Grande Guerra, per essere poi soppiantato dal percorso che sale da Val Popena Alta per la Val delle Baracche, tracciato dai soldati italiani.&lt;br /&gt;Nel 1870, con la guida auronzana Luigi Zandegiacomo Orsolina, Ploner effettuò la prima salita turistica della Cima Cadin di San Lucano, la più alta delle vette, al tempo ancora tutte inviolate, dei Cadini di Misurina. La via di Ploner presenta caratteristiche quasi occidentali, poiché si svolge per la maggior parte in un canale molto ripido e innevato fino a tarda estate.&lt;br /&gt;La terza impresa di Georg affidata alla storia è la più importante: nell’agosto 1879, infatti, l’oste di Carbonin e Michl Innerkofler, montanaro di Sesto assunto nel 1872 come garzone per aiutarlo a condurre la locanda, si aggiudicarono la prima salita della Cima Ovest di Lavaredo. Questa via oggi viene percorsa prevalentemente in discesa dagli scalatori che ripetono le ascensioni sul lato nord della Cima.&lt;br /&gt;Circondato dalla stima e dal rispetto della famiglia Ploner, Innerkofler stabilì per una quindicina d’anni la propria base presso il loro albergo, divenendo in breve una delle guide più richieste delle Dolomiti e il vero “re” del Cristallo.&lt;br /&gt;Conobbe tutti i canaloni, le cenge e le forcelle e salì tutte le cime del Gruppo. Calcò la vetta principale del Cristallo per oltre 300 volte, scoprendovi tre vie nuove (la cresta NNO con Minnigerode, 1877; la parete E con Louis Friedmann, 1884; il canalone N con C. Wydenbruck, 1887).&lt;br /&gt;Il 20 agosto 1888, scendendo verso Carbonin dalla sua montagna prediletta, fu trascinato nel crepaccio che taglia la Val Fonda da un’errata manovra di corda dei clienti, due studenti germanici che aveva condotto gratuitamente sulla cima.&lt;br /&gt;Aveva solo quarant’anni, ma in tre lustri d’intensa attività era salito per primo sulle più importanti e impegnative vette delle Dolomiti, toccando difficoltà fino al IV grado. Michl è ricordato oggi dal Campanile Innerkofler, nel Gruppo della Croda da Lago, e dalla torre omonima, nel Gruppo del Sassolungo.&lt;br /&gt;Il nome del suo “principale” Georg Ploner è ancora vivo come toponimo, proprio sulla cima principale del Cristallo. Nella salita lungo la via normale, infatti, giunti in cresta s’incontra il Baston del Ploner, un terrazzo formato da un lastrone piatto, sul quale si narra, fra l'altro, che l’oste avesse dimenticato il proprio bastone ferrato durante una salita.&lt;br /&gt;La figlia di Georg, Anna (nata nel 1856), riveste anch’essa un ruolo nella storia alpinistica. Si può ritenere, infatti, una pioniera dell’alpinismo femminile nelle Dolomiti poiché, diciottenne, compì con “Michl” una delle prime ripetizioni del Cristallo, conquistato nove anni prima da Grohmann con le guide ampezzane Santo Siorpaes e Angelo Dimai.&lt;br /&gt;Certamente fu merito della famiglia Ploner, ma soprattutto del fortissimo Innerkofler, se – alla fine del XIX secolo – Carbonin raggiunse una ragguardevole importanza e notorietà turistica. Il vecchio Georg tenne saldamente le redini dell’azienda fino al 1895, quando passò la conduzione dell’Hotel al figlio Erwin.&lt;br /&gt;Quest’ultimo, oltre che quella di albergatore, esercitò di tanto in tanto anche l’attività di guida. Il suo nome è legato all’Ago Löschner, giudicato dallo scrittore Visentini “il gioiello di dolomia più bello di tutto il Gruppo del Cristallo”.&lt;br /&gt;Si tratta di una guglia appuntita che svetta sulla cresta del Piz Popena; Erwin la conquistò con il Tenente austriaco Richard Löschner nel settembre 1907, ma attualmente la salita, già raramente percorsa, è divenuta difficilissima, per il crollo di un blocco roccioso.&lt;br /&gt;Nella stessa estate Ploner, con l’ampezzano Angelo Dibona e il pusterese Andreas Piller, condusse H. Schuloff nella prima salita della Punta Clementina, elevazione che affianca il Cristallino di Misurina ed è visibile fin da Dobbiaco.&lt;br /&gt;Raso al suolo dall’Esercito Italiano durante la guerra insieme con tutto il villaggio, l’Hotel Ploner venne ricostruito e continuò a funzionare per altri sessant’anni, ma ormai la località aveva perso per sempre il fascino dell’età dei pionieri.&lt;br /&gt;Condotto dalle successive generazioni dei proprietari con vicissitudini alterne fino all’inizio degli anni '80 del Novecento, in seguito fu venduto e trasformato nel “Feriendorf”, la prima multiproprietà sorta nelle Dolomiti di Ampezzo, Sesto e Auronzo. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8542502558541456261?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8542502558541456261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8542502558541456261' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8542502558541456261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8542502558541456261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/08/carbonin-e-la-storia-degli.html' title='Carbonin e la storia degli “Schluderbacher”'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-299349811969804500</id><published>2010-07-29T14:06:00.004+01:00</published><updated>2010-07-30T12:12:58.020+01:00</updated><title type='text'>Franz Xaver von Wulfen, chi era costui?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il primo vero scalatore delle crode dolomitiche, sessant’anni prima della conquista del Pelmo per opera dello scozzese John Ball, potrebbe essere stato uno scienziato: il barone Franz Xaver von Wulfen (1728-1805), botanico e geologo austriaco che scoprì la pianta poi dedicatagli dal collega olandese von Jacquin, la Wulfenia carinthiaca, e il minerale detto wulfenite. Nato a Belgrado, figlio di un feldmaresciallo dell’esercito austriaco, iniziò gli studi nel ginnasio di Kosice&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="Košice" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ko%C5%A1ice"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt; e a diciassette anni entrò in un collegio gesuita di Vienna, &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="Gesuiti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gesuiti"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;diventando presto egli stesso insegnante di matematica e fisica. Praticò l'insegnamento in varie città: Vienna, Graz, Neusohl, Gorizia, Lubiana e dal 1764 Klagenfurt, dove visse fino alla fine. Per circa un ventennio si occupò della flora delle Alpi orientali, esplorando le Alpi austriache e soprattutto il massiccio del Grossglockner. Tra le piante scoperte dall’austriaco rientrano la Campanula zoysii e la Primula glutinosa. Nel 1781 pubblicò i risultati delle sue ricerche nell'opera Plantae rariorum Carinthicae, e in seguito intraprese nuove esplorazioni, verso sud fino all’Adriatico e a nord fino ai Paesi Bassi. Nel 1790, trovandosi per motivi scientifici nel circondario dell’allora sconosciuto Lago di Braies, scrisse di aver salito la Croda Rossa, L'affermazione non sembra possibile, a causa delle difficoltà alpinistiche superiori alle capacità del tempo che la montagna presenta, per cui si ritiene che von Wulfen sia salito per primo su una cima non precisata ad oriente della Croda Rossa, che potrebbe essere stata la Kleine Gaisl (Piccola Croda Rossa) o la Gaisele (Crodetta). Tornato in zona nel 1794, quindi già ultrasessantenne, giunse in vetta ad un’altra montagna, che si è creduto di identificare nel panoramico Lungkofel (Monte Lungo di Braies). Nel 1796 fu nominato membro onorario dell'Accademia Reale Svedese delle Scienze: oggi però sulle Dolomiti nessuno più si ricorda di lui, né a Braies né altrove! &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-299349811969804500?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/299349811969804500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=299349811969804500' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/299349811969804500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/299349811969804500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/franz-xaver-von-wulfen-chi-era-costui.html' title='Franz Xaver von Wulfen, chi era costui?'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3526539948226643544</id><published>2010-07-27T19:30:00.002+01:00</published><updated>2010-07-27T19:33:27.891+01:00</updated><title type='text'>Col Rosà: niente a che fare con la rosa o il colore omonimo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#336666;"&gt;&lt;strong&gt;Un oronimo ampezzano che sembrerebbe evidente, ma presuppone invece un'indagine etimologica più “sottile”, è quello di una cima che vedono tutti coloro che percorrono la strada d'Alemagna verso Cimabanche e Dobbiaco: il Col Rosà. Anticamente denominato Crepo del Cetrosa o anche Monte Ola, con toponimi oggi del tutto dimenticati, il Col Rosà potrebbe dovere l'appellativo, che non ha niente a che fare con la rosa o il colore omonimo, alla stessa radice di Monte Rosa, Plateau Rosà, Roisetta, Tète des Roeses ed altri, situati perlopiù in Valle d'Aosta. Nel patois valdostano, “rosa” significava semplicemente ghiaccio! È allora da credere che quest'oronimo sia così antico, da risalire a un epoca in cui nella zona c'erano ancora campi nevosi e ghiacciati perenni? Questa è una suggestione personale, può darsi anche facilmente smentibile. In ogni caso, a me piace l'oronimo di “Monte Ola”, che si ricollega senza alcun dubbio al retrostante Valon de ra Ola, l'erto invaso detritico incuneato fra gli Orte de Tofana e le balze terminali della cresta che scende dalla Tofana di Dentro. In ampezzano “ola” significava pentola, dunque la similitudine sarebbe derivata da un avvallamento rotondeggiante o da qualcosa di simile. Ora lascio altre disquisizioni sul nome: il Col Rosà è una delle prime montagne ampezzane che ho avuto modo di conoscere da ragazzo, salendovi per la prima volta lungo la ferrata “Ettore Bovero” una quarantina di anni fa. Lasciate le ferrate, in quest'ultimo quindicennio ho riscoperto il sentiero n. 447, che collega Pian de ra Spines con la cima, risalendolo “controcorrente”, visto che da esso scendono tutti i ferratisti, per quattro o cinque volte. L'ultima salita, per adesso, è avvenuta in una luminosa, torrida giornata di maggio 2005.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3526539948226643544?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3526539948226643544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3526539948226643544' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3526539948226643544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3526539948226643544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/col-rosa-niente-che-fare-con-la-rosa-o.html' title='Col Rosà: niente a che fare con la rosa o il colore omonimo'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-892598869797874483</id><published>2010-07-26T16:04:00.001+01:00</published><updated>2010-07-26T16:07:14.871+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Era sicuramente più evocativo l'oronimo antico Crepo de ra Ola, che mi suggerì qualche anno fa Alberto, ex guardacaccia, che non quello attuale di Col Siro! Sto parlando del rialzo cupoliforme, erboso sul versante che guarda la Punta Nera e la Zesta del Sorapis e roccioso su quello opposto. Il Col Siro campeggia isolato sulla Monte de Faloria, e si può salire con una facile e gradevole, quanto quasi sconosciuta passeggiata da Forcella Faloria, a sua volta poco distante dal Rifugio Tondi. Ovviamente, non mi pare valga la pena partire da Cortina con l'intenzione di salire soltanto il Col Siro, anche se in fondo è una cima vera e propria, quotata 2300 m e raggiunta sicuramente ab antiquo da cacciatori e pastori. Ho salito l'ultima volta quella sommità il 20 luglio di due anni fa, ritrovando la rozza croce di rami secchi che avevo lasciato cinque anni prima. Accompagnavo amici milanesi, appassionati escursionisti incuriositi da quello strano toponimo; una volta salita e ridiscesa la cima, completammo la giornata scendendo per la Val Orita fino a Fraina. Mentre tornavamo dalla cupola, una famiglia di escursionisti (che intuii essere catalani) guardava incuriosita. Dopo di noi, i quattro si presero la briga di ascendere anche loro il Col Siro, che di suo offre comunque un vasto, bel panorama sulle crode Ampezzane. Così, in un solo giorno di luglio, la cima si sentì calpestata da dieci persone, un primato che penso assoluto per una cima poco significante e quasi sconosciuta ma che ha anch'essa qualcosa da dire.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-892598869797874483?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/892598869797874483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=892598869797874483' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/892598869797874483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/892598869797874483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/era-sicuramente-piu-evocativo-loronimo.html' title=''/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-6349897905646434290</id><published>2010-07-26T15:07:00.002+01:00</published><updated>2010-07-26T15:09:25.693+01:00</updated><title type='text'>Sentiero Federico Terschak, un progetto lasciato cadere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Qualche anno fa proposi a chi di competenza l'eventualità d'intestare (senza spese, né interventi manutentori, se non almeno un paio di cartelli segnaletici) un tratto di sentiero nel circondario montuoso d'Ampezzo ad un alpinista, organizzatore sportivo e scrittore che a mio parere poteva meritare un piccolo cenno di riconoscenza dal paese, Federico Terschak detto Fritz (1890-1977). Mi furono prospettate delle perplessità, poiché Terschak non era ampezzano, e così abbandonai l'idea. È indubbio che Fritz, di padre boemo e madre germanica, era nato a Monaco di Baviera ed aveva vissuto l'infanzia in Val Gardena, ma venne a Cortina già all'inizio del ventesimo secolo, a Cortina sposò l'ampezzana Alda Dandrea e visse sino alla morte. Per la nostra comunità fece tante di quelle cose, da distinguersi senz'altro nell'ambito della popolazione ed essere nominato cittadino benemerito, anche se “non era ampezzano”. Il sentiero che avevo individuato è un viottolo senza nome che dalle Cojinates sale lambendo la parete S del ramo centrale del Pomagagnon, fino a incrociare il numero 202 che sale alla Forcella Pomagagnon. Non ci passano proprio tutti, perché si transita più spesso sulla sottostante stradina di guerra che proviene da Fiames; quel viottolo poteva avere un aggancio storico e alpinistico con Terschak, che sulle pareti incombenti tracciò tre prime salite nel 1910, 1913 e 1926, una delle quali di notevole difficoltà per l'epoca. E poi, non è vero che altri sentieri e ferrate di Cortina, magari per motivi meno sentimentali del mio, portano il nome illustre di uomini non nativi della valle?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-6349897905646434290?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/6349897905646434290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=6349897905646434290' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6349897905646434290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/6349897905646434290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/sentiero-federico-terschak-un-progetto.html' title='Sentiero Federico Terschak, un progetto lasciato cadere'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-5315583240607270582</id><published>2010-07-26T13:04:00.003+01:00</published><updated>2010-07-26T13:18:49.225+01:00</updated><title type='text'>Giovanni Siorpaes, guida alpina ampezzana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;Il 6 aprile 2009 ricorrevano i cento anni della scomparsa di Giovanni Cesare Siorpaes Salvador, un pioniere delle Dolomiti che sarebbe stato sicuramente interprete di belle pagine dell'alpinismo se, per uno strano quanto ineluttabile destino, la morte non lo avesse prematuramente fermato. Quartogenito della guida Santo Siorpaes e della prima moglie Maria Costanza Apollonio, il Nostro - soprannominato fin da giovane “Jan de Santo” per ascendenza paterna - nacque nella vila di Staulin d'Ampezzo il 18/11/1869. Seguendo il genitore e il fratello Pietro, guida già dal 1887, conseguì a ventun anni l'autorizzazione a svolgere la professione di guida alpina. Iniziò da allora una buona attività sui monti, caratterizzata da una ventina di vie nuove, portate a termine coi più forti alpinisti dell'epoca; quasi metà di esse contribuirono all'esplorazione del gruppo dei Cadini di Misurina. Ripeté inoltre numerosi itinerari fra quelli più in voga sulle montagne ampezzane e nei dintorni, spesso guidando i colleghi aspiranti per aiutarli ad impratichirsi del “terreno di gioco” dolomitico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1893: il 27 giugno (il 17 luglio, secondo Terschak) Giovanni scortò il collega Mansueto Barbaria Zuprian e il barone tedesco Theodor von Wundt alla scoperta della torre ancora inaccessa che s'impone nel ramo dei Cadini detto “dei Toce”, e da quella località si nota distintamente. La torre, che gli auronzani chiamavano Popena Piciol, riceverà in seguito il nome del primo salitore; la via normale, che raggiunge la vetta da E con difficoltà di II, oggi viene seguita quasi solo in discesa. “... Giovanni Siorpaes, detto “Giàn de Santo” è figlio della vecchia gloria Santo Siorpaes; scalatore di alta classe, “Giàn” farà ancora parlare di sé durante la sua breve vita.” (Terschak, 29).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un aneddoto storico datato 1893, che riguarda Giovanni. In “Wanderungen in den Dolomiten” di Wundt, ripubblicato dalla Cooperativa di Cortina come “Sulle Dolomiti d’Ampezzo”, una fotografia nel capitolo sul Rauhkofel ritrae uno strapiombo con un alpinista che scende sulla corda, mentre un altro lo osserva. L'immagine è al centro di un equivoco. Alcuni autori, che fraintesero il testo tedesco, identificarono l’alpinista a destra in Mansueto Barbaria, mentre in quello che scende videro Santo Siorpaes. Wundt però non cita mai Santo, ma solo il “Santobua”. “Bua”, casato ampezzano estinto, è la corruzione di “Bube” (“ragazzo, moccioso”), e nel testo la voce è stata tradotta in “il giovane Santo”. All'epoca del Rauhkofel, Santo aveva 61 anni e si era ritirato dall'alpinismo attivo, perciò “il giovane” potrebbe essere uno dei figli: Pietro o Giovanni. Lungi da noi voler defraudare Siorpaes di un'eventuale ultima impresa, che integrerebbe quelle del periodo migliore. Va rilevato invece che spesso nelle ricerche storiche, un termine frainteso può stravolgere fatti di ampio rilievo. La traversata del Rauhkofel non ha mai avuto molti seguaci, anche se l’ambiente è attraente. Fu suggerita da Eckerth nel suo “Il Gruppo del Monte Cristallo” del 1891: Wundt raccolse la sfida e la compì, ma uno dei suoi compagni forse non era Santo, come - equivocando sul tedesco - si è finora creduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1894: il 26 agosto, Siorpaes si addentrava ancora una volta fra i Cadini con i fratelli Adolf e Emil Witzenmann di Dresda. Con loro, la guida scalò la parete occidentale della Cima Cadin di San Lucano, la più alta del gruppo, conquistata in solitaria dalla guida auronzana Luigi Zandegiacomo Orsolina, e poi salita in prima “turistica” dall'oste di Schluderbach Georg Ploner, con lo stesso Orsolina, nel 1870. L'itinerario, il terzo aperto sulla Cima, consentì di raggiungerla rimanendo sempre su roccia ed evitando il canalone nevoso della via originaria. In quel periodo, Witzenmann iniziò una minuziosa esplorazione alpinistica dei Cadini, condensata nella prima monografia ufficiale del gruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1895:dopo la prima alpinistica (31/5/1867, Francis Fox Tuckett, Melchior e Jakob Anderegg con Simeone de Silvestro Piovanel di Pecol, già salito in vetta tempo prima), ad attirare i migliori alpinisti era la parete nord-ovest della Civetta, giudicata inscalabile. Il 24/8/1895 Arthur Guy Sanders Raynor e John Swinnerton Phillimore l'affrontarono con Antonio Dimai e Siorpaes, ideando un percorso tortuoso e impegnativo, detto“via degli inglesi”. La via, cui seguirono nel 1906 quella “degli agordini” di Tomè e nel 1907 la “Stewart”, anticipava la direttissima aperta nel 1925 da Solleder e Lettenbauer, la prima via di VI e per anni la più difficile scalata delle Dolomiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1896: nell'estate, Jan realizzava quattro prime salite. Il 18 agosto, con Emil Witzenmann e il collega di Sesto Pusteria Johann Innerkofler, salì sul Cristallo dal versante NE: mezzo chilometro di parete con neve, ghiaccio e roccia. Sei giorni dopo la cordata, alla quale si era aggiunto Adolf Witzenmann, conquistò da NE la Torre Sud-Ovest di Popena; a tutt'oggi la via pare sia l'unica tracciata sulla torre. Il 29 agosto le cordate, alle quali partecipava anche l'aspirante Agostino Verzi Sceco, avviato ad un grande futuro, individuavano e salivano un altro campanile vergine dei Cadini, che verrà battezzato Torre Siorpaes. La loro via attacca dalla forcelletta dedicata alla guida; quasi quarant'anni dopo sarà affiancata da itinerari di alpinisti famosi, Ettore Castiglioni ed Emilio Comici. Il 31 agosto, Giovanni concluse la stagione ancora una volta fra i “suoi” Cadini, salendo in prima assoluta la Cima Cadin di Misurina, nell'omonimo ramo che domina il Lago. Con lui c'erano il fratello Pietro, ancora Johann Innerkofler e poi un terzetto illustre: il barone magiaro Lorànd von Eötvös, conquistatore nel 1884 con Michel Innerkofler della Croda da Lago, e le figlie Ilona e Rolanda, che sulle crode d'Ampezzo torneranno, raccogliendo molti successi, fino agli anni '30 del 20° secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1897: l'11 agosto Giovanni risolse un interessante problema alpinistico, la parete NE della Croda dei Toni, una delle cime più imponenti ed eleganti delle Dolomiti. Sono settecento metri di dislivello in vista della Zsigmondyhütte; l'arrampicata si rivelò molto impegnativa, su roccia spesso ombrosa, umida e con tratti ghiacciati, in ambiente severo. Con Jan c'erano di nuovo i fratelli Witzenmann; le guide di supporto erano Arcangelo Siorpaes de Valbona e “O. Dimai”, che non poteva essere Antonio, impegnato proprio quel giorno con Phillimore, Raynor e Giuseppe Colli Paor (guida dal 1884) sulla “Via Inglese” da SW alla Tofana di Mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1899: è l'anno di tre vie nuove, diverse tra loro e piuttosto impegnative dal punto di vista puramente tecnico. Il 12 agosto Jan ritrovava i Witzenmann. Capitanato da Antonio Dimai Deo (guida dal 1888), il gruppo salì il camino di destra dei due che tagliano la parete sud del Sas de Stria, cima isolata fra il Passo Falzarego e il Valparola. Il camino, dedicato a Dimai, seppure breve, presentò un “tratto liscio, svasato, strapiombante a destra e in fuori” valutato di V, che poco dopo la prima salita sarà munito di un “moncone di corda ferro, sporgente dalla strozzatura superiore”. Il 24 agosto, Giovanni si unì a Pietro Dimai Deo per tornare sulla Croda dei Toni a salirne la gola N con i fratelli russi Arno e Nelly Kirschten. La nuova via si svolge in un ambiente tetro, presentò roccia friabile e molti tratti ghiacciati. Negli anni seguenti i settecento metri della via, che richiesero al quartetto sette ore di scalata, avranno ben poche visite. Il 9 settembre, infine, Giovanni con Dimai, Verzi e i tre fratelli Kirschsten, tracciarono la “variante ampezzano-russa” da SW alla via che, passando per la forcelletta dedicata alle tre guide, giunge in vetta alla Cima Undici nel Popera. L'ascensione richiese in totale cinque ore di arrampicata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1900: il 24 agosto Siorpaes coinvolse il collega Verzi, per guidare il cliente Felix Pott sulla parete S della Punta della Croce, che affianca a destra la più nota Punta Fiames. La “via originaria” inizia dal ciuffo di mughi detto “i barance del banco” e sale a sinistra della grande fenditura centrale per venti lunghezze, sei delle quali di discreto impegno. Ebbe molto credito negli anni d’oro dell’alpinismo, perché veniva salita spesso dagli aspiranti, guidati dai colleghi più anziani, per imparare le vie classiche, e ebbe le visite di Orazio De Falkner, del Re dei Belgi e di molti altri altri. Il 15 settembre Giovanni si aggirava ancora una volta fra le guglie dei Cadini di Misurina, dove aveva trovato il terreno giusto per esprimere la sua passione e dove tornerà ancora. Con il fidato Verzi, il collega Andreas Piller di Sesto, il barone von Eötvös e le figlie, salì per primo sulla Cima Nord dei Gemelli, nel ramo di San Lucano. Nello stesso mese, sempre nel gruppo dove ormai era di casa, con Antonio Dimai e con le Eötvös Siorpaes conquistava altre due vette nel ramo della Neve, oggi dimenticate dalla storia e dagli uomini. Esse ricordano insieme le valenti guide ampezzane che vi condussero la cordata vittoriosa: sono il Campanile e la Cima Antonio Giovanni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1901: in agosto (forse l'8), con Dimai, Verzi e le Eötvös, Jan de Santo saliva la parete sud della Tofana de Rozes. La via supera in modo indiretto ma incuneandosi astutamente fra grandi strapiombi, la grande parete che incombe sulla strada di Falzarego. Il tracciato, destinato a diventare un classico che ha migliaia di ripetizioni, si sviluppa per quasi mille metri e richiede grande rispetto anche ai nostri giorni. Cinquant'anni dopo, il 18/1/1953, sarà salito d'inverno in nove ore da tre agguerriti Scoiattoli di Cortina: Lino Lacedelli, Guido Lorenzi e Albino Michielli, e nel 2001, per ricordare il centenario della prima salita, verrà interamente illuminata di notte con le torce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1902: Jan continuava le sue conquiste. Per la prima delle due vie nuove della stagione tornò nei Cadini. Il 26 luglio, la cordata della Tofana di Rozes, vinse il Gobbo, una piccola e sghemba torre di fronte alla Torre del Diavolo. “E certamente nacque allora l'idea, messa in pratica un anno dopo, di vincere con mezzi artificiali quella superba cima che aveva sfidato l'abilità dei miglior scalatori dell'epoca.” (Terschak, 40). Un mese dopo, Siorpaes e Dimai guidarono un giovane poeta ungherese, Marcel de Jankovics, su un grosso pilastro che balza dal ghiacciaio del Meduce. Era da poco caduto il Campanile di San Marco a Venezia e l'ungherese, con pensiero squisito, volle battezzare la cima con l'augusto nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1903: Giovanni bazzicava ancora fra i suoi amati Cadini, per risalire sulla Torre Wundt, che lui stesso aveva conquistato esattamente dieci anni prima. Questa volta toccò al grande camino W, un budello scuro e tortuoso oggi praticamente sconosciuto. Lungo il camino Giovanni condusse il cliente A. Schubert. La via riveste un piccolo rilievo per la storia alpinistica, in quanto ad essa è associato per la prima volta il nome di Angelo Dibona Pilato, che con Siorpaes aveva già effettuato diverse ascensioni e stava compiendo il tirocinio in attesa di ottenere l'abilitazione a guida, conseguita nel 1907. Il 4 agosto, per traversata aerea mediante il getto di una corda dall'antistante Gobbo, Siorpaes giunse con Dimai, Verzi e le baronesse von Eötvös in vetta all'aguzza Torre del Diavolo. L'impresa fu definita da qualcuno “una divertente birichinata”, ma nel mondo alpinistico suscitò una valanga di polemiche, perché si trattava di una conquista ad ogni costo e il metodo usato, se non per le Alpi, era una novità assoluta per le Dolomiti, anzi un'aperta provocazione all'ideologia degli scalatori dell'epoca. Ed una provocazione resterà fino al 1913, quando Hans Dülfer e Willy von Bernuth spuntarono in vetta alla Torre dalla spaccatura che la separa dalla Torre Leo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1905: il 22 agosto, Giovanni portava a termine l'ultima delle sue vie nuove. Con l'ormai affezionato Adolf Witzenmann e Sepp Innerkofler, caduto dieci anni dopo sulla vetta del Paterno, raggiunse, infatti, la Cima Undici salendo dal Passo della Sentinella lungo la cresta N. La nuova via si svolge a destra del grande canale nevoso lungo il quale, il 16/4/1916, scenderà il Capitano Giovanni Sala con i suoi 38 “Mascabroni”, per occupare rapidamente lo strategico Passo sottostante. Jan de Santo aveva 36 anni, era guida da quindici, nel pieno della maturità e della vitalità alpinistica; purtroppo la sua parabola sarebbe durata ancora per poco tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1909: merita di essere raccontata la beffarda fine della guida, che alla fine del secolo aveva raccolto l'eredità del padre, succedendogli come Imperial Regio Maestro Stradale al Passo Cimabanche; in un certo senso la scomparsa di Giovanni equivalse anche al declino della zona come punto di riferimento per il turismo alpino. Con i risparmi derivanti perlopiù dalla professione e mediante un prestito di 40.000 corone, Siorpaes era riuscito a edificare un elegante albergo sulla Strada d’Alemagna, al cospetto della Croda Rossa. Per merito della guida e del lavoro suo e della moglie Giuditta, l’esercizio acquisì buona fama. Nell’autunno 1908, Giovanni stava guidando un carro a due cavalli vicino all'albergo, quando i quadrupedi, impauriti dall’apparizione di una delle prime automobili circolanti in Ampezzo, s’imbizzarrirono. La guida fu trascinata lungo la strada dal carro impazzito: soccorsa e curata, parve migliorare. Gli strascichi dell’incidente però non tardarono a manifestarsi: nell'inverno Jan si ammalò di polmonite e il in aprile morì, a quarant'anni e con figli ancora piccoli. Il 26/5/1915, due giorni dopo l'inizio della Grande Guerra, pochi e ben piazzati colpi di cannone del Regio Esercito Italiano rasero al suolo l’albergo, che aveva la disgrazia di trovarsi in prima linea; esso non fu più ricostruito. La vedova della valente e sfortunata guida si trasferì a Cortina, dove gestì per molti anni l’Hotel Venezia. La dinastia delle guide Siorpaes Salvador-da Sorabances e la loro epoca, purtroppo, erano giunte al tramonto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1910: un riferimento bibliografico errato, che si perpetua da ottant'anni, vede Giovanni partecipe di un'ulteriore prima ascensione: quella della parete BW della Croda Rotta, elevazione minore delle Marmarole. La scalata fu compiuta in settembre dalle sorelle von Eötvös; capocordata era, anche questa volta, Antonio Dimai. Secondo le fonti, completavano il gruppo tre guide ampezzane, Agostino Verzi e due Siorpaes. Di costoro, uno era suo cugino Serafino de Valbona; l'altro, citato come “G.”, non poteva essere il Nostro, che purtroppo già da un anno e mezzo dimorava nel mondo dei più. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-5315583240607270582?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/5315583240607270582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=5315583240607270582' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5315583240607270582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/5315583240607270582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/giovanni-siorpaes-guida-alpina.html' title='Giovanni Siorpaes, guida alpina ampezzana'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-8323779192755006385</id><published>2010-07-26T11:19:00.003+01:00</published><updated>2010-07-26T11:26:13.174+01:00</updated><title type='text'>Sant'Hubertus, la villa scomparsa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#cc0000;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;La villa di caccia Sant'Hubertus, nei pressi del "Tornichè" di Podestagno, fu edificata sullo scorcio dell'Ottocento per volere di due donne, la contessa Emilia Howard Bury e l’americana Anna Powers Potts, La costruzione dell'edificio o, per lo meno, i progetti e le richieste alla Regola di Lareto proprietaria del terreno, per acquistare un appezzamento sui prati “de Castel”, erano iniziate nel 1896. Le signore avrebbero voluto acquistare 3-4.000 mq di terra, una quantità impensabile per i regolieri, che diedero risposta negativa. Esse allora si rivolsero al Comune, proprietario dei boschi da una decina d'anni, ed ottennero con facilità il permesso di costruire sul rialzo a fianco del tornante, a sinistra della strada che sale a Ra Stua, la villa tanto desiderata. Ai regolieri ampezzani non rimase altro che chiedere il compenso per il mancato diritto di utilizzo dell'erba sui 5200 mq ceduti alle nobili, pretendere il ripristino dei luoghi da cui stata estratta la ghiaia per la costruzione, sulla parte destra della strada, e dei danni subiti dal pascolo. Nel 1898 le nobili ottennero dal Comune anche la concessione per cacciare in tutta la zona N della valle, che mantennero fino al 1908. La casa fu splendidamente arredata e abitata dalla fine del secolo, ma non ebbe fortuna. Dopo una quindicina d'anni venne a trovarsi a cavallo dei due fronti, e i soldati di entrambe le linee la depredarono e la cannoneggiarono senza ritegno, finché non ne rimasero che i ruderi, alcuni dei quali sono ancora tristemente visibili sulla collinetta. &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-8323779192755006385?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/8323779192755006385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=8323779192755006385' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8323779192755006385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/8323779192755006385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/santhubertus-la-villa-scomparsa.html' title='Sant&apos;Hubertus, la villa scomparsa'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-7588548681075578062</id><published>2010-07-26T09:53:00.003+01:00</published><updated>2010-07-26T10:00:47.615+01:00</updated><title type='text'>Becco Muraglia, silenzio e solitudine</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#336666;"&gt;&lt;strong&gt;Un sabato pomeriggio gonfio di pioggia (puntualmente scatenatasi due minuti prima che giungessimo all’automobile), salimmo una cima dolomitica senza importanza, interessante dal punto di vista degli studi storici: il Becco Muraglia, o Beco de ra Marogna. Si tratta del cono roccioso isolato ai piedi del Nuvolao, visibile dalla strada del Passo Giau nei pressi dell'omonima Casera, oppure dal Rifugio Cinque Torri, al quale sta proprio di fronte. Il Bèco è storicamente importante perché costituisce il caposaldo iniziale della Marògna de Jou, la muraglia costruita in due mesi nell'estate 1753 per dividere i pascoli di San Vito di Cadore da quelli ampezzani. Salirlo non è cosa lunga né troppo difficile, anche se la roccia non brilla per compattezza, e la breve gita rimane riservata a chi sia un po’ pratico di terreni impervi. Seguendo le tracce dei selvatici che popolano il bosco sovrastante la SS 638 e internandosi fra i mughi, dopo aver sorpreso una famigliola di caprioli, in 45 minuti dal parcheggio uscimmo sul panoramico colletto erboso che sostiene il versante nord del Becco. La paretina finale (50 m, valutabili di I) è composta di roccia gradinata, ghiaiosa e un po’ friabile ma ugualmente piacevole da salire. Sulla stretta cima coperta di blocchi, dopo 25 anni dalla prima delle mie cinque visite, ritrovai la misera asta di legno con due tabelle di significato poco chiaro, che funge da croce di vetta Il Becco, sulla cui parete E salgono due brevi vie aperte dalla guida Franz Dallago, non ha comunque un grande interesse alpinistico, e la guida “Berti” non lo cita nemmeno. Mi sento di suggerirne ugualmente la salita a chi, volendo spostarsi soltanto per mezza giornata da destinazioni più note e battute, cerchi un angolo lontano dalla “bagarre” turistica agostana, in una zona facilmente accessibile ma poco frequentata e che riserva un silenzio e una solitudine godibilissimi.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-7588548681075578062?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/7588548681075578062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=7588548681075578062' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7588548681075578062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/7588548681075578062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/becco-muraglia-silenzio-e-solitudine.html' title='Becco Muraglia, silenzio e solitudine'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2427870748116476758</id><published>2010-07-26T08:36:00.004+01:00</published><updated>2010-07-26T08:41:15.437+01:00</updated><title type='text'>Pra della Vacca: brutto nome, bella cima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff6600;"&gt;&lt;strong&gt;Nell’estate 2003, girellando tra i monti attorno al Lago di Braies, scoprimmo una cima da consigliare a chi cerca una gita d’impegno limitato in un ambiente riposante: la Kűhwiesenkopf, in italiano Cima Pra della Vacca. Detta anche Franzjosefshőhe in onore dell’Imperatore Francesco Giuseppe, cui in passato era dedicata la croce di vetta, e quotata 2140 m, è l’ultima elevazione verso oriente della dorsale dei Colli Alti, fra Monguelfo e Valdaora. Punto panoramico di prim’ordine sulla conca di Braies e sulle vette che la cingono, fino ai Monti di Casies e alle Dolomiti, ha anche interesse scientifico, poiché vi sono stati effettuati importanti studi geologici. Per salirla, s'imbocca una strada forestale che dal Lago di Braies s’inoltra nel bosco, lambisce l’isolato Riedlhof e si esaurisce in uno slargo, ai piedi di un vasto smottamento. Proseguendo lungo un costone e superando un erto ghiaione, si sale a zigzag ad una sella con antichi fienili, in parte diroccati, sul bordo dell’Alpe Pra della Vacca. Continuando per il pascolo, si taglia verso destra la testata di una valletta e per i ripidi tornanti che da sud s’inerpicano in cresta (sui quali, improvvisamente, ricordo nel 2003 che ci si parò davanti un … ciclista, che scendeva con il suo mezzo su una traccia non più larga di venti centimetri), dopo 650 m di dislivello si tocca la cima, sulla quale campeggia un’artistica croce e da dove si gode una vista amplissima. Per scendere, si può scegliere l’erta traccia che divalla sul versante opposto, lungo il crinale fra la Cima e l’antistante Burgstallereck (Monte Castello di Braies), fino ad un valico erboso. Lungo uno scosceso ed un po’ malagevole vallone alberato, ci si porta alla bella Wöggenalm (Maso di Castello, rustico ristoro) e per strada forestale, sentiero e da ultimo sull’asfalto, dopo circa cinque ore di marcia si rientra al Lago. Sarà stata la solatia giornata d’agosto, l’atmosfera sospesa della zona, o qualcos’altro: il fatto è che il tranquillo anello della Kűhwiesenkopf ci offrì una gita davvero meritevole, che in seguito ripetemmo altre volte.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2427870748116476758?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2427870748116476758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2427870748116476758' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2427870748116476758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2427870748116476758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/pra-della-vacca-brutto-nome-bella-cima.html' title='Pra della Vacca: brutto nome, bella cima'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3724221889022030897</id><published>2010-07-21T09:39:00.005+01:00</published><updated>2010-07-21T09:47:35.447+01:00</updated><title type='text'>Campanile Toro, un ricordo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;font-size:130%;color:#000099;"&gt;&lt;strong&gt;Da alpinisti, possiamo considerare il gruppo degli Spalti di Toro come il “gioiello di famiglia” di Domegge. In una selva di formazioni dolomitiche dove il nome “Toro” si affaccia più volte, richiamando gli spalti sui quali dimorava il mitico Dio Thor, emerge un pinnacolo che funge da simbolo ideale del paese cadorino: il Campanile Toro. Non é più elevato, più massiccio o più impegnativo di tante crode circostanti, ma colpisce l'occhio e la fantasia di chi lo avvicina, e da oltre cent'anni seleziona gli aspiranti salitori, ai quali richiede gambe e fiato soltanto per toccarne i piedi. Soprattutto per chi può ammirarlo dal lato ovest, il Campanile si rivela come un piccolo capolavoro di roccia. Alto circa 160 metri e di forme slanciate, è stato “protagonista” di un lungo film, iniziato agli albori del '900 con la prima salita degli austriaci Berger (che nel 1899 aveva salito con Ampferer il Campanile Basso, icona del Brenta) e Hechenbleikner, e interpretato nell'arco di un secolo da attori illustri. Nel 1906, Piaz vi aprì con Trier la sua via più dura, dove lavorò “per la prima volta con mezzi artificiali”; nel 1930 vennero Stösser e Schutt; nel 1940 i Ragni De Polo, Frescura e Tabacchi; nel 1953 i Camosci auronzani Molin, Pais Becher e Pais Tarsilia con il primo sesto grado; in anni recenti ancora gli alpinisti di Pieve di Cadore, con realizzazioni moderne. Su quell'obelisco, forse, un po' di spazio per nuove scoperte comunque c'è ancora: anche e soprattutto per i giovani alpinisti domeggesi di oggi, che volessero tenere alto il particolare legame del loro paese con il Campanile, ormai affrancatosi dalla “sudditanza” rispetto a quello di Val Montanaia e che, a differenza del cugino, non vede ancora le proprie rocce lisciate da migliaia di passi.&lt;br /&gt;Imbevuti fin dall'adolescenza di buone letture alpinistiche, in primis dai testi di Antonio Berti, negli anni scorsi - progettando le nostre uscite in montagna - non potevamo certamente ignorare la lirica presentazione del Campanile che Berti fece per la guida delle Dolomiti Orientali del 1961: “Si leva, meravigliosamente ardito, meravigliosamente bello, dritto come un obelisco, tra Forcella le Corde e Forcella Cadin. La sua cima non è più ampia di un comune tavolo da salotto. Salito dall'O, per quanto interessante, non è così difficile come potrebbe far supporre la vertiginosità della sua forma: l'ultimo tratto richiede attenzione.” Aggiungiamoci anche altre due qualità: dopo il lungo avvicinamento che, in onore ai canoni dell'alpinismo del buon tempo antico, eravamo disposti ad affrontare, il Campanile prometteva mezza dozzina di lunghezze di corda, attestate solo sul II grado della scala Welzenbach, e l'incontro sul culmine con una campana bronzea, forse oscurata dalla squilla del Campanile di Val Montanaia ma storica come quella, e com'essa oggetto di festosi rintocchi per rendere noto il successo dell'ascensione. Detto questo, chi avrebbe potuto trattenerci?&lt;br /&gt;Intorno a Ferragosto, quindi, partivamo di buon'ora alla volta del Rifugio Padova. Le nostre cordate erano state stabilite la sera avanti: Tomaso con me, Carlo con mio fratello Federico. Nel fresco del mattino, spartitaci equamente sulle spalle l'usuale ferraglia, ci addentrammo nella silenziosa Val Cadin, che dopo una sottile fascia boscosa non lesinò nulla di quanto poteva offrirci: una lunga fiumana di detriti, circondata da una schiera di guglie e torri d'ogni forma e dimensione. Nei valloni di ghiaie, stando sul lato sinistro come indicava Berti e dovendo bilanciare il respiro, le gambe e l'equilibrio, non avanzava tempo per guardare le nuvole: più volte, il circo di pinnacoli che ci attorniava distrasse comunque i nostri pensieri. Accostata la terrazza sotto Forcella Le Corde con un po' di fiatone, dovuto a mille metri di salita su macereti dove decenni di approcci al Campanile non erano bastati a scolpire tracce sicure, uno sbiadito bollo di vernice aiutò noi, come tanti altri, a non sbagliare la mira. Già paghi dell'eccezionale visione, in breve fummo vestiti, calzati e pronti alla salita che, per quanto breve, ci stimolava. Caminetti e paretine di onesta dolomia ci condussero ad una cengia quasi pianeggiante, e come da istruzioni c’inoltrammo verso destra, aggirando uno spigolo. Venne quindi il clou della via: tre camini quasi inastati uno sull'altro, solidi e impegnativi quanto bastava, lungo i quali potemmo porre in opera le raffinatezze opportune. Dall'ultimo obliquo e divertente camino uscimmo sul varco fra le due esili puntine del Campanile. Una clessidra intorno alla quale era annodato uno stinto cordone, insolita finestra sulle Dolomiti d'Oltrepiave, ci offrì un colpo d’occhio quantomeno originale: ormai ci sentivamo la salita in tasca.&lt;br /&gt;Memori comunque del consiglio di Berti, non diminuimmo la soglia d'attenzione: una cordata obliqua lungo una lastra alquanto esposta, un canalino di qualche metro fino ad una spalla, e l'ultimo salto, a due passi dalla cima. Iniziava il pomeriggio di un caldo giorno d'agosto quando, primo dei quattro, calcavo la vetta facendo risuonare con il cuore pieno di gioia la campanella che dal 10 agosto 1952 accoglie i salitori del Campanile. I compagni mi seguirono rapidi ma, in virtù del fatto che la vetta è proprio estesa come un tavolo da salotto (penso però che nei salotti di un tempo i tavoli fossero più grandi di quelli odierni…), la seconda cordata dovette adattarsi a sedere ai piedi dell'ultimo salto, cosicché l'immancabile ”Berg Heil” fu soltanto vocale. Il panorama dal culmine di quella colonna posata in mezzo a cime, forcelle, valloni si mostrò superbo. Vedevamo il Rifugio Padova, disteso oltre un chilometro sotto di noi nella radura di Pra di Toro, del quale emergeva il minuscolo tetto rosso, e poi decine di rilievi degli Spalti e Monfalconi ai quali non sapevamo assegnare un nome, e via via montagne sempre più lontane, in un avvicendarsi di piani e d’orizzonti intercalati da sole e da nuvole ed acquerellati d’azzurro, bianco, grigio e verde.&lt;br /&gt;Solitamente sulle cime dove salivamo, una volta concluse le fatiche e tempo permettendo, era usuale un lungo momento di rilassamento; sul Campanile però lo spazio è quello che è, e più di uno anelava già ad una birra fresca in Rifugio. Dopo aver affidato con soddisfazione i nostri nomi al libro di vetta, apprestammo quindi le tre o quattro calate in doppia, che ci permisero di tornare velocemente e senza intoppi alla base di quella che ritengo fra le guglie più interessanti su cui sono salito. Nessuno lo diceva apertamente, ma sicuramente tutti e quattro eravamo entusiasti di aver fatto conoscenza col Campanile Toro, che ci aveva regalato un'ascensione facile ma splendida.&lt;br /&gt;Ci buttammo veloci lungo i polverosi detriti della Val Cadin, che la forza di gravità ci rese quasi piacevoli e, una volta riguadagnato il punto di partenza, festeggiammo a dovere la nostra modesta impresa alpinistica. Il rientro non ebbe storia: la storia venne dopo, quando commentavamo con gusto i momenti topici della giornata, ricordavamo il luogo superbo ed avviavamo altri progetti per i giorni a venire. Dieci mesi più tardi, incuriositi dal fatto che, in fondo, andavo magnificando soltanto una via normale, due amici mi chiesero di tornare sulla guglia, dove – anche se ormai avevo perso il gusto della scoperta – riprovai ancora molta soddisfazione. Sfogliando il quaderno della cima lessi che, dopo di noi, lassù si era spinto un unico altro alpinista, un friulano solitario. Questo per dire la scarsa frequentazione del Campanile in quegli ultimi anni del secolo, accresciutasi successivamente per merito dei festeggiamenti del centenario, che ricorse nel 2003.&lt;br /&gt;Oggi conservo la salita del Campanile Toro nella “directory” dei ricordi alpinistici più nitidi e cari. In mezzo a decine di altre belle giornate dolomitiche, l'occasione di rivedere ancora quel luogo non si è più ripetuta, e ormai i tempi non sono più quelli. In ogni modo mi lusinga pensare che, polmoni e garretti permettendo, qualora se ne presentasse l'occasione, non mi sottrarrei all'idea di rivivere le emozioni d'allora, e ascoltare di nuovo il richiamo della bronzea squilla sul “tavolo da salotto” nel cuore degli Spalti di Toro, che per noi segnò il culmine di una memorabile giornata.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3724221889022030897?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3724221889022030897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3724221889022030897' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3724221889022030897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3724221889022030897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/campanile-toro-un-ricordo.html' title='Campanile Toro, un ricordo'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-2627075858607306573</id><published>2010-07-19T08:07:00.003+01:00</published><updated>2010-07-21T09:16:29.422+01:00</updated><title type='text'>La Val Orita, luogo che sa d'antico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#663366;"&gt;&lt;strong&gt;Forse, con inverni nevosi come l'ultimo, si potrà percorrere ancora, e per questo ne scrivo. Fino a circa trent'anni fa, una delle scialpinistiche più gettonate d'Ampezzo era la Val Orita. La valle, nota già a Paul Grohmann, è colma di ghiaie e detriti e nasce a 2500 metri circa alla base della crollante Croda Rotta, nel gruppo del Sorapis. Aggirato il basamento di quest’ultima, declina ripida verso la Valle del Boite, terminando dopo oltre un chilometro di dislivello nei pressi di Acquabona, a sud di Cortina. Con neve sufficiente, la discesa per la valle, che iniziava ai Tondi di Faloria e terminava ad Acquabona o a Fraina, era una gita divertente, di medio impegno, in un ambiente non affollato. La scarsità del manto nevoso e le alte temperature che ci hanno afflitto per anni, soprattutto in primavera, l'avevano fatta quasi dimenticare. Chi la discese, soprattutto negli anni ’40-’50, ricorda ancora comici capitomboli tra fitti mughi alti quasi quanto un uomo! Oggi la Val Orita viene scesa a piedi (non da molti: a chi scrive piace farla ogni tanto) per il sentiero 214, che s’immerge nei mughi per quasi due ore, consente di scorgere qualche animale e inediti panorami, camminando in tranquillità. Se gli inverni non saranno più quelli di una volta, dunque, il fuoripista Tondi - Acquabona potrebbe restare solo un ricordo per chi l’ha fatto, o un appuntamento mancato per chi colleziona discese in ogni dove. Così 'San da Ran, Dòna Dindia, il Dio Silvano, la pittrice del Faloria, i ventisette piccoli elfi di Ranpognei e le altre creature che popolano i boschi della zona, vivranno tranquille e indisturbate... &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-2627075858607306573?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/2627075858607306573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=2627075858607306573' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2627075858607306573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/2627075858607306573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/la-val-orita-luogo-dal-sapore-dantico.html' title='La Val Orita, luogo che sa d&apos;antico'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5527364780377879219.post-3767322520626458315</id><published>2010-07-18T13:41:00.003+01:00</published><updated>2010-07-18T13:47:14.636+01:00</updated><title type='text'>Croda Rossa d'Ampezzo, prima invernale della via normale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#cc9933;"&gt;&lt;strong&gt;Nonostante sulla cima della Croda Rossa d’Ampezzo, durante la Grande Guerra fosse stato installato dall’esercito Austro-Ungarico un posto d’osservazione, che è pluasibile servisse ai militari durante tutto l’anno, la prima salita invernale ufficiale della grande montagna fu portata a termine solo ottnat'anni dopo, nel secondo dopoguerra. Il 9/3/1953, infatti, gli ampezzani Lino Lacedelli, Ugo Pompanin, Guido Lorenzi, Albino Michielli, Angelo Menardi Milar (Segretario della locale sezione del CAI e appassionato alpinista) portarono a termine in una giornata l’ambita ascensione, partendo dalla Val Montejela e seguendo il canalone ovest, salito da Paul Grohmann con Angelo Dimai Deo e Angelo Dimai Pizo nell’estate 1865, interrotta “a due passi dalla cima” per un errore di prospettiva e felicemente conclusa il 20/6/1870 da Edward Robson Whitwell con Christian Lauener e Santo Siorpaes. Prescindendo dalle difficoltà tecniche dell’ascensione, che in ogni caso, in presenza di neve e ghiaccio, diventano spesso ostacoli molto seri, la prima invernale della Croda Rossa, che non risulta citata dalla stampa del tempo, fu un’impresa di un buon valore. L’ultima invernale sulle grandi montagne del comprensorio ampezzano fu ripetuta anche in seguito (la seconda salita è opera di Marino Dall’Oglio, accademico del CAI e profondo conoscitore della montagna, salito con la consorte Klara nel 1967), e forse fu meno complicata di quell’estiva, giacché di solito il freddo rinsalda i sassi mobili e rende più sicura la roccia della Croda, nota per la sua inquietante consistenza che ne allontana ancora oggi molti aspiranti salitori. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5527364780377879219-3767322520626458315?l=wwwramecrodes.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/feeds/3767322520626458315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5527364780377879219&amp;postID=3767322520626458315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3767322520626458315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5527364780377879219/posts/default/3767322520626458315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://wwwramecrodes.blogspot.com/2010/07/croda-rossa-dampezzo-prima-invernale.html' title='Croda Rossa d&apos;Ampezzo, prima invernale della via normale'/><author><name>Ernesto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00470991545032683255</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_k32XoEQj03g/TKbaHDl4VYI/AAAAAAAAAek/vReV0hw3q6Y/S220/Helm+011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
